Nero
come la pece. Rosso come il sangue. Così si presenta,
fin dalla copertina, questo ‘oggetto pericoloso’ di difficile
catalogazione. Romanzo storico? Thriller storico? Horror? Tutto questo,
e altro ancora. Il quadro è l’Europa, non quella attuale
ma quella di un periodo in cui l’Europa stessa rischiò seriamente
di sparire dalle carte geografiche: la Guerra dei Trent’Anni.
La storia comincia il Giorno dei Morti del 1630, con un cavaliere uscito “dalle
tenebre. … Memento e incubo. … Nient’altro che un
viandante in nero.” Un cavaliere che maneggia con letale abilità una
strana spada che non si porta al fianco, ma sulle spalle. Lo scopriranno
per esempio i carnefici e i dragoni che tentano di fermarlo, quando
strappa al rogo già acceso una presunta strega, ennesima vittima
dell’Inquisizione cattolica. Guerra di religione. Cattolici contro
protestanti, con sanguinaria ferocia. E dietro questo comodo, eterno
paravento, intrighi di potere, avidità, ferocia, vendette. Gott
mit uns, recita il motto dei dragoni della Falange di Arnhem; e quando
si agisce per servire Dio, si sa, tutto è permesso. Il principe
Von Dekken, fanatico nobile cattolico, si interessa a un castello e
a un monastero distrutti molti anni prima: tutti coloro che vi si trovavano
sono stati sterminati. In nome di Dio, certo… Anche il viandante
in nero si interessa a quel castello, a quel monastero. Forse, c’è ancora
in giro qualcuno che sa come sono andate davvero le cose… Qualcuno
che lo ha messo addirittura per iscritto. Molto pericoloso. Intanto,
nella gelida cabina di una nave che solca le acque dell’Elba,
l’Osservatore annota, ragiona, ricostruisce con i suoi appunti
i perché di questo massacro. Di questa guerra eterna. Mentre
si avvicinano le luci e le torri di Magdeburg, grande città luterana…
Chi conosce i romanzi di Sergio “Alan” Altieri, il “più americano
degli scrittori di thriller italiani”, com’è stato
definito (ma il suo modo di ‘essere americano’, che l’ha
portato a lavorare a Hollywood, non piacerebbe affatto a George Bush)
ritrova qui i temi già presenti nei suoi thriller più celebri,
da Città oscura (1980) fino a Ultima
luce (1995) e Kondor (1997):
l’Apocalisse, la fine della civiltà umana, la violenza,
il caos e l’oppressione che dilagano, le istituzioni che collassano… Non è un
ottimista, Altieri, anzi forse è un pessimista cosmico. Uno
che non crede a verità rivelate. Uno che non crede. O forse
no. Forse crede nella scrittura. Nella possibilità di raccontare
quello che, forse, non si può contrastare. Forse il male ha
già vinto. Ma si può almeno dirlo, con le parole, forti,
roventi, evocative. Prima parte di un ampio progetto lungamente meditato
e fortemente voluto, Magdeburg – L’eretico è una
lettura ammaliante e ‘sgradevole’, non per stomaci delicati:
pestilenze, stragi, stupri… E sotto, insidioso, l’intrigo
che muove la vicenda, lo senti strisciare come una serpe. Anzi,
un nido di serpi…
Per fortuna, comunque, si parla di un passato lontano, remoto:
oggi non ci si ammazza più per un Dio diverso da un altro, non si
usa più Dio come bandiera e paravento delle peggiori nefandezze,
pestilenze e carestie sono reliquie di un passato lontano. Remoto…
Bello. Bellissimo, questo romanzo. Ma ve l’ho detto: nero.
Nero come la pece. E rosso: rosso come il sangue.