Il giallo europeo nel mirino

n°2 Luglio-Agosto-Settembre 2005

 

 

>> Letture

Semi di fico d'India
Venti bracciate nella nuova scrittura italiana

Nuova Dimensione 2005

Marco Bosonetto

 

Marco Bosonetto, scrittore e traduttore, è nato a Cuneo nel 1970 e vive a Piacenza. Fin dal suo libro di esordio, Il sottolineatore solitario (1998), si muove ai confini con il noir.

Quando il crimine in giacca e cravatta e poltrona ministeriale va in ferie, le notizie sulla criminalità spicciola tracimano ben oltre le classiche pagine di cronaca nera e gorgogliano nelle aperture dei telegiornali e nelle chiacchiere da ombrellone. Sarà che c’è qualcosa di morbosamente piacevole nell’apprendere di stragi famigliari a martellate, faide tra satanisti nei boschi e sequestri in villa nelle campagne, sarà che il fetore di sangue rianima dallo stordimento da olio solare, sarà che il crimine in giacca e cravatta e poltrona ministeriale, quando se ne va in ferie, in fondo ci manca un po’, ci costringe con la sua latitanza a fare i conti con il piccolo cabotaggio delle nostre meschinità quotidiane in braghette (o nelle proverbiali braghe di tela, di questi tempi…), sarà che nove italiani su dieci leggono un solo libro all’anno e lo leggono in spiaggia ed è quasi immancabilmente un libro con dentro un po’ di morti ammazzati, sarà quel che sarà, ma sta di fatto che il delitto vacanziero, per quanto cartaceo, paga, paga eccome. Devono averlo pensato anche alcuni degli autori mediamente molto giovani (ben cinque nati dopo il 1980) messi insieme da Marco Nardini nella raccolta di racconti Semi di fico d’India. Venti bracciate nella nuova scrittura italiana (Nuova Dimensione, 2005), perché in più di un caso il tema obbligato dell’antologia, l’estate, ha fatto scattare l’associazione con il delitto. Nel viaggio allucinato attraverso una Bologna spappolata dall’afa narrato da Jadelin M. Gangbo in Sting è molto strano c’è il cadavere di un padre sul divano di casa in agguato nei ricordi del figlio assassino. Nella fantomatica clinica romana anticalvizie in cui capita il protagonista in cerca di lavoro di Lo senti il rumore dei capelli che crescono? di Marco Nardini si annidano delle infermiere tedesche molto simili a torturatrici. La nostalgia di Sète di Deborah Rim Moiso si apre con l’atmosfera rarefatta di un poetico borgo di pescatori francese e si conclude con uno stupro perpetrato nel cimitero in cui è sepolto Paul Valéry. C’entra un cimitero francese anche nel delitto mancato messo in scena dal sottoscritto, scusate se approfitto, in Caaacahouettes!, un racconto dominato dal montaggio a spirale più che dalla storia. È una questione di qualità di Fabio Beccacini è una frana precipitosa verso la violenza di branco sotto effetto di sostanze psicotrope varie a Lloret de Mar, un “buco di culo omologato al divertimento notturno, alla canna da spiaggia, alla scopata domestica in albergo”. Gabriele Dadati si cimenta con una storia di detection con tutti i crismi scegliendo come sfondo l’estate piacentina, o meglio in riva al fiume Trebbia, con tanto di io narrante poliziotto roso dai sensi di colpa verso la moglie: Alcune cose tremendamente sbagliate. Il camionista di Quarti di vacca di Gian Michele Lisai Senes si vendica investendo un venditore di giornali da semaforo per la vacanza da incubo appena trascorsa. Ma anche nei racconti senza cadaveri le vacanze estive rappresentano spesso il momento in cui una parte di ciascun personaggio “muore”, la scena di una metamorfosi che implica la violenza dell’abbandono, lo strappo della presa di coscienza. Vale per Un gusto provinciale di Francesca Mazzuccato e gli amori consumati nella pensione Flora. Vale per le fantasie adolescenziali sulla badante polacca del protagonista di Neva e me, “stretto da ogni parte da donne zeppe delle loro dimenticanze” (Marco Motta). Vale per Niente vista lago di Paolo Mascheri, un addio struggente a una nonna amata troppo tardi. Per In volo di Paola Presciuttini, dove su un aereo diretto in Argentina compare un enigmatico corpo di donna, o meglio di statua, smembrato nella speranza di far rinascere una comunità di emigrati italiani dalle ceneri della dolarisación. Nel racconto di Giuseppe Mauro l’estate è intesa in maniera programmatica come svolta epocale, storica e biografica, sin dal titolo: Operazione Barbarossa, o dell’estate che fece traboccare i vasi. In Chiedilo agli angeli, Gianluca Mercadante mette in scena la “piccola morte” di una prima cilecca erotica. La fine di un amore si incide con la violenza di un incidente stradale oscuramente autoinflitto nelle carni della protagonista di Foglio bianco vergine di Laura Carboni. Cinque quarti di luna per Lucia di Michele Monina è la cronaca a posteriori di un distacco, rievocato sotto il cielo di una traversata transoceanica. Si stacca dal proprio destino il Wolfgang Goethe immaginato da Errico Buonanno in L’Ottocento che verrà, un Goethe che forse non scenderà mai in Italia, intercettato da un oppiaceo Cagliostro a nord del Brennero. Scenderà eccome, invece, il campioncino di minicar di Non ho paura dei vostri divani! di Thomas Pololi, scenderà a rotta di collo dalla collina nonostante il divieto del padre (“È così che ti fermano. È così che ti inchiodano al divano”). Oltre al delitto, d’estate, si sa, paga anche l’erotismo. I lettori ne troveranno parecchio, insieme a molta ironia, ne Gli angoli ciechi della spiaggia di Gianluca Morozzi (“I bolognesi van sodomizzati con la sabbia”), nel Piccolo diario cinese di Nicola Lagioia (“Dovrei rimpiangere l’amore ai tempi dell’Assemblea Costituente, del Piano Marshall, di don Sturzo, di Comencini, di Elia Kazan e Alida Valli?”) e in Dacia Maraini o breve storia di amore, morte, mondanità e silicone nel mare di Porto Cervo… A Lina Wertmuller grazie di tutto di Massimo Tucci.

 


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