I
gialli della cronaca
"Roma
in cronaca nera"
Enzo Rava
Manifestolibri • 2005 • 327
pagine
Diego
Zandel
Si
può scrivere la storia di una città attraverso
i suoi delitti, tanto questi sono rappresentativi dell’ambiente
e dell’epoca in cui sono avvenuti. Casi come quello della banda
Cavallero, con rapine in banca e sparatorie e inseguimenti, potevano
avvenire solo nella Milano industriale degli anni Cinquanta, non
altrove, non a Roma, ad esempio, che era pure una grande città,
ma aveva caratteristiche urbane e sociali completamente diverse.
A Roma
accadevano altri tipi di delitti, finché, naturalmente,
anche la capitale non ha perso quell’aria ministeriale e paciosa
e, grazie a Cinecittà e a luoghi come via Veneto, mondana,
per diventare anch’essa la metropoli delle bande criminali
come una qualsiasi Chicago. La svolta c’è stata con
la rapina e l’ammazzamento dei fratelli Menegazzo, negli anni
Sessanta, per poi dilagare con le imprese della banda della Magliana.
Ma, prima, solo delitti, per così dire, privati. Le vittime:
mondane, amanti, mogli, fidanzate... sì, per lo più nel
segno della donna, del sesso, delle passioni insane. Casi, tuttavia,
non semplici e che hanno un nome ormai evocativo: il caso Montesi,
il caso Wanninger, il caso Fenaroli, i coniugi Bebawi, Casati Stampa,
il boia di Albenga. E, tutti, casi di non semplice soluzione, tant’è che
alcuni di essi sono rimasti insoluti.
Dicevamo
della storia della città che, attraverso i delitti,
si può scrivere. Ebbene, l’ha fatto Enzo Rava, decano
dei giornalisti romani, in Roma in cronaca nera, edito
da Manifestolibri, con una postfazione di Giancarlo De Cataldo, giudice
e scrittore in Roma e di Roma, sopratutto con il suo libro più rappresentativo “Romanzo
criminale”, ispirato alle vicende della banda della Magliana.
Enzo
Rava, per le sue fonti, ha preso i cantori del genere, i cronisti
di nera, quelli però che non esistono più nel mondo
del giornalismo ormai anch’esso supertecnologizzato, che elabora
altre fonti, comunicati e conferenze stampa, dichiarazioni, veline,
internet. Gente, i cronisti di nera di una volta, che magari sbagliavano
qualche congiuntivo e dallo stile non proprio impeccabile, ma che
scarpinavano per la città andando loro stessi sul luogo del
delitto, a scovare i testimoni, seguivano piste proprie col fiuto
della notizia e l’ambizione dello scoop, arrivando qualche
volta a delle verità prima ancora della polizia. Rava, che
non era cronista di nera, esprime in questo suo libro tutto il rispetto
e, spesso, l’ammirazione per i suoi colleghi, mentre prende
spunto dai loro racconti, così come sono stati pubblicati
sui giornali dell’epoca, per riproporci i delitti più misteriosi
e significativi che hanno contraddistinto una certa Roma. E lo fa
minuziosamente, con una scrittura molto personale, lieve e ironica,
con un gusto letterario che ci aiuta molto a delineare ambienti,
personaggi, atmosfere, come se quelli che ci presenta non fossero
fattacci, bensì avvincenti racconti gialli. Sicché,
pur essendo quelli nominati casi ormai straconosciuti, almeno dagli
addetti ai lavori, si ha come l’impressione di leggerli per
la prima volta. Per cui si rimane stupiti di fronte alla biondina
Christa Wanninger, uccisa sul pianerottolo di via Emilia, sulla porta
di casa di un’amica, che dice di non aver udito nulla perché dormiva,
e tutto, tra le coltellate e la scoperta della vittima, nel giro
di 7 minuti. Possibile che nessuno ha visto nulla, tranne che un
fantomatico uomo vestito di blu? E Wilma Montesi, su quella spiaggia
di Torvaianica dove fu trovato il cadavere, ce l’hanno portata
o è annegata in seguito a uno sfortunato pediluvio? Straordinari
poi i coniugi Bebawi: l’uno accusava l’altra dell’omicidio
dell’amante di lei, un gioco delle parti che ha portato nientemeno
che all’assoluzione di entrambi per mancanza di prove... E
via di seguito. Rava mette in luce ogni aspetto, sapientemente, con
l’uso accorto delle sospensioni, le digressioni, le allusioni,
gli affondi, le battute di dialogo estratte dalla cronaca e che da
sole definiscono personaggi e situazioni. Come quella della moglie
del mostro di Nerola, un serial killer del primo dopoguerra, al quale
viene dato l’ergastolo: “Te sta bene assai, ma te dovrebbero
impiccà”, grida al marito in tribunale dopo
la lettura della sentenza.
Giustamente
Giancarlo De Cataldo, che si dichiara lettore di Rava, suppone
che il maestro qualche proselite l’avrà fatto. “Ora,
Cerami non si offenderà” scrive nella postfazione “se
un lettore attento avrà modo di trovare, nei fattacci relativi
a Luberti e ai marchesi Casati, più d’una eco del Rava-pensiero”.
Perché Roma in cronaca nera, in questa edizione
nuova di zecca di Manifestolibri, è la riproposta di un’altra
vecchia edizione, uscita anni fa (De Cataldo la scovò nel ’99
su una bancherella del mercato dell’usato di Porta Portese
a Roma) e che evidentemente ha fatto scuola. Tanto da non poter
mancare di tornare nuovamente sui banconi delle librerie.