Gian
Franco Orsi, giornalista, traduttore, grande esperto di letteratura
poliziesca, è stato per anni direttore del “Giallo
Mondadori”. Autore di saggi sul mystery, come il recente
C’era una volta il giallo (Alacrán, 2005) insieme
a Lia Volpatti. Per l’editore Sonzogno ha curato l’antologia
di giallisti italiani Killers & Co. (2003).
C’è chi
paragona un’antologia a uno scrigno di pietre preziose: dalle
corniole ai rubini, ai lapislazzuli, ai topazi, agli smeraldi.
Per Ellery Queen, pseudonimo di due cugini, una delle firme più prestigiose
della letteratura poliziesca americana, i racconti sono alla base
dei rapporti sociali: la madre che narra una fiaba al figlio; un
cacciatore che declama le sue improbabili imprese a un attonito
ascoltatore; un soldato che confida le sofferenze in guerra. Convinto
della validità dei racconti, Ellery li ha quindi privilegiati
quando ha deciso non solo di scrivere mystery, ma anche di dare
loro spazio e visibilità, inaugurando nel 1941
la Ellery
Queen’s Mystery Magazine, in cui
ha pubblicato in più di trent’anni migliaia
di storie scritte da autori noti e da esordienti.
Per questi ultimi, un lavoro in un’antologia rappresenta la ribalta
per farsi conoscere, prima di affrontare il più impegnativo romanzo.
Non che sia facile scrivere un racconto. Occorre infatti possedere il talento
di elaborare un’idea – più è incisiva e folgorante
meglio è – tralasciando spiegazioni ridondanti e inutili caratterizzazioni,
e cercando di catturare subito l’attenzione del lettore.
Anche in Fez,
struzzi e manganelli ci sono scrittori affermati:
prima di tutto Loriano Macchiavelli, considerato il padre della
nuova generazione
di giallisti, poi Carlo Lucarelli, Alan D. Altieri, Marcello
Fois e giovani
come Ettore Maggi, Sergio Kraisky, Andrea Carlo Cappi, Giancarlo
Pagani, le cui novelle hanno vinto numerosi premi, ma che avrebbero “voglia
(e insieme tanta paura) – è Giovanni Zucca a confessarlo – di
scrivere un romanzo (magari due)”.
E come in tutte le antologie che si rispettano, anche in questa
ci sono racconti lunghi – L’unico fascista buono firmato da Alan D. Altieri, considerato
il più americano degli scrittori italiani, poteva essere di poche
pagine quando i suoi romanzi sfiorano le seicento? – o brevissimi quanto
quello di Alda Teodorani. Ma se le storie fotografano con lucidità il
mondo del crimine, Diana Lama con il suo Strummolo
con la tiriteppola e Franco
Valleri con Piazza della passera lo hanno insaporito con lo sberleffo e l’ironia.
Tutte le storie comunque hanno un comune denominatore, dipanandosi lungo
un l’ampio arco del ventennio fascista, che ha calamitato l’interesse
dei migliori giallisti, i quali non hanno esitato ad accettare
la mia sfida e usarlo come stimolante palcoscenico delle loro
intriganti
trame.
Da una trentina d’anni il giallo ambientato nel corso dei secoli sta
vivendo un momento particolarmente felice, molto gradito ai lettori grazie
alle vicende medievali di Fratello Cadfael della scrittrice inglese Ellis
Peters, a quelle dell’antica Grecia con Aristotele promosso detective
della canadese Margaret Doody, a quelle della Roma imperiale con il senatore
Publio Aurelio Stazio di Danila Comastri Montanari, a quelle della Londra
vittoriana di Anne Perry. Per non parlare di Agatha Christie, che già nel
1945 dava alle stampe C’era una volta, un mystery ambientato
ai tempi dei faraoni.
Anche Giulio Leoni, uno degli scrittori di questa raccolta,
ha familiarità con
la storia, avendo coinvolto nei suoi romanzi Dante Alighieri nelle vesti
di priore in intrighi fiorentini che non hanno nulla da invidiare alle trame
violente dei nostri giorni. In Fascismo=Velocità+Ardore cambia luogo
e secolo, rivelandoci il folle gesto compiuto sul treno diretto a Roma quel
fatidico 28 ottobre 1922 che, se fosse andato a segno, avrebbe potuto cambiare
il destino d’Italia. La Storia non lo registra, naturalmente, ma secondo
il visionario autore potrebbe anche essere accaduto p sarebbe potuto accadere.
Comunque il folle gesto fu commesso senza conseguenze, alcuni anni dopo,
fra il 1925 e il 1926, per ben quattro volte per mano del socialista Tito
Zaniboni, di Lady Violet, che ferì Mussolini al naso con un colpo
di pistola, dell’anarchico Gino Lucetti e infine del giovane
Anteo Zamboni, linciato dalla folla.
Secondo Carmen Iarrera, invece, un delitto andò a segno quando un
muratore che stava costruendo la torre civica di Sabaudia nell’Agro
agro pontino venne fatto precipitare dal diciassettesimo piano. Qualcuno
ha visto, ma è troppo pericoloso denunciare con il Federale in circolazione
Inoltre non bisogna perdere tempo; c’è da edificare una città dove
fino a ieri c’erano solo paludi e malaria. Un’idea grandiosa
del Duce che dal 1925 ha instaurato la dittatura dopo l’assassinio
di Matteotti e che si avvia a ottenere il massimo del consenso popolare con
la conquista dell’Abissinia e la proclamazione dell’Impero.
Alla vigilia della dichiarazione di guerra a Francia
e Gran Bretagna, Mussolina riempie le piazze di camicie
nere,
di
balilla, di gagliardetti.
Le case si
svuotano, ma non tutte. Per Alda Teodorani ce n’è una in cui
sta per esplodere un fatto inquietante. Come inquietante è il modo
in cui lo descrive da professionista dell’horror in Per
sempre. Anche
a Bologna una folla delirante sta andando alla parata per l’occasione.
Il commissario di polizia ritiene sia il momento propizio per arrestare quel
comunista del dottor Carretta senza suscitare scalpore, vista la popolarità di
cui gode in città. Ma un paio di Scarpette
rosse, per
Alfredo Colitto, cambia le regole del gioco, che si fanno meno
dure, meno
dolorose.
Un paio d’anni prima di quel 10 giugno 1940, a Firenze, un povero diavolo
che se ne frega della politica e pensa solo a scopare viene incastrato dalla
testimonianza di una famiglia fascista modello. È accusato di non
essere andato in Piazza della Signoria ad ascoltare i discorsi di Hitler
e Mussolini, in camicia nera e orbace, calzoni da fantino, stivali lucidi
e distintivo del partito per far fuori con tranquillità e sicurezza
sua moglie. Una storia vera avvenuta ai primi del Novecento, che Nino Filastò ha
spostato in avanti di trent’anni con la fondamentale presenza
di una Gabbia del canarino.
Sempre nel ’40 a Correggio, Leonarda Cianciulli squartava e faceva
bollire i corpi di tre donne. “Dovevo fare quello che facevano gli
antichi: offrire sacrifici umani per placare l’ira degli dei”,
si giustifica la serial killer. Claudia Salvatori racconta questo caso estremo
con pudore e rispetto verso le Anime
amareggiate che possono arrivare a compiere
azioni di grande efferatezza o d’immensa follia, commettere crimini
efferati o il più esemplare dei gesti di pietà. Ma anche con
spiritosa simpatia nei tratti in cui dipinge gli incredibili cappellini della
signora Fanti, una Miss Marple nostrana che con l’aiuto di Berto Salvatori,
un congiunto della scrittrice, riesce a far luce sui tragici avvenimenti.
Basta con il voi, dice alla fine la Cianciulli, “diamoci
del lei, come prima che cominciasse questa pantomima da matti.”
Un’idea strampalata questa del “voi” voluta da Achille
Storace, segretario del Partito Nazionale Fascista, “un cretino”,
secondo Arpinati, sottosegretario agli Interni, “ma un cretino ubbidiente” secondo
il Duce. Inventore di altre iniziative spettacolari come “il saluto
romano”, “il passo romano”, l’uso dell’orbace
e la trasformazione delle parole straniere in lingua italiana
come Saint Vincent in San Vincenzo, Wanda Osisris in Vanda Osiride
e cotillons
in cotiglioni.
Ancora Storace ma soprattutto Farinacci sono
i fautori di una campagna antisemita che
sfocerà nelle infami leggi razziali del novembre 1938. Danila
Comastri Montanari respira quell’atmosfera cupa già all’inizio
dell’anno quando cerca di far luce su Un
delitto in via Panisperna,
avvenuto a pochi passi dai laboratori di fisica frequentati dai Fermi, Amaldi,
Majorana, Pontecorvo e in cui è rimasto vittima un illustre professore
ebreo. Una tragedia all’interno di una famiglia felice
che i tempi gettano nella disperazione.
Fra i tanti scrittori di questo volume c’è anche un saggista:
Ernesto G. Laura, esperto di cinema, di narrativa poliziesca e di fumetti.
E proprio Un delitto a fumetti è il titolo del suo racconto con persone
reali come Cesare Zavattini, Federico Pedrocchi e Giorgio Scerbanenco, che
s’inventano protagonisti di un giallo ambientato nella loro redazione
in crisi per alcune tavole di Tartan, destinate alla rivista Audace e messe
all’indice dalla censura minculpopiana.
Da un saggista a un drammaturgo. Loriano
Macchiavelli con Oratorio funebre è tornato
alle origini della sua produzione letteraria, a prima di Sarti Antonio, sergente,
le cui avventure hanno catturato migliaia di lettori e di telespettatori.
Un commovente oratorio funebre per l’assassinio del Cinno con tre voci
recitanti e un morto, rappresentato più volte a teatro,
ma mai pubblicato in precedenza.
Un’altra novità di questo libro rispetto a Killers & Co. è rappresentata
dalla presenza di numerosi scrittori toscani. Oltre a Nino Filastò,
Franco Valleri ci introduce nel mondo di un bordello fiorentino dove la morte
in tempo di guerra ha la meglio sul sesso. Divier Nelli e Giampaolo Simi,
invece, puntano i riflettori sulle zone d’ombra di una Viareggio anni
Venti e Trenta, all’apparenza allegra e spensierata, frequentate
da I ragazzi del molo e da Velate.
Infine Leonardo Gori, che lascia la
Toscana per approdare con il suo
tenente Bruno
Arcieri in
un cinema milanese
dove si
sta proiettando
Scarface, con
i dialoghi del film mirabilmente
intrecciati a quelli dell’investigatore
che in carne e ossa sta dando la caccia a un malvivente.
Il tenente Arcieri, comunque, non è l’unico “eroe” poliziesco
in lotta con i fez e i manganelli o sedotto dalle morbide piume di struzzo
delle attrici dei telefoni bianchi. Con lui c’è il giornalista
Paolo Giunti di Franco Valleri, nonché Martin Bora della scrittrice
italoamericana Ben Pastor, il maggiore della Wehrmacht che ne Il
sangue dei santi interferisce nelle indagini dell’ispettore Sandro Guidi alle
prese con un furto sacrilego e la morte di un giovane prete in un paese veneto.
In una regione confinante, il Trentino, e a pochi chilometri dalla capitale
della Repubblica Sociale Italiana, un altro sacerdote viene ammazzato mentre
un DC3 Dakota americano sta sorvolando La
Galleria dei Titani dove, stando
a Giancarlo Narciso, si costruisce un motore aeronautico tedesco. All’epoca
dell’Istria italiana, infine, Diego Zandel ci conferma
che non tutti i cittadini erano uguali di fronte alla legge.
Non lo era
di sicuro Mate
Surjan, vittima di un Omicidio
di frontiera, un minatore povero
e soprattutto colpevole di essere nato slavo.
Ma l’arroganza e il disprezzo del potere verso certi popoli “non
educati all’occidentale” sfiorano il ridicolo, leggendo le veline
del capo della polizia Arturo Bocchini e di altri funzionari del partito
scambiate in occasione della “visita non ufficiale dell’agitatore
Hindù”, alias Mahatma Gandhi, in Italia nel dicembre
1931, e magistralmente raccolte da Maurizio Matrone in Attendo
istruzioni.
Se i personaggi maschili abbondano
nella raccolta, latitano invece
le figure femminili.
Per simpatia
oltre alla Fanti
ne segnaliamo
un’altra, la
signora Riva, descritta con brio da Carlo Lucarelli in Ero
un ragazzo prodigio, che fa da contraltare a un dramma della gelosia,
di odio
e di spionaggio
su un piroscafo diretto nei mari del Sud.
Si conclude così la rassegna delle opere di ventisei scrittori che
hanno narrato storie di delitti, violenza, rapine, omosessualità,
droga sotto il regime fascista con la libertà e la spregiudicatezza
impensabili ai loro colleghi vissuti in quegli anni, quando erano costretti
a scrivere gialli con detective e personaggi stranieri e descrivere Scotland
Yard o la Sûreté parigina al posto della nostra polizia, per
evitare di incorrere nelle maglie della censura che aveva messo la sordina
anche alla cronaca nera. Opere tra l’altro tutte inedite dei migliori
giallisti che appartengono a tutte le scuole: da quella bolognese, che ha
dato il via, a quella milanese, romana, toscana fino all’ultima nata,
la napoletana, e che rappresentano tante pietre miliari nel panorama pur
ricco e vario della produzione di questo sempre più attuale
e interessante genere di letteratura. Buona lettura.