Il giallo europeo nel mirino

n°4 Febbraio-Marzo-Aprile del 2006

 

 

>> Letture

Arriveranno i fiori del sangue

Stefano Tura

Mondadori • 2005 • 257 p.

Simona Mammano

 

“Il Kosovo è un paese astratto, artificiale. La guerra ne ha distrutto i valori, le personalità. Dalle macerie sono usciti uomini annientati, senza un’identità nazionale. Ignoti persino a loro stessi. E in questo contesto di ideali cancellati, sono arrivati altri uomini. Persone che girano armate e in divisa per le strade, tra i mercati, nelle chiese. Presunti portatori di pace che impongono le loro regole con la forza e seminano terrore e odio tra la gente.” (Arriveranno i fiori del sangue, p. 233).

Questa è la descrizione che Alvaro Gerace, protagonista del libro di Tura, dà del Kosovo, finita la guerra nei Balcani. Gerace è un poliziotto della questura di Bologna che va in quel paese per indagare, privatamente, sulla morte di una giornalista. E’ forse possibile indagare in maniera non ufficiale in terra straniera? Come ci dice Tura, attraverso le parole del suo protagonista, siamo nella terra di nessuno. Nel limbo che si crea alla fine di un moderno conflitto. Potremmo essere anche in Iraq, in Afghanistan, la situazione rimarrebbe quella di un paese dove i confini tra legalità e illegalità sono sfumati, dove il diritto cede il passo alla legge del più forte.

E’ un romanzo molto duro, spietato, quello che l’autore ci propone, è il frutto della sua esperienza di inviato speciale del TG1. Lo stile è completamente diverso dai precedenti libri Il killer delle ballerine (Fazi, 2001) e Non spegnere la luce (Fazi, 2003), è più maturo. Leggendo Arriveranno i fiori del sangue si respira il sapore della solitudine, ci si sente braccati, si percepisce cosa significhi la sensazione di vivere tutti contro tutti. I personaggi non sono mai sopra le righe, si muovono a tentoni perché è l’unica maniera possibile per non rivolgersi alle persone sbagliate, anche se portano una divisa, anche se si racconta che sono lì per cominciare un processo di democratizzazione.

Non è un libro che fa divertire, il suo scopo è quello di fare pensare. E ci riesce.

 


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