Il giallo europeo nel mirino

n°2 Luglio-Agosto-Settembre 2005

 

 

Introduzione a

Autori Vari
FEZ, STRUZZI E MANGANELLI
I migliori giallisti italiani raccontano il ventennio fascista

Sonzogno • 2005 • 430 pagine

Gian Franco Orsi
© 2005 RCS Libri S.p.A

Gian Franco Orsi, giornalista, traduttore, grande esperto di letteratura poliziesca, è stato per anni direttore del “Giallo Mondadori”. Autore di saggi sul mystery, come il recente C’era una volta il giallo (Alacrán, 2005) insieme a Lia Volpatti. Per l’editore Sonzogno ha curato l’antologia di giallisti italiani Killers & Co. (2003).

C’è chi paragona un’antologia a uno scrigno di pietre preziose: dalle corniole ai rubini, ai lapislazzuli, ai topazi, agli smeraldi. Per Ellery Queen, pseudonimo di due cugini, una delle firme più prestigiose della letteratura poliziesca americana, i racconti sono alla base dei rapporti sociali: la madre che narra una fiaba al figlio; un cacciatore che declama le sue improbabili imprese a un attonito ascoltatore; un soldato che confida le sofferenze in guerra. Convinto della validità dei racconti, Ellery li ha quindi privilegiati quando ha deciso non solo di scrivere mystery, ma anche di dare loro spazio e visibilità, inaugurando nel 1941 la Ellery Queen’s Mystery Magazine, in cui ha pubblicato in più di trent’anni migliaia di storie scritte da autori noti e da esordienti.

Per questi ultimi, un lavoro in un’antologia rappresenta la ribalta per farsi conoscere, prima di affrontare il più impegnativo romanzo. Non che sia facile scrivere un racconto. Occorre infatti possedere il talento di elaborare un’idea – più è incisiva e folgorante meglio è – tralasciando spiegazioni ridondanti e inutili caratterizzazioni, e cercando di catturare subito l’attenzione del lettore.

Anche in Fez, struzzi e manganelli ci sono scrittori affermati: prima di tutto Loriano Macchiavelli, considerato il padre della nuova generazione di giallisti, poi Carlo Lucarelli, Alan D. Altieri, Marcello Fois e giovani come Ettore Maggi, Sergio Kraisky, Andrea Carlo Cappi, Giancarlo Pagani, le cui novelle hanno vinto numerosi premi, ma che avrebbero “voglia (e insieme tanta paura) – è Giovanni Zucca a confessarlo – di scrivere un romanzo (magari due)”.

E come in tutte le antologie che si rispettano, anche in questa ci sono racconti lunghi – L’unico fascista buono firmato da Alan D. Altieri, considerato il più americano degli scrittori italiani, poteva essere di poche pagine quando i suoi romanzi sfiorano le seicento? – o brevissimi quanto quello di Alda Teodorani. Ma se le storie fotografano con lucidità il mondo del crimine, Diana Lama con il suo Strummolo con la tiriteppola e Franco Valleri con Piazza della passera lo hanno insaporito con lo sberleffo e l’ironia. Tutte le storie comunque hanno un comune denominatore, dipanandosi lungo un l’ampio arco del ventennio fascista, che ha calamitato l’interesse dei migliori giallisti, i quali non hanno esitato ad accettare la mia sfida e usarlo come stimolante palcoscenico delle loro intriganti trame.

Da una trentina d’anni il giallo ambientato nel corso dei secoli sta vivendo un momento particolarmente felice, molto gradito ai lettori grazie alle vicende medievali di Fratello Cadfael della scrittrice inglese Ellis Peters, a quelle dell’antica Grecia con Aristotele promosso detective della canadese Margaret Doody, a quelle della Roma imperiale con il senatore Publio Aurelio Stazio di Danila Comastri Montanari, a quelle della Londra vittoriana di Anne Perry. Per non parlare di Agatha Christie, che già nel 1945 dava alle stampe C’era una volta, un mystery ambientato ai tempi dei faraoni.

Anche Giulio Leoni, uno degli scrittori di questa raccolta, ha familiarità con la storia, avendo coinvolto nei suoi romanzi Dante Alighieri nelle vesti di priore in intrighi fiorentini che non hanno nulla da invidiare alle trame violente dei nostri giorni. In Fascismo=Velocità+Ardore cambia luogo e secolo, rivelandoci il folle gesto compiuto sul treno diretto a Roma quel fatidico 28 ottobre 1922 che, se fosse andato a segno, avrebbe potuto cambiare il destino d’Italia. La Storia non lo registra, naturalmente, ma secondo il visionario autore potrebbe anche essere accaduto p sarebbe potuto accadere. Comunque il folle gesto fu commesso senza conseguenze, alcuni anni dopo, fra il 1925 e il 1926, per ben quattro volte per mano del socialista Tito Zaniboni, di Lady Violet, che ferì Mussolini al naso con un colpo di pistola, dell’anarchico Gino Lucetti e infine del giovane Anteo Zamboni, linciato dalla folla.

Secondo Carmen Iarrera, invece, un delitto andò a segno quando un muratore che stava costruendo la torre civica di Sabaudia nell’Agro agro pontino venne fatto precipitare dal diciassettesimo piano. Qualcuno ha visto, ma è troppo pericoloso denunciare con il Federale in circolazione Inoltre non bisogna perdere tempo; c’è da edificare una città dove fino a ieri c’erano solo paludi e malaria. Un’idea grandiosa del Duce che dal 1925 ha instaurato la dittatura dopo l’assassinio di Matteotti e che si avvia a ottenere il massimo del consenso popolare con la conquista dell’Abissinia e la proclamazione dell’Impero.

Alla vigilia della dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna, Mussolina riempie le piazze di camicie nere, di balilla, di gagliardetti. Le case si svuotano, ma non tutte. Per Alda Teodorani ce n’è una in cui sta per esplodere un fatto inquietante. Come inquietante è il modo in cui lo descrive da professionista dell’horror in Per sempre. Anche a Bologna una folla delirante sta andando alla parata per l’occasione. Il commissario di polizia ritiene sia il momento propizio per arrestare quel comunista del dottor Carretta senza suscitare scalpore, vista la popolarità di cui gode in città. Ma un paio di Scarpette rosse, per Alfredo Colitto, cambia le regole del gioco, che si fanno meno dure, meno dolorose.

Un paio d’anni prima di quel 10 giugno 1940, a Firenze, un povero diavolo che se ne frega della politica e pensa solo a scopare viene incastrato dalla testimonianza di una famiglia fascista modello. È accusato di non essere andato in Piazza della Signoria ad ascoltare i discorsi di Hitler e Mussolini, in camicia nera e orbace, calzoni da fantino, stivali lucidi e distintivo del partito per far fuori con tranquillità e sicurezza sua moglie. Una storia vera avvenuta ai primi del Novecento, che Nino Filastò ha spostato in avanti di trent’anni con la fondamentale presenza di una Gabbia del canarino.

Sempre nel ’40 a Correggio, Leonarda Cianciulli squartava e faceva bollire i corpi di tre donne. “Dovevo fare quello che facevano gli antichi: offrire sacrifici umani per placare l’ira degli dei”, si giustifica la serial killer. Claudia Salvatori racconta questo caso estremo con pudore e rispetto verso le Anime amareggiate che possono arrivare a compiere azioni di grande efferatezza o d’immensa follia, commettere crimini efferati o il più esemplare dei gesti di pietà. Ma anche con spiritosa simpatia nei tratti in cui dipinge gli incredibili cappellini della signora Fanti, una Miss Marple nostrana che con l’aiuto di Berto Salvatori, un congiunto della scrittrice, riesce a far luce sui tragici avvenimenti. Basta con il voi, dice alla fine la Cianciulli, “diamoci del lei, come prima che cominciasse questa pantomima da matti.”

Un’idea strampalata questa del “voi” voluta da Achille Storace, segretario del Partito Nazionale Fascista, “un cretino”, secondo Arpinati, sottosegretario agli Interni, “ma un cretino ubbidiente” secondo il Duce. Inventore di altre iniziative spettacolari come “il saluto romano”, “il passo romano”, l’uso dell’orbace e la trasformazione delle parole straniere in lingua italiana come Saint Vincent in San Vincenzo, Wanda Osisris in Vanda Osiride e cotillons in cotiglioni.

Ancora Storace ma soprattutto Farinacci sono i fautori di una campagna antisemita che sfocerà nelle infami leggi razziali del novembre 1938. Danila Comastri Montanari respira quell’atmosfera cupa già all’inizio dell’anno quando cerca di far luce su Un delitto in via Panisperna, avvenuto a pochi passi dai laboratori di fisica frequentati dai Fermi, Amaldi, Majorana, Pontecorvo e in cui è rimasto vittima un illustre professore ebreo. Una tragedia all’interno di una famiglia felice che i tempi gettano nella disperazione.

Fra i tanti scrittori di questo volume c’è anche un saggista: Ernesto G. Laura, esperto di cinema, di narrativa poliziesca e di fumetti. E proprio Un delitto a fumetti è il titolo del suo racconto con persone reali come Cesare Zavattini, Federico Pedrocchi e Giorgio Scerbanenco, che s’inventano protagonisti di un giallo ambientato nella loro redazione in crisi per alcune tavole di Tartan, destinate alla rivista Audace e messe all’indice dalla censura minculpopiana.

Da un saggista a un drammaturgo. Loriano Macchiavelli con Oratorio funebre è tornato alle origini della sua produzione letteraria, a prima di Sarti Antonio, sergente, le cui avventure hanno catturato migliaia di lettori e di telespettatori. Un commovente oratorio funebre per l’assassinio del Cinno con tre voci recitanti e un morto, rappresentato più volte a teatro, ma mai pubblicato in precedenza.

Un’altra novità di questo libro rispetto a Killers & Co. è rappresentata dalla presenza di numerosi scrittori toscani. Oltre a Nino Filastò, Franco Valleri ci introduce nel mondo di un bordello fiorentino dove la morte in tempo di guerra ha la meglio sul sesso. Divier Nelli e Giampaolo Simi, invece, puntano i riflettori sulle zone d’ombra di una Viareggio anni Venti e Trenta, all’apparenza allegra e spensierata, frequentate da I ragazzi del molo e da Velate.

Infine Leonardo Gori, che lascia la Toscana per approdare con il suo tenente Bruno Arcieri in un cinema milanese dove si sta proiettando Scarface, con i dialoghi del film mirabilmente intrecciati a quelli dell’investigatore che in carne e ossa sta dando la caccia a un malvivente.

Il tenente Arcieri, comunque, non è l’unico “eroe” poliziesco in lotta con i fez e i manganelli o sedotto dalle morbide piume di struzzo delle attrici dei telefoni bianchi. Con lui c’è il giornalista Paolo Giunti di Franco Valleri, nonché Martin Bora della scrittrice italoamericana Ben Pastor, il maggiore della Wehrmacht che ne Il sangue dei santi interferisce nelle indagini dell’ispettore Sandro Guidi alle prese con un furto sacrilego e la morte di un giovane prete in un paese veneto. In una regione confinante, il Trentino, e a pochi chilometri dalla capitale della Repubblica Sociale Italiana, un altro sacerdote viene ammazzato mentre un DC3 Dakota americano sta sorvolando La Galleria dei Titani dove, stando a Giancarlo Narciso, si costruisce un motore aeronautico tedesco. All’epoca dell’Istria italiana, infine, Diego Zandel ci conferma che non tutti i cittadini erano uguali di fronte alla legge. Non lo era di sicuro Mate Surjan, vittima di un Omicidio di frontiera, un minatore povero e soprattutto colpevole di essere nato slavo.

Ma l’arroganza e il disprezzo del potere verso certi popoli “non educati all’occidentale” sfiorano il ridicolo, leggendo le veline del capo della polizia Arturo Bocchini e di altri funzionari del partito scambiate in occasione della “visita non ufficiale dell’agitatore Hindù”, alias Mahatma Gandhi, in Italia nel dicembre 1931, e magistralmente raccolte da Maurizio Matrone in Attendo istruzioni.

Se i personaggi maschili abbondano nella raccolta, latitano invece le figure femminili. Per simpatia oltre alla Fanti ne segnaliamo un’altra, la signora Riva, descritta con brio da Carlo Lucarelli in Ero un ragazzo prodigio, che fa da contraltare a un dramma della gelosia, di odio e di spionaggio su un piroscafo diretto nei mari del Sud.

Si conclude così la rassegna delle opere di ventisei scrittori che hanno narrato storie di delitti, violenza, rapine, omosessualità, droga sotto il regime fascista con la libertà e la spregiudicatezza impensabili ai loro colleghi vissuti in quegli anni, quando erano costretti a scrivere gialli con detective e personaggi stranieri e descrivere Scotland Yard o la Sûreté parigina al posto della nostra polizia, per evitare di incorrere nelle maglie della censura che aveva messo la sordina anche alla cronaca nera. Opere tra l’altro tutte inedite dei migliori giallisti che appartengono a tutte le scuole: da quella bolognese, che ha dato il via, a quella milanese, romana, toscana fino all’ultima nata, la napoletana, e che rappresentano tante pietre miliari nel panorama pur ricco e vario della produzione di questo sempre più attuale e interessante genere di letteratura. Buona lettura.

Gli autori dell’antologia:
Alan D. Altieri
Andrea Carlo Cappi
Alfredo Colitto
Danila Comastri Montanari
Nino Filastò
Marcello Fois
Leonardo Gori
Carmen Iarrera
Sergio Kraisky
Diana Lama
Ernesto G. Laura
Giulio Leoni
Carlo Lucarelli
Loriano Macchiavelli
Ettore Maggi
Maurizio Matrone
Gaincarlo Narciso
Divier Nelli
Giancarlo Pagani
Ben Pastor
Claudia Salvatori
Giampaolo Simi
Alda Teodorani
Franco Valleri
Diego Zandel
Giovanni Zucca

 


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