A cura di Gian Franco Orsi
Alacràn • 2005
Pasquale
Pede
Ancora
per
i tipi del piccolo editore milanese un titolo di saggistica
sulla letteratura poliziesca.
In
genere si ritiene che perseverare sia diabolico, ma evidentemente
la passione di Andrea Carlo Cappi,
lo scrittore-sceneggiatore-operatore
culturale che insieme al ‘complice’ Sandro Ossola
organizza le scelte di catalogo, è tale da fargli
sfidare le fiamme dell’inferno. Per
parte nostra non possiamo che augurare fortuna alla sua tenacia,
dato che il mercato editoriale italiano non sembra gradire
fin qui i testi di informazione dedicati all’argomento.
Stavolta
il succoso volume è dedicato interamente a un grande
dell’hardboiled come Chandler e alla sua archetipica
creatura, Philip Marlowe. Composto da una ventina di
scritti di autori diversi
che affrontano sotto varie angolature la figura dello
scrittore di Chicago e quella del suo immortale detective, Hardboiled
Blues è comunque
responsabilità di Gian Franco Orsi, decano del
giallo in Italia anche per aver diretto per anni la veneranda
collana del
Giallo Mondadori.
Personalmente
guardiamo con riconoscenza a iniziative di questo tipo, vere mosche
bianche nel nostro paese, tradizionalmente
refrattario a trattare con rispetto la narrativa di genere,
figuriamoci
a farne
oggetto di studio. Orsi stesso, pur essendo uno dei massimi
esperti nostrani sull’argomento, confessa di aver dovuto attendere
qualche anno perché un editore se la sentisse di sostenere
questo progetto che egli coltivava da tempo. L’apparizione
di libri del genere ci segnala che forse i tempi stanno
cambiando: incrociamo le dita e speriamo bene (sembra
di prossima uscita
anche un testo su Dashiell Hammett, di cui riferiremo
a tempo debito).
Ma
veniamo adesso al lavoro di Orsi & Co.
Il
volume ha un taglio divulgativo, prediligendo l’obiettivo
di informare il lettore sulla vita e l’opera di Chandler, nonché sui
suoi numerosi derivati cinematografici e televisivi. Adotta quindi
un’impostazione leggera, senza pedanterie accademiche ma ricca
di dati e di curiosità su tutto ciò che
concerne Marlowe e il suo creatore.
Il
drappello radunato da Orsi per realizzare il progetto comprende nomi
ben noti del giallo italiano: autori come
Sergio Altieri
e Andrea G. Pinketts, esperti come Pike Borsa, il già citato
Cappi, Giuseppe Lippi, Lia Volpatti, Carlo Oliva e Renato Barbolini.
Il
curatore poi si ritaglia una cospicua fetta di spazio scrivendo
parecchi capitoli. I testi sono tutti inediti.
Del “gentleman di California” i vari scritti, dopo aver
delineato la cronologia della vita di Chandler, prendono in esame
svariati aspetti che caratterizzarono la sua esistenza, senza disdegnarne
il lato aneddotico: l’appassionato rapporto con la moglie Cissy,
ma anche quello con la non meno amata gatta persiana Taki. L’ambivalenza
verso la narrativa poliziesca che percorre i suoi scritti teorici
e la sua vocazione (ne sono esempi la ferocia con cui ne demoliva
i luoghi comuni o ne stroncava mostri sacri come Agatha Christie
o S.S. Van Dine, di contro la tenacia con cui difendeva e perseguiva
la possibilità di forgiare la grezza materia dei pulps per
farne letteratura tout court). I tormentati rapporti col cinema e
con Hollywood, non diversamente da quel che accadde a tanti altri
scrittori americani prima di lui. Guidati da Orsi e da Otto Penzler
percorriamo le strade di Los Angeles alla ricerca dei luoghi immortalati
nei suoi libri e di ciò che ne resta al giorno d’oggi.
Vengono poi passati in rassegna i personaggi che nei racconti precedettero
il Marlowe definitivo – i vari Dalmas, Mallory etc. – nonchè le
figure femminili che incontra nelle sue inchieste; viene anche analizzata
in dettaglio la celebre opera di “cannibalizzazione” mediante
la quale Chandler sfruttava le idee dei racconti precedenti per elaborare
i romanzi. Un particolare rilievo viene poi dato alle vicissitudini
dello scrittore a Hollywood: i rapporti conflittuali con registi
del calibro di Wilder e Hitchckok, il disprezzo del letterato per
la volgarità e il cinismo dell’ambiente
del cinema, i film da lui sceneggiati e le molteplici
versioni per il grande
schermo dei suoi romanzi. A completare il materiale informativo
abbiamo infine una rassegna delle versioni televisive
dei suoi lavori e una
bibliografia esaustiva della sua opera, compresi i romanzi
apocrifi o quelli in cui lo scrittore compare come personaggio.
Andrea
G. Pinketts, il noto autore di noir surreali, propone
infine un originale
parallelo fra il mondo di Chandler e quello del contemporaneo
James Ellroy.
Fin
qui i contributi originali, che nell’insieme forniscono
un ritratto sfaccettato ma completo dell’autore e del suo personaggio.
Soprattutto apprezzabile è la ricchezza ed esattezza delle
informazioni assemblate, da cui risulta un utile libro di riferimento
per chi voglia orientarsi nella materia.
Il volume poi è arricchito da due testi originali di Chandler
stesso e da altri due, tratti da romanzi, che lo vedono comparire
come personaggio.
I primi sono la parte finale della sceneggiatura che
Chandler scrisse per il famoso film noir di Billy Wilder La
fiamma del peccato,
dal romanzo di J.M. Cain e un sarcastico scritto su La
notte degli Oscar finora inedito. I secondi sono tratti da due romanzi
che rendono tributo al mondo dello scrittore: La
strada di mattoni gialli, di Stuart M. Kaminsky,
un’avventura di Toby Peters,
lo scalcagnato detective creato dalla sua penna, che in quest’inchiesta
vede come comprimario il celebre scrittore, e Dieci
per cento di vita, scritto dall’uruguaiano Hiber Conteris nel 1985 come
esplicito omaggio al mondo chandleriano, in cui addirittura lo scrittore
e Marlowe collaborano ad un’indagine. Ambedue
i romanzi erano apparsi in origine nel Giallo Mondadori. Come
si vede da questa panoramica il volume è molto vario,
ricco e stimolante.
L’unico appunto che potremmo eventualmente muovergli è che,
trattandosi in assoluto del primo libro apparso nel nostro paese
su un classico dell’hardboiled della levatura di Chandler,
gli autori non abbiano aggiunto per l’occasione qualche capitolo
che approfondisse maggiormente sul piano critico un’opera letteraria
così importante.
Possiamo ipotizzare che lo avrebbero fatto ben
volentieri, ma che si sia ritenuto che in tal modo
il libro sarebbe
risultato indigesto
per un mercato come il nostro che, come abbiamo
visto, non sembra nutrire grande interesse per
opere di
questo tipo.
