Il giallo europeo nel mirino

n°2 Luglio-Agosto-Settembre 2005

 

 

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C’era una volta il giallo

L’età d’oro del mystery
Gian Franco Orsi – Lia Volpatti

Pasquale Pede

Alacrán 2005 192 pagine

 

E’ con soddisfazione che salutiamo l’apparizione in Italia, panorama editoriale così avaro di pubblicazioni del genere, di un libro dedicato al romanzo poliziesco.

Lo dobbiamo al coraggio di una neonata, piccola casa editrice, Alacrán, il cui nome – e vorremmo saperne di più – significa ‘scorpione’ in spagnolo. Per di più l’agile volume è opera di due fra i più illustri esperti di letteratura poliziesca di casa nostra, Gian Franco Orsi e Lia Volpatti, per anni rispettivamente direttore e caporedattore della prestigiosa collana “Il Giallo Mondadori”.

Nel nostro paese infatti, pur se il giallo gode di vasta popolarità anche al di fuori delle pubblicazioni specializzate, riscuotendo ormai interesse anche da parte della critica, la saggistica sul genere è sempre stata oltremodo carente. Chi volesse andare oltre la superficie dell’argomento ha dovuto da sempre rivolgersi alla pubblicistica francese o anglosassone, tradizionalmente prolifiche in questo campo.

Fatta questa doverosa premessa veniamo al libro in questione.

Come spiegano i curatori nella prefazione, il libro raccoglie materiale pubblicato negli anni sulla rubrica “Varietà”, che compariva in calce ai vecchi numeri del “Giallo Mondadori”, o su altre pubblicazioni dell’editore, materiale oggi per lo più introvabile. Si tratta di brevi articoli dedicati ai più importanti autori e personaggi dell’età d’oro del mystery, dovuti alla penna degli stessi curatori o di altri specialisti come Ernesto. G. Laura, il compianto Oreste Del Buono, Laura Grimaldi, Ida Omboni, Mauro Boncompagni ed altri ancora.

Si parla di capiscuola della protostoria del giallo e del periodo del suo massimo fulgore, più o meno fino agli anni ’30. Diciassette voci che vanno da Conan Doyle a Wallace, da W. Collins a Gaboriau, Leroux e Leblanc, da M. Allingham a F. W. Croft e così via.

Come si vede l’affettuosa attenzione degli autori è rivolta a quel particolare tipo di narrativa poliziesca che ebbe massima fioritura negli anni fra le due guerre in ambito anglosassone e va sotto il nome di giallo classico o deduttivo, la cosiddetta golden age.

Quel tipo di storie a struttura rigida, basate sullo schema crimine misterioso/inchiesta/disvelamento del colpevole, imperniate su detective dilettanti eccentrici e geniali il cui capostipite insuperato resta Sherlock Holmes. Intrecci impeccabili intricati come merletti, in cui solo la sagacia dell’investigatore di turno riesce a districarsi grazie alle proprie implacabili capacità deduttive, quasi sempre situati in ambienti borghesi, spesso ristretti o addirittura chiusi, privi di azione e dramma. Tutti concentrati sul gioco squisitamente intellettuale – come teorizzava R. A. Freeman – della sfida fra l’astuzia dell’assassino (tutta presupposta al testo) e quella del detective (vero oggetto della narrazione). Rigorosamente senza trucchi da parte dell’autore, che doveva giocare le sue carte con lealtà assoluta nei confronti del lettore, senza nascondergli nulla che non fosse ignoto anche al detective, dandogli teoricamente le stesse possibilità di arrivare alla soluzione del mistero.

Insomma quella machine à lire di cui ha scritto P. Boileau e su cui tanti hanno teorizzato.
Un giallo oggi abbastanza fuori moda, lontano dal nero e dagli epigoni dell’hardboiled di Hammett e Chandler.

Un giallo teatro, come garbatamente osserva Lia Volpatti, articolato su scenari chiusi e interpretato da attori caratterizzati e stilizzati, diversamente dal dinamismo del giallo cinema, il giallo d’azione di derivazione americana.

Questo interesse per il giallo classico non deve stupire, poiché in Italia, grazie anche all’ortodossia della longeva collana mondadoriana, proprio tale tipo di poliziesco ha acquisito nei decenni (il “Giallo Mondadori” risale al 1929) una solidissima presa sul pubblico. Questa collezione, a cui come è noto si deve anche il nome italiano del mystery, ha finito con l’orientare i gusti sotterranei dei lettori ed imporre il giallo enigma come modello archetipico per la gran massa dei lettori.

Un modello capace di resistere alle trasformazioni sociali e culturali attraversate dal paese lungo quasi un secolo di storia. Forse tuttora più diffuso di quanto si creda, magari in segreto, nonostante la pletora di serial killer e di massacri pulp a disposizione nelle librerie e sugli schermi.

Le voci sono per lo più succinte ma accurate, e contengono notizie sulla vita e sull’opera degli autori, oltre a un ritratto del protagonista messo in scena di volta in volta. Ritroviamo così vecchie conoscenze come Padre Brown, Charlie Chan, l’Ispettore French o il suo collega della Sureté Hanaud, veniamo sollecitati a riscoprire capolavori che avevamo dimenticato come Un’ombra nella nebbia della Allingham o I tre segugi di Croft. Significativa anche la presenza di importanti autori francesi come Gaboriau, Leblanc e Leroux, in genere abbastanza trascurati rispetto agli anglosassoni. Le assenze che ogni appassionato coglierà sono dovute al fatto che il volume è solo il primo di una piccola serie, che speriamo possa presto essere completata.

I due capitoli più lunghi, e più ghiotti, sono naturalmente dedicati a due giganti come Conan Doyle e la Christie, arricchiti da qualche extra.

Quello sul creatore di Holmes, oltre ad approfondite biografie sull’autore e sul re dei detective ad opera di G. F. Orsi, comprende anche una nota sulle parodie e gli apocrifi a cura di Roberto Pirani, il più autorevole esperto bibliografico italiano del giallo. Quello sulla regina del delitto, di Lia Volpatti, esplora tra l’altro anche personaggi secondari come Tommy e Tuppence, nonché la produzione letteraria non di genere a nome Mary Westmacott e annovera anche una divertita esegesi sull’importanza del treno nella narrativa della Christie del giallista milanese Andrea G. Pinketts.

Il libro è infine arricchito da illustrazioni, spesso a firma di Carlo Iacono, provenienti dalle collezione della Fondazione Rosellini, purtroppo solo in bianco e nero. Unica pecca editoriale: si sente la mancanza di un indice analitico che faciliterebbe la consultazione del volume.

Nota sull’autore: Pasquale Pede, di Roma, è psicanalista. Studioso e appassionato di letteratura mystery e noir, sta lavorando a un saggio sul noir americano classico.

 


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