Il giallo europeo nel mirino

n°4 Febbraio-Marzo-Aprile del 2006

 

 

>> Letture

Incontro, sotto l’Albero di Natale,
con uno dei Padri del Giallo

Le crime de l’omnibus
(Lo spillo avvelenato)

Fortuné du Boisgobey

Les Belles Lettres • 2005 • 253 pagine

Giuseppina La Ciura

 

“Vous est-il arrivé, le soir, vers minuit, de manquer le dernier omnibus de la ligne qui conduit à votre domicile ?”

Comincia così Le crime de l’omnibus di Fortuné du Boisgobey (1821-1891). Ricordo d’averlo letto, molti anni fa, con il titolo di “Lo spillo avvelenato” e in un’edizione ridotta, nella collana economica dei mitici Gialli Mondadori1. L’ho riletto durante le feste natalizie nell’ edizione integrale di Les Belles Lettres, nella splendida collana diretta da Alfu cui si deve il merito di avere ripubblicato opere dimenticate di grandi romanzieri francesi dell’Ottocento tra i quali Ponson du Terrail e Eugéne Sue.

Corre l’anno 1880. Parigi è la vecchia amata ville Lumière della Belle Epoque nascente, dell’Esposizione Universale, dei grandi pittori che si chiamano Renoir, Manet, Monet, Degas… La Parigi della memoria è tutta lì, nella linea seguita dall’omnibus, quella che va dal Jardin des Plantes a place Pigalle, a Montmartre. Un quarto a mezzanotte di una sera glaciale, d’inverno. L’omnibus, alla sua ultima corsa, si ferma all’angolo del boulevard Saint Germain con rue Cardinal-Lemoine. Il pittore Paul Freneuse vede arrivare di corsa una donna velata. Ella vorrebbe salire, ma l’autista è inflessibile. La vettura è al completo. Un signore- il solo uomo presente oltre il pittore- si alza e le cede galantemente il posto ,andando a sedere sull’imperiale. La donna misteriosa può così sedersi accanto ad una bellissima giovane vestita modestamente e altrettanto velata. Nella discesa che va dal ponte Neuf verso il quai del Louvre, la giovane ha un sussulto e si lascia andare sulla spalla della vicina.

Solo al capolinea il pittore si accorgerà che ella è morta…. di una morte misteriosa, inspiegabile. Sconvolto, meccanicamente, raccoglie da sotto il sedile uno spillone e un pezzo di carta, frammento di una lettera…

La polizia, non avendo il medico legale trovato segni di violenza sul corpo della fanciulla, si limita a dichiarare il decesso come naturale e ad esporre il cadavere, per l’identificazione, alla Morgue - luogo macabro già descritto a tinte forti in un altro romanzo dell’autore Decapitée2. L’indagine è condotta da un trio di detective dilettanti, il pittore Freneuse, il simpatico imbrattatele Binos e il misterioso monsieur Piédouche Essi non procedono secondo i metodi codificati dai padri del nascente genere poliziesco (Poe, Gaboriau e poi Conan Doyle). Come in un noir, essi si immergono nell’ambiente in cui la vittima ha vissuto. E’ l’ambiente che gravita attorno al mercato di place Saint Pierre, ai piedi della butte di Montmartre. Vi si trovano piccoli caffè sordidi dove ci si stordisce con l’assenzio, atelier di pittori in cerca di fama che fanno la bohème, squallidi alberghetti da quattro soldi, tabarin equivoci. Vi si aggira un’ umanità pittoresca fatta di operai e perdigiorno, ballerini e cantanti in cerca di fortuna, modelli e modelle, spesso stranieri, spagnoli ed italiani (la vittima stessa è italiana, una cantante di Milano) E poi, albergatori di buon cuore come Sophie Cornu, venditori ambulanti, fioraie, ladruncoli, prostitute, imbroglioni e affaristi senza scrupoli. L’indagine si dipana in un ritmo serrato, tra coups de théâtre, inseguimenti notturni in fiacre, false piste, travestimenti, scene lacrimose e pittoresche (come quella della visita al cimitero di Saint-Ouen, in banlieue) e sentimentali( con Freneuse diviso tra una ricca francese che assomiglia ad una modella di Rubens e una bruna italiana che sembra uscita da un quadro di Raffaello), ricatti, trame astute di criminali geniali spinti dal più classico dei moventi: Sua Maestà il Denaro. E per non cadere nella drammaticità a buon mercato del feuilleton, genere in quel momento all’apice del successo, un humour sottile e uno stile che, pur ridondante, resta sempre gradevolissimo.

Cinque anni dopo, nel 1886, l’anglosassone Fergus Hume pubblicava Mystery of a hansom cab in cui si rifà in modo evidente fin dal primo capitolo al romanzo di F. Du Boisgobey. Poi, vennero Leblanc, Leroux, Galopin, Malet ed altri che videro nel Nostro non l’epigono di Gaboriau ma un rivale, un precursore, un maestro del romanzo poliziesco.

Buona lettura a tutti!

 

1 F. du Boisgobey, Lo spillo avvelenato. Gialli Economici Mondatori, 1938. | retour |
2 F. du Boisgobey, Decapitée. Les Belles Lettres, 2
004.| retour
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