In questo libro
incontriamo tre figure di donne molto diverse l’una
dall’altra. Esse entrano in contatto durante le indagini con
il cadavere di uno sconosciuto, fatto a pezi dalle cornacchie, scoperto
da una vecchia coppia di cercatori di funghi in una postazione di
caccia in una foresta del Bergisch Land. Abbiamo Judith Krieger,
commissario, tabagista, cronicamente stanca e sarcastica, la cui
combattività si ridesta veramente solo quando per colpa sua
il suo giovane concorrente, che lei detesta, sembra mettere a rischio
la propria carriera. La misteriosa guardia forestale Diana Westermann,
appena tornata da un incarico in Africa, che deve affermare il ruolo
della donna in una professione dominata dagli uomini; e la giovane
Laura, introversa, che i genitori borghesi benpensanti hanno sepolto
in un Ashram in quella foresta per farle dimenticare il suo amante
molto più vecchio di lei con la pratica dello yoga e della
meditazione. Poi si scopre un altro cadavere nel cratere provocato
da una bomba, residuato della Seconda guerra mondiale, proprio accanto
a quella che l’autore chiama ironicamente una Istituzione Esoterica.
E tutto questo è in effetti avvincente e ben scritto. Anche
la costruzione è ineccepibile. Presentandosi come una storia
della camera chiusa, anche se l’azione si svolge all’aria
aperta, essa si ispira notevolmente al classico whodunnit con i suoi
molteplice colpi di scena, in modo tale che il lettore sospetti sempre
il colpevole sbagliato. Questo dimostra che Gisa Klönne conosce
il suo mestiere. Il che è il minimo che ci si poteva aspettare,
visto che dopo tutto tiene dei seminari di scrittura creativa.
Ma invano si cercherebbero qui l’esuberante gioia di vivere,
il gusto del comico e del burlesco che Jean-Marc Laherrère
descrive così bene nelle sue due recensioni di questo numero
di Europolar, su un giallo francese (Hannelore Cayre, Toile
de maitre)
e uno vietnamita (Tran-Nhut, L’esprit de la renarde), facendo
così venir voglia di raccomandare questi due gialli a un editore
tedesco.
Non parliamo
neppure di una qualsivoglia riflessione sullo stato attuale o il
contesto della società, insomma, un qualche
elemento che avrebbe potuto portare, al di là del discorso
artigianale di un intrigo avvincente e di personaggi interessanti,
non solo a far vacillare il pregiudizio, ma ad annullarlo totalmente.
Quando si legge questo giallo, si ha inevitabilmente davanti agli
occhi l’adattamento per lo schermo che sarà presentato
alla tv tedesca e che abbiamo già visto innumerevoli volte:
anche se c’è dell’azione ha sempre un aspetto
rozzo e giustapposto, e se qualcuno lancia una battuta è solo
un contrappunto a una certa tetraggine che, camuffata da serietà,
non fa che mascherare il fatto che i drammi presentati derivano
dalla noia di un mondo che gira esclusivamente intorno a se stesso.
Nonostante tutto,
La foresta silenziosa è una buona storia,
con dei personaggi che lasciano il segno, un giallo avvincente e
piacevole da leggere. Ma, sfortunatamente, nulla di più.
