Simenon sous le masque*
Anne Richter
Racine, Belgique, 2007, pagine 121
Etienne Borgers
Traduzione:
Giuseppina La Ciura
Georges
Simenon amava ricordare nelle sue interviste , per radio e altro,
che, contrariamente a quanto dichiarato da un esegeta alcuni anni
prima, non c'era un “mistero
Simenon”,
Ma allora, come spiegare le decine di libri che commentano la sua
opera, i diversi saggi sull'autore e la sua prolifica produzione,
e tutto ciò in diverse lingue?
Certo, per l'ampiezza del corpus simenoniano non sono troppe le decine
di commentatori che vi si sono dedicati, ma, d'altra parte, che
ne è dell'uomo Simenon?
E'evidente che Simenon amava raccontarsi
in scritti che volevano essere autobiografici, nei suoi famosi “Dettati” e
nelle numerose interviste che egli ha accordato lungo tutta la
sua carriera di scrittore di successo, ma vi si ritrovava un ritratto
valido dell'uomo e dello scrittore? Niente c'è di meno sicuro,
e non sono le esagerazioni- spesso prossime all'affabulazione-
dei suoi magistrali Mémoires
intimes (Memorie Intime, Adelphi editore 2003) scritti alla
fine della sua vita (1981) che permettono di correggere le sfumature
che segnano il ritratto del personaggio. Certo, seguendo le molteplici
biografie che gli sono state dedicate, gli avvenimenti della vita
di questo autore sono abbastanza ben stabiliti e corretti, ma che
ne è della sua visione del mondo e dell'uomo che si profila
nelle sue opere maggiori e dell'origine di questo approccio?
Spesso, Simenon dava delle risposte
convenzionali a questo genere di domande, o ancora si applicava
ad imbrogliare le carte con delle dichiarazioni contraddittorie
che infarciva di tracce provenienti dalla sua opera, evocate per
la circostanza, e che non erano probanti, spesso smentite da altri
esempi che vi si potevano trovare. Ma che non ci si inganni: c'era
un universo di Simenon e gli apparteneva, un universo che aveva
delle costanti. E non era solo il grigio delle atmosfere. O l'assenza
d'humour. Per circoscrivere il personaggio Simenon, le sue convinzioni
intime, i meccanismi personali che gli permettevano di vivere,
non bisogna contare troppo sulle dichiarazioni del grande autore.
Eccetto alcuni momenti, spesso molto brevi, in cui il ritratto
si fa chiaro attraverso gli indizi reali sull'uomo Simenon che
appaiono nella sua opera ed in alcune delle sue confidenze. E'
a caccia di questi momenti che si è lanciata Anne Richter
nel suo saggio Simenon sous le masque.
Come per illustrare il proposito, la
foto di copertina del libro è uno
dei ritratti più artificiali, più convenzionali di
Simenon, fatto dal fotografo parigino delle star e delle personalità ,
lo studio Harcourt. E' anche ,tuttavia, uno degli aspetti del personaggio,
pronto ad assumere il suo ruolo di vedette dell'editoria, lui che
non ha mai fuggito la pubblicità, la fama, né le facilitazioni
o il lusso procurato dal denaro. Un ruolo sotto il quale si nasconde
una volta di più il vero Simenon.
Una gran parte del chiarimento operato
da Anne Richter passa attraverso una spiegazione psicologica che
sfiora la psicoanalisi, secondo la quale Simenon non voleva andare
al fondo dell'esplorazione dell'essere umano per paura di scoprire
troppo se stesso, di esplorare gli aspetti intimi della sua personalità.
E' certo che Simenon non è mai
andato al limite dell'esplorazione scritturale, ma penso che si tratti
ugualmente di un imbrigliamento volontario che l'autore si imponeva
per non farsi “inghiottire” dalla sua arte, per divenire un perenne
insoddisfatto alla ricerca di una scrittura d'eccellenza, del romanzo
ultimo. Come accade a tanti letterati di genio. Tanto più che
io sono persuaso che Simenon fosse limitato nel suo registro narrativo,
malgrado i progressi spettacolari durante la seconda parte della
sua carriera( a partire degli Anni 30) ed i capolavori che ci ha
lasciato. Ed egli lo sapeva. Ma lontano dall'essere povertà o
semplicità riduttrice, egli fece dei suoi mezzi un vero stile,
lavorando all'economia nei sui romanzi in cui il suggerito ha un
posto anche più importante del descritto, e sempre collocando
l'uomo al centro delle sue preoccupazioni. Già nella serie
di Maigret, e soprattutto nei suoi romanzi “del destino”, romanzi
dalla vocazione più letteraria che egli chiamava con il termine
di “duri”.
Nella sua analisi, Anne Richter fa appello
d'altronde, tra l'altro, a due dei migliori romanzi di Georges Simenon
: La niège était
sale (La neve era sporca,
Adelphi ed, 1991) e Les
Anneaux de Bicêtre (Gli anelli
di Bicêtre, inedito
in Italia) di cui il primo è forse il suo capolavoro,
un romanzo noir ed esistenziale straordinario.
La Richter esamina anche, in modo pertinente,
le motivazioni che spinsero personalità letterarie – da
Gide (caso molto noto) ad Henry Miller (caso meno noto e a prima
vista contro natura, considerata la personalità sulfurea
ed edonista di Miller, scrittore geniale, nella via e... nell'opera)
ad interessarsi di Simenon. O ancora evoca i suoi rapporti con
Carl Jung, che era un suo ammiratore.
In questo breve saggio, Anne Richter
affronta anche un gran numero di sfaccettature del personaggio
Simenon, tentando di decodificare i dati della sua vita familiare,
professionale e di relazione per scoprire il vero, ciò che ci deve far comprendere chi fosse
in realtà dietro le apparenze. Simenon sous le masque riesce
a mettere in evidenza dei dati che ci permetteranno di schiudere
la porta verso la scoperta della vera personalità di questo
autore, di orientare le nostre riflessioni,le nostre ricerche, la
nostra comprensione dell'uomo e dell'autore. Non è da poco,
soprattutto di fronte a questa opera dalle dimensioni inumane. Inumane
perché veicola delle qualità che sono di molto superiori
alla media letteraria dell'epoca; inumane per la sua ampiezza in
numero di volumi: 76 romanzi dedicati a
Maigret, 117 romanzi “del destino”,
i suoi numerosi scritti autobiografici, reportages,
per non citare che la parte più importante.
E' da segnalare che l'ultimo capitolo,
intitolato “Simenon, un
imbecille di genio?” è del tutto pertinente e spiega in modo
ammirevole il modo di procedere di Anne Richter alla ricerca del
vero Simenon. Potrei persino consigliare al futuro lettore di questo
saggio di leggere naturalmente dapprima il primo capitolo che serve
di introduzione ed, in seguito, di portarsi direttamente all'ultimo,
al fine d'avere un profilo del saggio e del percorso che esso segue,
e di scoprire una solida sintesi di ciò che è sviluppato
più in dettaglio negli altri capitoli. Simenon sous
le masque è una pietra in più nel monumento
costruito dagli esegeti per circoscrivere Georges Simenon, un edificio
sempre più complesso, ad immagine di colui che l'ha ispirato.
Pur non essendo affatto certo che l'autore di Liegi vi si trovi interamente
e in modo definitivo.
Il “Mistero Simenon” ha ancora molti bei giorni davanti a sé.
Nota concernente il saggio e il suo autore :
Con il titolo Simenon sous le masque,
Anne Richter pubblica presso la casa editrice Racine una versione
riveduta e corretta del saggio che aveva pubblicato nel 1993( e ripubblicato
nel 2002) che si intitolava Simenon malgré lui (Simenon
suo malgrado) : Nel
1963, la Richter aveva già dedicato un saggio a Simenon (Georges
Simenon et l'homme désintégré, Georges
Simenon e l'uomo disintegrato),
ella ha anche collaborato con numerosi articoli ai Cahiers Simenon,
dall'anno di fondazione della rivista nel 1988.
* Simenon sotto la maschera