Il giallo europeo nel mirino

n°4 Febbraio-Marzo-Aprile del 2005

 

 

>> Letture

Miti in carne ed ossa

Confidencias de un detective privado
Juan-Carlos Arias

La Esfera de los libros • 2005

Javier Sánchez Zapatero
Traduzione dalla versione francese: Ottavia Marchiori

 

Plasmata come una delle grandi icone letterarie e cinematografiche del XX secolo, la figura del detective è sempre rimasta nascosta dietro un velo di ambiguità e di mistero. Tutto ciò che la società sapeva delle sue abitudini di lavoro, essa lo aveva appreso attraverso degli stereotipi, impregnati di fumo e di odore di polvere, diffusi dai film e dai romanzi noir . L'affascinante potere della finzione di fronte alla realtà genererà l'identificazione della figura del detective con quella di un personaggio solitario, seduttore, alcolizzato, sradicato… Però, dietro a questa immagine-prototipo si nasconde una realtà in carne ed ossa che interessa un gruppo in piena espansione che comincia ad essere socialmente riconosciuto grazie all'omologazione universitaria degli studi di Criminologia e che preserva alcune caratteristiche corporative che non sempre coincidono con quelle diffuse dai modelli culturali. Svelare questa realtà e stabilire un ritratto fedele e dettagliato del detective privato spagnolo, studiandone la storia, l'evoluzione e lo stato attuale, sono gli obiettivi di Confidencias de un detective privado, la terza opera di Juan-Carlos Arias, detective privato – dal 1982 direttore dell'agenzia di Siviglia ADAS- e fan incondizionato del genere noir , che aveva già dato libero corso alle proprie inquietudini letterarie e alla propria volontà di diffondere gli aspetti più occulti della sua professione in Conexión detective e in Sevilla confidencia .

Con spirito divulgatore, uno stile diretto ed una profusione di dati che rivela un'ardua fatica documentaria, l'autore analizza nella prima parte del suo libro la situazione della corporazione in Spagna, prendendo in considerazione, oltre ai suoi antecedenti e ai condizionamenti storici e sociali, le sue principali abitudini professionali. Si scoprono così degli attrezzi, dei trucchi e degli strumenti di lavoro che dimostrano che il detective è un uomo passivo, che per ottenere un'informazione, ha come principali armi l'osservazione, la capacità di deduzione e la facilità di comunicazione. Per completare la base teorica su cui si fonda l'inizio dell'opera, Arias riporta, adeguatamente falsati ed alterati per rispettare il segreto professionale, alcuni casi reali che egli ha dovuto affrontare in qualità di detective privato. Attraverso il suo alter ego Reyes e con una prosa austera e sobria, retaggio dei maestri del genere, l'autore mostra un mondo sazio di vendette, odi, gelosie, avarizie e rancori il quale sottolinea che, a volte, la realtà supera largamente la fantasia. I casi messi in scena da Reyes non solo permettono di conoscere il modo di agire dei detective, ma svelano anche alcuni dei loro dubbi morali al momento di accettare dei clienti o di trovare soluzione agli enigmi, quasi sempre risolti dalla loro convinzione di portare alla luce del sole la verità, indipendentemente dai profitti che questo genera.

L'opera, che è completata da tre interessanti rapporti di inchiesta giornalistica su dei casi reali, permette di mettere il lettore in contatto con la realtà di una figura che ha quasi sempre camminato sulle vie del mito e che ha l'abitudine di non essere conosciuta se non come un'immagine culturale. Nonostante il fatto di scacciare certe credenze e di disegnare un ritratto fedele lontano da ogni stereotipo, quel che è certo è che, dopo aver letto il libro di Arias, la natura attrattiva della figura del detective perdura, forse perché in fondo tutti continuiamo a vedere in lui, come diceva Raymond Chandler, « un uomo comune, ma anche un uomo speciale ».


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