POSIZIONE DI TIRO,
ovvero
La position du lecteur couché
Niente
grasso. Niente superfluo.
Niente psicologia. Niente manierismi.
Zero. Nada, verrebbe da dire.
Giovanni
Zucca
Parole
cesellate da un bisturi, rese taglienti come un bisturi. Solo
l’essenziale, solo la carne (e il sangue), solo le azioni (e
l’azione). Solo la forza di uno stile scarno e implacabile,
parole come pallottole. Del calibro esattamente necessario
allo scopo.
Ci sono scrittori, bravi, anche bravissimi, che ti mettono
davanti alla lavagna, o davanti al palcoscenico.
Manchette
no. Manchette
ti mette accanto all’assassino. Nella
posizione del tiratore disteso, o forse al posto dell’assassino,
fotografando l’estrema bellezza (in negativo) e l’estrema
assurdità dell’atto di uccidere. Con la precisione e l’accuratezza
che lo spingono, lo si può leggere in Chroniques,
a discettare di armi e calibri, di 38 special e di 9 millimetri.
Quando lo lessi, in francese (doveva essere l’inizio dell’85)
fu uno shock.
L’ho riletto, a distanza, sia in originale che tradotto (la prima
traduzione italiana fu, agli inizi degli anni ’90, per
un piccolo grande editore di Bologna, Metrolibri/Granata Press,
che
non aveva
grandi mezzi, ma in compenso aveva uno sguardo acuto).
Fa ancora più male. E sembra ancora più essenziale,
a confronto con la letteratura sbrodolante di adesso, quella
che dove
serve una parola ne mette tre, dove ne servono tre ne mette
sette, dieci o anche quarantasette.
Un distillato puro, da gustare goccia a goccia.
La storia
di Martin Terrier, ovvero la decostruzione programmatica
di un
personaggio
chiave del genere noir e thriller,
il gelido, spietato
killer professionista senza emozioni, senza stati d’animo. Troppo
intelligente per continuare, troppo stupido per capire che si può ricominciare,
sì, ma solo dallo stesso punto di partenza, per rifare la stessa
strada. In tondo, come il petit bleu Georges Gerfaut, condannato a
girare in tondo, una sera, sul péripherique intorno
a Parigi.
Un povero diavolo manipolato, che vorrebbe solo dire basta.Accanto
a Martin Terrier, al posto di Martin Terrier, anche noi
vorremmo dire basta, non uccidiamo più, ce ne andiamo.
Forse Martin Terrier siamo noi, noi che uccidiamo ogni
giorno un po’ di
gioia, un po’ di speranza.Se così è, sappiamo già cosa
ci attende, il giorno che anche noi diremo basta.
*Jean-Patrick
Manchette, POSIZIONE DI TIRO, (La position du tireur couché),
Gallimard, 1981, trad. it. di Francesco Colombo, Einaudi Tascabili
1998.