Autostop
Giovanni Zucca
“Dove devi andare, biondino?”
“Dalle parti del Centro Commerciale.”
“Sei capitato bene. Dài,
sali.”
“Grazie.”
“E' molto che aspettavi?”
“Almeno tre quarti d'ora. Se non si fermava
lei… A proposito, mi chiamo
Max.”
“Piacere, Max. Sai, c'è tanta gente che ha paura degli
autostoppisti. Se ne leggono tante, sui giornali…”
“E lei, non ha paura?”
“Chi, io? Io non ho paura di nessuno. E poi a
me piace, la compagnia dei giovani. La trovo… stimolante, ecco.”
“Davvero?”
“Certo! Ehi, non è che hai capito male,eh? Non sono
mica un finocchio!”
“Non si preoccupi, ho capito quello che intendo.”
“Ah, ecco… Sai com'è,
con i tempi che corrono… Certo che il
mondo sta proprio diventando uno schifo!”
“Già, certo. Hmm… Che
traffico, eh?”
“Perché, vai di fretta?”
“Beh,a dire il vero, sì. Neanche
a farlo apposta, la macchina mi ha lasciato a piedi mentre andavo a
un appuntamento e mi secca arrivare in ritardo…”
“…perché hai
paura che lei si stufi di aspettarti e se la fili. Magari con un altro…”
“Non
c'è nessuna lei. L'appuntamento era… era con un amico.
Volevamo andare al cinema, tutto qua.”
Beh, allora… Piuttosto, dimmi,
cosa è successo alla macchina?”
“E chi lo sa? Si è fermata
così, di colpo. Io non ne
capisco niente, di motori.”
“Ci avrei giurato. Fosse successo a me,
non avrei avuto problemi. Dammi una macchina in panne, una qualsiasi,
e puoi star certo che io te la faccio ripartire. Certo che voi giovani… diciamo
la verità,
criticate tutto, non vi va mai bene niente, ma se alla fine non ci
fossimo noi ‘vecchi' a levarvi dai guai, da soli non cavereste un ragno
dal buco! Senza offesa, eh, Max, parlo in generale.”
“Certo, senza offesa.
Insomma, le piace stare con i giovani, ma secondo lei non valgono niente…”
“Ma
no, vedi, il guaio è che non avete energia, non avete grinta,
prendete le cose come vengono… Ma guarda ‘sto stronzo! Col cazzo che
ti lascio sorpassare! Dicevo, tanto per fare un esempio, prendi le
donne. Con tutta la libertà che c'è, pillola e tutto
il resto, dovreste essere sempre a darci dentro, non so se mi spiego…”
“E
invece?”
“E invece perdete il vostro tempo n stronzate, la musica rock,
i giochini elettronici, il cinema… per non parlare poi della droga.
Tutte stronzate, te lo dico io!”
“Certo, se lo dice lei…”
“Se lo dico è perché lo so! Guarda
me, invece. Faccio il venditore per una società che produce
concimi chimici e dato che so fare il mio lavoro, guadagno un mucchio
di soldi. Chiaro che sono sempre in viaggio, su e giù per l'Europa.
Te lo immagini? Voli cancellati, treni in ritardo, scioperi, prenotazioni
saltate… un
gran casino. Mi basterebbe chiedere alla direzione una bella poltrona
da funzionario, so che me la darebbero subito, e addio casino. Indovina
un po' perché non lo faccio?”
“Non saprei, immagino per i soldi…”
“Sbagliato, Max. per le bambole.
Per le donnine che mi aspettano in ogni città dove metto piede.
Di giorno, si lavora duro. Alla sera, si fa baldoria. Sai qual è la
mia regola? Darci dentro, sempre. E mai dormire da soli: fa male alla
salute! Segretarie, hostess, studentesse… sempre roba di prim'ordine… e
tutte lì che non
aspettano altro! Ehi, è chiaro che bisogna saperci fare.”
“Già,
per forza. Lei non è sposato?”
“Certo che sono sposato. Come
tutti, del resto. E che vuol dire? Che non posso divertirmi un po'?
per l'affare che ho fatto a sposarmi! Certo, mia moglie è carina,
non dico di no, ma il guaio è che è una
nullità, capisci? Da lei non ho mai avuto altro che lagne. Non
ha un briciolo di ambizione, per la mai carriera è sempre stata
una palla al piede! A letto, poi, meglio lasciarla perdere, credimi…”
“E
allora perché non vi separate? Non sono certo affari miei,
ma se non siete felici insieme…”
“Fai presto a parlare, tu! Figurati
se quella mi molla. E poi dove lo trova un altro? Senza di me è persa,
te lo dico io. Lo vuoi un consiglio, Max? se mai pensassi di sposarti,
affrettati a cambiare idea!”
“Guardi che quello aveva la precedenza…”
“E allora? Un'altra volta si
sveglia. Che dicevi?”
“può lasciarmi dopo l'incrocio, vicino
a quel bar… Dicevo,
sta tornando da sua mogli, adesso?”
“E dove se no? Qui in città preferisco
rigare dritto, tanto per salvare le apparenze. Però solo al
pensiero di ritrovarmela davanti, tutta moine e chiacchiere inutili,
mi viene il voltastomaco. Inutile che fai quella faccia, sai. Prova
a stare per quasi vent'anni con una donna così e poi vedrai…”
“Ecco,
qui va bene. Arrivederci, e grazie per il passaggio e per i preziosi
consigli…”
“Aspetta un momento. Mi è venuta un'idea. Perché non
mi dai le chiavi della macchina e mi dici dove l'hai lasciata, che
ci penso io a sistemarla? Te l'ho detto che coi motori ci so fare.”
“Grazie,
lei è molto gentile, ma non è proprio il caso.”
“Perché no?
Senti, biondino, lascia fare a me. Tu ti ritrovi con la macchina in
ordine e senza spendere un soldo. Io mi diverto un paio d'ore e rimando
il rientro in famiglia. Tanto più che
sono parecchio in anticipo… Dài, non perdiamo altro tempo. Ti
decidi?”
“Io non so se… E va bene, d'accordo. Non so davvero come ringraziarla…”
“Lascia
perdere i ringraziamenti. Quando l'avrò sistemata,
la porto al parcheggio della stazione e lascio le chiavi al custode,
intesi? Ci vediamo, biondino.”
* * *
“Vuoi sapere cosa mi ha colpito subito, di te? Il tuo modo di guardarmi.
Avevi uno sguardo talmente dolce…”
“Sei così bella. Meravigliosa.
Hai… non so come dirlo, hai
qualcosa di speciale.”
“Che cosa?”
“Te l'ho detto, non lo so. Quello che so è che mi
sto innamorando di te.”
“No, ti prego. È così facile dire
queste parole…”
“Parlo sul serio.”
“Mi conosci da una settimana. Anzi, meno di una settimana.”
“Mi basta.”
“Sono troppo vecchia, per te.”
“Vado matto per le vecchiette. Specialmente
se girano da una stanza all'altra senza niente addosso…”
“Vergogna! Dire
queste cose a una signora…”
“Vieni qui…”
“… Non mi hai ancora detto perché mi hai fatto aspettare
così tanto.”
“Non me ne hai lasciato il tempo.”
“Credevo che avessi cambiato idea.
Ho avuto paura di non rivederti più. Ero fuori di me solo al pensiero…”
“Stai
scherzando? Non vedevo l'ora di arrivare, ma la tua macchina non era
dello stesso parere.”
“Cosa? Vuoi dire che si è rotta? Ma lo sai
che è un
bel guaio? Hai ragione, non te l'avevo detto: domani torna mio marito.
Se non trova la mia macchina in garage, vorrà sapere perché,
farà delle domande… più che se non trovasse me.”
“Amore,
non preoccuparti. Per venire qui ho fatto l'autostop e alla fine un
tale mi ha raccolto. Devo dire che mi è sembrato un
vero bastardo come uomo, ma quello che import è che si intende
di motori e gli piace metterci dentro le mani. Ha voluto a ogni costo
che gli lasciassi riparare la macchina e ha tanto insistito che ho
dovuto dargli le chiavi…”
“non hai pensato che poteva essere un ladro?”
“Lì per lì non
mi è venuto in mente, lo ammetto.
Comunque, non è certo il tipo che perderebbe tempo a rubare
un'utilitaria. Dev'essere pieno di soldi…”
“Come lo sai?”
“Beh, le solite cose: vestiti costosi, macchina di lusso… E
poi le sue parole, i suoi gesti… Sembrava molto sicuro di sé,
molto arrogante… Non deve avere molti amici.”
“Non stai esagerando?
In fondo, ti ha fatto un grosso favore, non credi?”
“Oh, quanto a quello,
aveva le sue buone ragioni. Sai, alla fine la sensazione che ho avuto è quella
di un uomo brutale, che nasconde la propria brutalità, ma la
lascia intravedere, come un'arma portata sotto la giacca… Come fosse,
non so, un mafioso, un assassino…”
“Un assassino… Credo che tu stia
lavorando un po' troppo di fantasia!”
“Può darsi… Non hai sete?
Scendo in cucina a prendere qualcosa da bere. Forse, il suo vero lavoro è proprio
quello: l'assassino… Altro
che venditore! Mi sembra di vederlo: uno di quei grandi uffici da direttore
generale, in cima a un grattacielo tutto vetri, e lui tutto serio che
dice, “Vuole comprare concimi per un miliardo, mister Smith? No? Spiacente…” e
subito, zac! Estrae e tira, bang, bang, che peccato una moquette così bella,
sporca di sangue, poi esce con calma e fa alla segretaria, “Per oggi
mister Smith non vuol essere disturbato” e un sorriso gli contrae la
cicatrice a mezzaluna sulla guancia, e quella risponde, “Certo!” e
pensa, “Dio che uomo affascinante!”…”
“Ma… cosa stai dicendo?”
“Eh? Aspetta, salgo tra un momento… Sta cominciando
a piovere… Guarda
quello come corre! Ehi, ma… viene da questa parte. Sta venendo qui…”
“Una
mezzaluna sulla guancia… Max! Max, vai via subito! È lui!”
* * *
“Avrei dovuto farlo prima.”
“Stavamo parlando della pistola.”
“La pistola… Due o tre anni fa, nella
nostra zona, ci fu una serie di furti impressionante. Fu anche uccisa
una donna. Lei dovrebbe ricordarselo. Allora l'abbiamo comprata, così,
per sentirci più sicuri…”
“Chi le ha insegnato a usarla?”
“Non è così difficile… L'ho
visto fare tante volte, alla televisione.”
“capisco, lei si trovava sulle
scale, nel momento in cui…”
“in cui è entrato lui? Sì, ero
sulle scale. Sembrava una furia… Gli ho gridato qualcosa, non ricordo
più cosa, ma
non m i ha nemmeno guardata. Aveva in testa solo una cosa, soltanto
una.”
“Ma è questo, vede, che ancora non mi spiego. Da quello
che lei ha dichiarato finora, dalle prime testimonianze che abbiamo
raccolto, esce il quadro di un matrimonio pressoché distrutto,
di una facciata dietro la quale non è rimasto che il vuoto.
Alla luce di questa situazione, mi riesce incomprensibile la reazione
avuta da suo marito.
“Lei non può capire, commissario. Per me,
invece, è stato
come rivedere un vecchio film…”
“Che intende dire? Si spieghi, per favore.”
“… È passato tanto
tempo… C'era un altro, allora. Era capitato
lì in paese per caso, e c'era rimasto. Faceva il pittore, diceva
lui, e quando gli chiedevo di mostrarmi un suo quadro, rispondeva che
non era possibile, che lui dipingeva solo dentro la sua testa, perché non
trovava colori abbastanza belli… Mi piaceva, sa? Con me era tanto dolce,
tanto gentile. Finché mi chiese di andare via con lui. io non
sapevo decidermi, non volevo perderlo, ma al tempo stesso mi spaventava
l'idea di abbandonare di colpo il mio piccolo mondo… Non dimenticherò mai
quella sera. Avevamo appuntamento al solito posto, un vecchio casolare
fuori dal paese, dovevamo vederci di nascosto, sa per via dei mie,
e io sapevo che quella sera avremmo deciso il nostro futuro… Pioveva
forte, così non sentii il motore dell'auto che arrivava, finché non
mi trovai davanti l'altro. Era il figlio del sindaco. Anche lui mi
stava dietro, perché mi voleva a tutti i costi, ed era abituato
a ottenere quello che voleva, che gli altri fossero d'accordo o no.
Non poteva accettare il fatto che io potessi preferire uno venuto da
fuori, un mezzo vagabondo, a lui, che era considerato il miglior partito
del paese… Venne avanti deciso, con i capelli bagnati e una faccia
che metteva paura. “Se n'è andato. Non aspettarlo, perché non
verrà più”, furono le sue parole. Volevo che mi spiegasse,
ma non mi rispose… Mi gettò sul pavimento, lì in quella
stanza nuda. Poi mi fu sopra. Faceva un freddo terribile…
Un mese dopo,
ero sua moglie. Dopo altri otto mesi, diedi alla luce un bambino morto… Nel
frattempo, lui aveva già smesso di interessarsi
a sua moglie. Ormai ero sua, che bisogno aveva di occuparsi di me?
Meglio darsi da fare con le altre. Chissà quante ce ne sono
state…”
“E di quell'altro, il pittore, ha più saputo nulla?”
“Cercai
per mesi e mesi di avere sue notizie. Sentivo la sua mancanza, anche
se mi bruciava il fatto che fosse andato via così, senza
dirmi una parola. Ero convinta che mio marito l'avesse minacciato per
tenerlo lontano da me. Mi dicevo che doveva essersi nascosto da qualche
parte, ma che presto mi avrebbe cercata… Intanto ci eravamo trasferiti
in città e mio marito, grazie a un amico, aveva trovato il lavoro
ideale, in tutti i sensi, per uno come lui… Dimenticai piano piano,
giorno dopo giorno.
Di tanto in tanto, mi facevo mandare dal paese il
quotidiano locale, per avere qualche notizia di casa, così,
senza uno scopo… Fu
così che lessi quell'articolo: parlava di alcuni contadini che
si erano imbattuti, mentre scavavano per riaprire un vecchio pozzo
abbandonato, nei resti di un corpo umano… Provai qualcosa che non so
descrivere. Così, d'impulso, telefonai al giornale, inventando
una scusa assurda, e riuscii a parlare con l'autore dell'articolo.
Seppi che non c'era speranza di identificare i resti e venni anche
a sapere, il giornale aveva trascurato questo particolare, che quei
contadini avevano trovato, insieme al corpo, un cric tutto arrugginito…
“Un
cric?”
“Sì, commissario. Un cric per auto, come quello che mio
marito impugnava quando ha assalito Max. non vede, come tutto si ripete?”
“Un
momento, un momento. Quel vecchio cric non prova nulla.”
“Mi ascolti,
commissario, quella sera, dopo che… quando mi fui rivestita,
il mio futuro marito decise che per festeggiare il nostro amore, disse
proprio così, “il nostro amore”, dovevamo andare da qualche
parte, a cena. Se lo immagina? Eppure lo seguii, come inebetita. Andammo
in un ristorante, un posto costoso, fuori mano. Ricordo che bevvi pochissimo
e non mangiai niente, mentre lui si ingozzava, fiero del suo trionfo… All'uscita,
scoprì di avere una gomma a terra. Bestemmiò all'idea
di cambiare una gomma sotto la pioggia, aprì il bagagliaio,
poi si immobilizzò… e di colpo la sua faccia ridiventò cattiva,
come quando me l'ero trovato davanti in quel casolare, qualche ora
prima. Rapidamente, passò in rassegna le altre macchine nel
parcheggio, finché ne trovò una con il baule aperto.
Cercava un cric…”
“Certo, la coincidenza è impressionante, ma
non basta a provare che fu commesso un delitto…”
“Per lei, forse. Quanto
a me, quando ho visto Max che cadeva, con il volto sfigurato dal cric,
il suo sangue dappertutto… è stato
come veder morire l'altro, tanti anni fa, anche lui ammazzato da mio
marito. In quel momento, credo di essere morta anch'io, dentro. Non
c'era più niente a legarmi alla vita, insieme a Max sono morti
anche i ricordi… E il colpevole di tutto stava lì, in mezzo
alla stanza, a studiare il modo di far sparire le tracce del suo delitto,
senza curarsi di me, la povera succube nelle sue mani. Mi ha guardata
nel suo solito modo sprezzante, mentre mi avvicinavo, poi mi ha guardata
meglio, mi ha detto, Cosa fai sei impazzita? E in quell0'attimo gli
ho visto negli occhi la paura, avrei voluto prolungare quell'attimo
all'infinito, ma lui ha cercato di afferrarmi, allora gli ho sparato,
una volta, due, tre, fino a quando non me lo sono più visto
davanti, e la pistola scattava a vuoto…
Gliel'ho detto, commissario: è stato
facile, proprio come alla televisione…”