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Le ferie retribuite
Christian
Ditfurth, Vaporetti bianchi
Salicina di Frieder Rörtgen, Delle
vacanze diverse dalle altre
Vaporetti bianchi
Christian Ditfurth, scrittore
Traduzione dalla versione
francese: Ottavia Marchiori
Tra le innumerevoli immagini che ho nella
mente, ce ne sono due che risaltano in modo molto chiaro.
Una di queste
mostra una imbarcazione, un battello a vapore completamente bianco,
delle persone che si abbronzano al sole, di fronte al mare o sulle
falesie dei fiordi norvegesi. Il vapore trasporta dei lavoratori
tedeschi, ai quali il DAF (il fronte del lavoro tedesco) ha concesso
di andare in vacanza.
Per la maggior parte di loro, è la prima
volta e per di più all'estero.
Il tutto è stato organizzato dal KDF (“la forza dalla gioia”),
la più importante suddivisione del DAF che nel 1936 contava
già 20.000 uffici.
Trentatré milioni di tedeschi, essenzialmente
operai e piccoli impiegati, facevano questi grandi viaggi e mezzo
milione di loro poteva addirittura – per quanto sembrasse incredibile
- andare all'estero. Queste cifre dimostrano che non si trattava
in nessun modo di una trovata della propaganda nazista. In tali avanzate,
si poteva vedere la natura di questo regime che credeva di essere
un nazional-socialismo (come scrive lo storico Aly Gotz). La DAF
prendeva il posto dei sindacati indipendenti, ma non era un sindacato,
bensì la cinghia di
trasmissione dello NSDAP (il partito operaio nazional-socialista
tedesco).
La seconda immagine è anch'essa quella di un vapore
che trasporta dei vacanzieri al di là del mare, verso la Bulgaria
o forse addirittura verso i Carabi. A bordo, operai e impiegati tedeschi
si abbronzano oppure, appoggiati al bastingaggio, guardano il mare.
Tutto questo grazie al servizio-vacanze dello FGBD (confederazione
sindacale della RDA) che in realtà non era un sindacato bensì la
cinghia di trasmissione della SED (partito socialista unificato dell'
RDA). Per gli operai e gli impiegati della RDA, il servizio-vacanze
era il servizio più importante dell' FDGB.
Il vaporetto dello
FDGB è il “Fritz Heckert”, dal nome di
un comunista tedesco che nel 1933 si rifugiò a Mosca, dove
sorprendentemente morì di morte naturale nel 1936 (in realtà Stalin
ha fatto uccidere più comunisti tedeschi di quanti non ne
fece assassinare Hitler).
Il vaporetto del KDF è il “Wilhelm
Gustloff”, dal nome del
dirigente della sezione straniera del partito nazional-socialista
in Svizzera. Come Heckert, Gustloff morì nel 1936, ma sotto
i colpi esplosi a Davos, in Svizzera, da uno studente ebreo. Dopo
la sua morte Heckert divenne il martire dei comunisti, Gustloff quello
dei nazisti.
Gli storici non trattano allo stesso modo
il nazional-socialismo e il socialismo della RDA. Ma devono evidentemente
confrontare i due sistemi. Il paragone è la base della scienza.
A volte esso rivela delle somiglianze sorprendenti.

Delle
vacanze diverse dalle altre
Salicina di Frieder Rörtgen
Libraio e editore (associazione A)
Traduzione dalla versione francese: Ottavia Marchiori
Dopo un dislivello di 1.000 metri e dopo
esserci inerpicati su di una cima decisamente impressionante, alta
più di 3.000 metri,
eccoci, sfiniti, di ritorno a Salicina. Dopo la doccia bisogna scegliere,
dal nostro gruppo di dodici, tre persone per la cucina, una che vada
a far legna, altre due per le incombenze domestiche. Due vengono dalla
Svizzera, le altre dalla Germania, la maggior parte di loro ha più di
40 anni. C'è il falegname, il maestro di scuola, il contadino,
l'assistente sociale o il disoccupato, un mix colorato. Tutti sono
stati più o meno politicamente attivi, dai sessantottini e
quelli dei movimenti alternativi degli anni Settanta, fino a quelli
dei movimenti sociali degli anni Ottanta, alcuni sono ancora oggi
attivi nei movimenti di aiuto ai rifugiati o nelle critiche alla
globalizzazione.
Ma prima di tutto in questa settimana di escursioni alpine, ci sono
evidentemente le scalate, dure, pericolose, che esigono molti sforzi.
Per questo abbiamo le nostre guide di alta montagna che avevano cominciato
con le scalate e le grandi passeggiate quando ancora si pensava, almeno
in Germania, che tutto questo fosse roba da borghesi.
Salicina è, fin dagli anni Settanta, un luogo molto bello sulle
montagne svizzere, proprio sul passaggio tra l'Alta Engadina e Bergeil – e
così quasi in Italia – dove si possono passare delle vacanze
in modo diverso dal solito.
In modo diverso, cioè, ci possono
essere fino a 80 persone, fra cui, in occasione delle vacanze
invernali ed estive, molti bambini; la cucina e i lavori domestici
sono collettivi, il tutto ampiamente autogestito e con l'aiuto di
4 guardie dei rifugi.
Ci sono dormitori dai 4 ai 12 letti e
in più questo luogo – con
la biblioteca più meravigliosa che si possa immaginare – si
presta in modo ideale a seminari ed incontri. Ci sono anche dei corsi
di italiano e delle settimane di incontri sul turismo equo e sulle
critiche alla globalizzazione.
Ed è proprio qui, penso, che dovremmo
organizzare nei prossimi anni un seminario Europolar.

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