Il blues del detective privato
Etienne Borgers
Traduzione di Giuseppina La Ciura
Il detective privato è stato di grande utilità.
Che sia l'amateur illuminato che evolve
nei primi balbettamenti del racconto poliziesco e del romanzo classico
di detection all'inglese o il piccolo curioso che ha l'arte di
ficcarsi in situazioni inestricabili per risolvere un mistero molto
sanguinoso in quei romanzi popolari e a puntate che venivano dal
fondo del diciannovesimo secolo e che perdurarono fino agli Anni
30, a fianco del romanzo poliziesco che prendeva forma e conquistava
nuovo pubblico. Il detective privato “amateur” era
onnipresente. Alcuni di questi personaggi arrivavano persino a scegliere
una professione che permettesse loro una buona libertà d'azione
e degli introiti : reporter, storico, avvocato, collezionista di
orchidee…La lista è lunga.
Qualcun altro andò oltre e divenne
detective privato di professione, ispirandosi più o meno al
famoso Sherlock Holmes, dilettante che quando ne aveva voglia sapeva
monetizzare i suoi talenti. Con ciò, il detective privato
di professione avviò la sua
esistenza nella detection pura, la borghesia e la buona creanza.
Ma, molto presto, egli operò un cambiamento maggiore che lo
gettò per le strade, in mezzo ai malfattori meno raccomandabili,
condannato ad usare dei mezzi peggiori di quelli dei “cattivi” che
doveva combattere: Dashiell Hammett era appena sorto con il suo “private
eye” made in Usa, il detective private dell'Hard-boiled degli Anni
20, un duro che impone la sua giustizia e l'applica al suo quotidiano,
al mondo che gli è vicino, un mondo pieno di assassini, di
corrotti e di sbirri marci. Nel contempo, la fanciulla in pericolo
fu trasformata in mantide religiosa: era nata la donna fatale.
Il cambiamento riuscì aldilà di
ogni speranza, e i cloni dell'investigatore privato americano dei “crime
novels” si
diffusero dappertutto durante una buona quarantina d'anni; il romanzo,
il cinema, il fumetto, la televisione… tutti cantarono i meriti
e i tormenti di questo cavaliere solitario, quest'eroe dei tempi
moderni, perduto in città losche e mortifere.
Il cocktail detective privato/ donna
fatale costituirà presto
uno dei miti più rappresentati della letteratura poliziesca
moderna e del cinema noir. Fino alla soprautilizzazione del detective
privato… il che comprometterà l'originalità, se non
addirittura la più elementare verosimiglianza di tutto una
fascia della letteratura poliziesca moderna. Un eccesso che fu evidente
fin degli Anni 70 e che rese il tutto abbastanza insopportabile a
partire dagli Anni 80, fatta eccezione per
talenti indiscutibili; come dire: non molto spesso. Il detective
privato era molto invecchiato, minato dai lavoranti dell'editoria
americana ed internazionale.
Finirà tuttavia con il sopravvivere
ma in maniera più discreta,
lasciando molto spazio agli eredi del romanzo giudiziario i ”procedurals” e
la loro corte di poliziotti (e poliziotte) pieni di problemi che
lo rimpiazzano più o meno nel noir attuale.
In questo inizio del 21 secolo, il
detective privato è una
specie in via di estinzione. Tuttavia egli aveva resistito a ben
altre cose, tra cui e non la minore, la femminizzazione della letteratura
poliziesca noir, dominio maschile se ce ne fu uno mai. Ma il vecchio
buon detective privato si declina male come “drag queen”. I pochi
tentativi in questo senso furono lontani dall'essere concludenti,
e votati all'oblio. Apparentemente non ci sono modelli femminili
validi per un “tough guy”. La “tough gal”, abbandonata a se stessa, è ancora
più inverosimile del suo modello maschile, una cattiva parodia,una
caricatura falsa. Il detective privato è riuscito a resistere
anche al ”politically correct” tanto in voga ai nostri giorni: nella
versione attuale egli beve sempre, fuma, e si porta addosso ancora
la sua eterna angoscia disincantata. Egli è spesso armato.
Peggio: egli non crede davvero nel denaro, se ne serve. E basta.
Tuttavia egli riesce ad intrufolarsi
qua o là. Assistiamo
d'altronde ad una specie di rinascita del detective privato: egli è uno
dei personaggi emblematici del romanzo noir ispanico e dell'America
latina attuale. Fin dagli Anni 70, il detective privato spagnolo
Pepe Carvalho percorreva le strade di Barcellona alla ricerca della
corruzione passata e contemporanea, emblema vivente di una Spagna
alienata che si evolve verso una libertà apparente. Ma, più recentemente,
c'è anche Heredia, il cileno disilluso di Santiago con i suoi
attacchi di malinconia ed angoscia curati a furia di acquavite e
di tanghi che vengono direttamente dalla vecchia Buenos Aires, il
brasiliano Remo Bellini, dalla libido contrariata, che si rifugia
nel sarcasmo e nel blues dei neri quando la vita lo soffoca. O il
messicano Héctor Belascoarán Shayne, post-moderno che
non sa di esserlo e che non può trastullarsi che nel picaresco
libertario. Questi ed altri personaggi attuali hanno fatto scoppiare
lo stampo nel quale si voleva imprigionare il detective privato.
Una rinascita discreta ma rivoluzionaria.
E' probabile che il genere si evolva
presto in questi paesi emergenti in letteratura poliziesca e che
si assista infine alla sostituzione del detective privato dei loro
noir con degli sbirri ufficiali. Ma, conoscendo il passato storico-politico
recente di alcuni di questi paesi latino-americani, già legati alla Cia, comprendiamo
facilmente che non sono degli sbirri, supporti di tutti i poteri,
che potevano incarnare d'emblée i loro nuovi eroi, i cantori
di una certa ripresa individuale positiva per tutti. E che non dimenticano
niente. Soprattutto il passato.