Musica
Finita, di Luigi Bernardi, conclude la trilogia Atlante
Freddo, iniziata con Vittima Facile e Rosa
Piccola. È la storia
di un mondo che cambia, dove i sogni di una generazione precipitano
definitivamente nel fango, e da quello stesso fango emergono sogni
più giovani, imprecisi ma proprio per questo pieni di promesse. È il
tipo di storia che molti racconterebbero in un lungo romanzo.
Bernardi, con la sua narrazione rapida e sincopata, fotografa il
passaggio da un’epoca a un’altra in sole 120 pagine.
Abdellah, gangster
marocchino sciupafemmine, con un gatto che non se lo fila e una malsana
passione per i datteri avvolti in petali
di rosa, sogna di monopolizzare il traffico telefonico degli
extracomunitari torinesi.
Chiara, una ragazza alla scoperta della vita, conosce Nandina,
giovane libraia figlia di un terrorista in galera e nipote di
Sergio, il
padrone della libreria. Sergio vuole aiutare Nandina a eliminare
gli ostacoli che si frappongono all’apertura di un centro per
extracomunitari. L’ostacolo più grosso è l’attività di
Abdellah.
Sergio, con due amici che in passato erano legati come lui alla
lotta armata del proletariato, sferra un attacco al cuore dei
phonecenter di Abdellah. Per lui è un modo di dare un senso al passato,
di non ammettere la sconfitta. Ma non ha fatto i conti con un mondo
che nel frattempo è cambiato, dove la violenza è impersonale,
efficiente e spesso gratuita. Il suo gesto trascina tutti gli altri
in un bagno di sangue.
Chiara ne esce provata, ma pulita, ancora capace di ridere.
Dopo aver letto Musica Finita,
resta un senso misto di dolore e piacere per una vita che può essere assurda e che ha senso solo se
vissuta con leggerezza, attimo per attimo.