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Letture
Incontro,
sotto l’Albero di Natale,
con uno dei Padri del Giallo
Le
crime de l’omnibus
(Lo
spillo avvelenato)
Fortuné du
Boisgobey
Les
Belles Lettres • 2005 • 253 pagine
Giuseppina La Ciura
“Vous
est-il arrivé, le soir, vers minuit, de manquer
le dernier omnibus de la ligne qui conduit à votre domicile
?”
Comincia
così Le crime de l’omnibus di Fortuné du
Boisgobey (1821-1891). Ricordo d’averlo letto, molti
anni fa, con il titolo di “Lo spillo avvelenato” e
in un’edizione
ridotta, nella collana economica dei mitici Gialli Mondadori1.
L’ho
riletto durante le feste natalizie nell’ edizione
integrale di Les
Belles Lettres, nella splendida collana diretta
da Alfu cui si deve il merito di avere ripubblicato opere
dimenticate di grandi
romanzieri francesi dell’Ottocento tra i quali Ponson
du Terrail e Eugéne Sue.
Corre
l’anno 1880. Parigi è la vecchia amata ville
Lumière della Belle Epoque nascente, dell’Esposizione
Universale, dei grandi pittori che si chiamano Renoir,
Manet, Monet, Degas… La Parigi della memoria è tutta
lì, nella linea seguita dall’omnibus, quella che va
dal Jardin des Plantes a place Pigalle, a Montmartre. Un quarto
a mezzanotte di una sera glaciale, d’inverno. L’omnibus,
alla sua ultima corsa, si ferma all’angolo del boulevard
Saint Germain con rue Cardinal-Lemoine. Il pittore Paul Freneuse
vede arrivare
di corsa una donna velata. Ella vorrebbe salire, ma l’autista è inflessibile.
La vettura è al completo. Un signore- il solo uomo presente
oltre il pittore- si alza e le cede galantemente il posto ,andando
a sedere sull’imperiale. La donna misteriosa può così sedersi
accanto ad una bellissima giovane vestita modestamente e altrettanto
velata. Nella discesa che va dal ponte Neuf verso il quai del Louvre,
la giovane ha un sussulto e si lascia andare sulla spalla della
vicina.
Solo
al capolinea il pittore si accorgerà che ella è morta….
di una morte misteriosa, inspiegabile. Sconvolto, meccanicamente,
raccoglie
da sotto il sedile uno spillone e un pezzo di carta, frammento
di una lettera…
La
polizia, non avendo il medico legale trovato segni di violenza
sul corpo della
fanciulla, si limita a dichiarare il decesso come
naturale e ad esporre il cadavere, per l’identificazione,
alla Morgue - luogo macabro già descritto a tinte forti
in un altro romanzo dell’autore Decapitée2.
L’indagine è condotta
da un trio di detective dilettanti, il pittore Freneuse, il simpatico
imbrattatele Binos e il misterioso monsieur Piédouche
Essi non procedono secondo i metodi codificati dai padri del
nascente
genere poliziesco (Poe, Gaboriau e poi Conan Doyle). Come in
un noir, essi si immergono nell’ambiente in cui la vittima
ha vissuto. E’ l’ambiente che gravita attorno al
mercato di place Saint Pierre, ai piedi della butte di Montmartre.
Vi si trovano piccoli
caffè sordidi dove ci si stordisce con l’assenzio,
atelier di pittori in cerca di fama che fanno la bohème,
squallidi alberghetti da quattro soldi, tabarin equivoci. Vi
si aggira un’ umanità pittoresca
fatta di operai e perdigiorno, ballerini e cantanti in cerca
di fortuna, modelli e modelle, spesso stranieri, spagnoli ed
italiani (la vittima
stessa è italiana, una cantante di Milano) E poi, albergatori
di buon cuore come Sophie Cornu, venditori ambulanti, fioraie,
ladruncoli, prostitute, imbroglioni e affaristi senza scrupoli.
L’indagine
si dipana in un ritmo serrato, tra coups de théâtre,
inseguimenti notturni in fiacre, false piste, travestimenti,
scene lacrimose e pittoresche (come quella della visita al cimitero
di Saint-Ouen, in banlieue) e sentimentali( con Freneuse diviso
tra una ricca francese che assomiglia ad una modella di Rubens
e una
bruna italiana
che sembra uscita da un quadro di Raffaello), ricatti, trame
astute di criminali geniali spinti dal più classico dei
moventi: Sua Maestà il Denaro. E per non cadere nella
drammaticità a
buon mercato del feuilleton, genere in quel momento all’apice
del successo, un humour sottile e uno stile che, pur ridondante,
resta sempre gradevolissimo.
Cinque
anni dopo, nel 1886, l’anglosassone Fergus Hume pubblicava Mystery
of a hansom cab in cui si rifà in modo evidente fin
dal primo capitolo al romanzo di F. Du Boisgobey. Poi, vennero Leblanc,
Leroux, Galopin, Malet ed altri che videro nel Nostro non l’epigono
di Gaboriau ma un rivale, un precursore, un maestro del romanzo poliziesco.
Buona lettura a tutti!
1 F.
du Boisgobey, Lo spillo avvelenato. Gialli Economici
Mondatori, 1938. | retour |
2 F.
du Boisgobey, Decapitée. Les
Belles Lettres, 2004.|
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