Il giallo europeo nel mirino

n°3 Novembre-Dicembre-Gennaio 2005/06

 

 

>> Letture

I gialli della cronaca

"Roma in cronaca nera"
Enzo Rava

Manifestolibri • 2005 327 pagine

Diego Zandel

 

Si può scrivere la storia di una città attraverso i suoi delitti, tanto questi sono rappresentativi dell’ambiente e dell’epoca in cui sono avvenuti. Casi come quello della banda Cavallero, con rapine in banca e sparatorie e inseguimenti, potevano avvenire solo nella Milano industriale degli anni Cinquanta, non altrove, non a Roma, ad esempio, che era pure una grande città, ma aveva caratteristiche urbane e sociali completamente diverse.

A Roma accadevano altri tipi di delitti, finché, naturalmente, anche la capitale non ha perso quell’aria ministeriale e paciosa e, grazie a Cinecittà e a luoghi come via Veneto, mondana, per diventare anch’essa la metropoli delle bande criminali come una qualsiasi Chicago. La svolta c’è stata con la rapina e l’ammazzamento dei fratelli Menegazzo, negli anni Sessanta, per poi dilagare con le imprese della banda della Magliana. Ma, prima, solo delitti, per così dire, privati. Le vittime: mondane, amanti, mogli, fidanzate... sì, per lo più nel segno della donna, del sesso, delle passioni insane. Casi, tuttavia, non semplici e che hanno un nome ormai evocativo: il caso Montesi, il caso Wanninger, il caso Fenaroli, i coniugi Bebawi, Casati Stampa, il boia di Albenga. E, tutti, casi di non semplice soluzione, tant’è che alcuni di essi sono rimasti insoluti.

Dicevamo della storia della città che, attraverso i delitti, si può scrivere. Ebbene, l’ha fatto Enzo Rava, decano dei giornalisti romani, in Roma in cronaca nera, edito da Manifestolibri, con una postfazione di Giancarlo De Cataldo, giudice e scrittore in Roma e di Roma, sopratutto con il suo libro più rappresentativo “Romanzo criminale”, ispirato alle vicende della banda della Magliana.

Enzo Rava, per le sue fonti, ha preso i cantori del genere, i cronisti di nera, quelli però che non esistono più nel mondo del giornalismo ormai anch’esso supertecnologizzato, che elabora altre fonti, comunicati e conferenze stampa, dichiarazioni, veline, internet. Gente, i cronisti di nera di una volta, che magari sbagliavano qualche congiuntivo e dallo stile non proprio impeccabile, ma che scarpinavano per la città andando loro stessi sul luogo del delitto, a scovare i testimoni, seguivano piste proprie col fiuto della notizia e l’ambizione dello scoop, arrivando qualche volta a delle verità prima ancora della polizia. Rava, che non era cronista di nera, esprime in questo suo libro tutto il rispetto e, spesso, l’ammirazione per i suoi colleghi, mentre prende spunto dai loro racconti, così come sono stati pubblicati sui giornali dell’epoca, per riproporci i delitti più misteriosi e significativi che hanno contraddistinto una certa Roma. E lo fa minuziosamente, con una scrittura molto personale, lieve e ironica, con un gusto letterario che ci aiuta molto a delineare ambienti, personaggi, atmosfere, come se quelli che ci presenta non fossero fattacci, bensì avvincenti racconti gialli. Sicché, pur essendo quelli nominati casi ormai straconosciuti, almeno dagli addetti ai lavori, si ha come l’impressione di leggerli per la prima volta. Per cui si rimane stupiti di fronte alla biondina Christa Wanninger, uccisa sul pianerottolo di via Emilia, sulla porta di casa di un’amica, che dice di non aver udito nulla perché dormiva, e tutto, tra le coltellate e la scoperta della vittima, nel giro di 7 minuti. Possibile che nessuno ha visto nulla, tranne che un fantomatico uomo vestito di blu? E Wilma Montesi, su quella spiaggia di Torvaianica dove fu trovato il cadavere, ce l’hanno portata o è annegata in seguito a uno sfortunato pediluvio? Straordinari poi i coniugi Bebawi: l’uno accusava l’altra dell’omicidio dell’amante di lei, un gioco delle parti che ha portato nientemeno che all’assoluzione di entrambi per mancanza di prove... E via di seguito. Rava mette in luce ogni aspetto, sapientemente, con l’uso accorto delle sospensioni, le digressioni, le allusioni, gli affondi, le battute di dialogo estratte dalla cronaca e che da sole definiscono personaggi e situazioni. Come quella della moglie del mostro di Nerola, un serial killer del primo dopoguerra, al quale viene dato l’ergastolo: “Te sta bene assai, ma te dovrebbero impiccà”, grida al marito in tribunale dopo la lettura della sentenza.

Giustamente Giancarlo De Cataldo, che si dichiara lettore di Rava, suppone che il maestro qualche proselite l’avrà fatto. “Ora, Cerami non si offenderà” scrive nella postfazione “se un lettore attento avrà modo di trovare, nei fattacci relativi a Luberti e ai marchesi Casati, più d’una eco del Rava-pensiero”. Perché Roma in cronaca nera, in questa edizione nuova di zecca di Manifestolibri, è la riproposta di un’altra vecchia edizione, uscita anni fa (De Cataldo la scovò nel ’99 su una bancherella del mercato dell’usato di Porta Portese a Roma) e che evidentemente ha fatto scuola. Tanto da non poter mancare di tornare nuovamente sui banconi delle librerie.

 


powered by FreeFind

© 2005 europolar

Home | Editoriale | Redazione | Traduttori | Archivi | Links | Webmaster | Mappa del sito | Webmaster: Emma