Gialli proibiti
Sesso
e violenza in edicola
Giuseppe Lippi

Con la partecipazione di:
FBI Narratori americani del
brivido
Gialli dell'amore
Gialli dello schedario
Gialli Eros
Gialli proibiti Longanesi
Giallo chiave
Giallo selezione
Giallosexy
I gialli del buco I gialli del cerchio rosso
I gialli vietati,
ecc.
Capitolo i
Requiem per una bionda
I gialli con elementi
erotici degli anni Cinquanta e Sessanta non sono un'invenzione
italiana, ma rappresentano il tentativo di importare sul nostro mercato
la formula editoriale del “paperback original” americano.
Il tentativo è stato fatto a livelli sublimi, come nel caso
dei Gialli proibiti Longanesi rilegati in Linson (500 lire),
e a livelli più modesti, fino a toccare il fondo dei fascicoli
pecorecci. Il grande canale di vendita è ancora l'edicola,
non la libreria. Si tratta, in sostanza, di romanzi tradotti dall'inglese
in cui il sesso rappresenta un ingrediente tipico della rivoluzione
dei costumi nel dopoguerra. Se il genere hardboiled di Hammett,
Chandler e i loro epigoni degli anni Trenta conteneva relativamente
poco sesso, negli anni Cinquanta i libri di Mickey Spillane e di
quasi tutti gli epigoni puntano su una maggior sollecitazione sessuale
come parte del mito poliziesco che si rinnova. Da una parte l'investigatore – voyeur
professionale – si immagina amato da tutte le donne, che passa in
rassegna come in un catalogo dongiovanneo ( …ma a San Diego son già mille
e tre… ); dall'altra il ruolo fondamentale della dark lady,
l'ambigua e a volte tormentata antagonista, è ricalcato su quello di Salomè,
la belle dame sans merci che seduce pericolosamente. Le
copertine dei tascabili investono a piene mani nel fenomeno, più ancora
della corrispondente cartellonistica cinematografica. Sulla scia
della narrativa gialla importata, si affermano alcune imitazioni
italiane come quelle edite da ERP, Editrice Romana Periodici. Le
copertine dei Gialli
dello schedario e dei Narratori americani del brivido sono
tra le più spinte, ma i romanzi fatti in casa sono un prodotto
ancora immaturo e derivativo.
Capitolo ii
La legge del male
In realtà, il contributo più originale al thriller erotico – e
anzi l'invenzione di quel genere, che forse spetta proprio al nostro
paese – verrà dall'Italia più tardi, grazie ad altri
media: fumetti e cinema. Certo è tutta un'altra storia, ma è opportuno
accennarla almeno di sfuggita. Nella prima metà degli anni Sessanta
il filone è inaugurato dagli albi neri di Kriminal, Satanik,
Sadik, Killing, Demoniak, Misterix, ecc. presto ribattezzati “gialli”;
mentre qualche anno dopo seguiranno i fumetti scritti e editi da
Renzo Barbieri, alcuni dei quali a sfondo thriller ( Goldrake l'agente
playboy). In tutti l'elemento erotico è fondamentale, quando
non semplicemente delirante: a questo proposito è interessante
segnalare, come derivazione dei fumetti, i fotoromanzi erotici da Killing
e Supersex, che già preludono al cinema nero. E infatti la successiva
tappa sarà rappresentata dai film del terrore-voyeur firmati
da Mario Bava, Dario Argento e i loro seguaci. Tanta fortuna avranno
questi prodotti all'estero che oggi la parola italiana “giallo” designa,
in inglese, i drammi scellerati diretti da Umberto Lenzi, lo stesso
Argento, Lucio Fulci, Fernando Di Leo, ecc.
La parabola italiana
del thriller erotico si chiude, per il momento, con la scuola degli “ultimi eroi” ospitati dal mensile mondadoriano “Segretissimo” a
partire dalla seconda metà degli anni Novanta: storie a cavallo
tra l'avventura, lo spionaggio e il thriller e che, in alcuni casi,
abbondano in scene erotiche à la Gérard de Villiers.
Ma qui il discorso si fa diverso, contenutisticamente e non solo. Bisognerà riparlarne.
Capitolo iii
Spogliarello mortale
Cinquant'anni fa tutto
questo era di là da venire. I gialli
erano venduti principalmente in edicola: molti appassionati attuali
non se ne ricordano affatto, eppure è solo ieri. Le mode, in
editoria, cambiano con la velocità di una raffica di mitra
e sono altrettanto letali. Le vecchie formule rotolano sull'asfalto
come cadaveri, le collane di una volta finiscono nel gutter, il
rigagnolo che scorre sotto il marciapiede. Ma il radicale cambiamento
nelle nostre abitudini di lettura non è sempre determinato
da una new wave stilistica: anzi, il più delle volte è una
conseguenza delle decisioni di mercato. A lungo i thriller sono stati
venduti nei chioschi, a prezzo economicissimo; oggi sono venduti
perlopiù in libreria, a prezzi cinque o sei volte più alti.
L'attuale voga del romanzo d'avventure rilegato si deve a una gigantesca
operazione commerciale che ha detronizzato il “paperback original” come
luogo naturale del thriller e ha creato il libro-evento, il romanzo-sensazione
che vende molto anche a 18 euro.
Questo scossone ha prodotto
una serie di conseguenze letterarie. Pur rimanendo l'erede della
prosa popolare – che nel caso specifico consiste
in un abuso dello stile hemingwayano – il thriller sfoggia ormai tutta
una serie di ambizioni. La durata è sensibilmente aumentata
(da 300 a 500 pagine contro le 160-200 dei classici), le scene d'amore
sono state adattate all'era post–pornografica, il linguaggio volgare è stato
codificato, le situazioni estreme, qualunque cosa significhi, sono
state legalizzate. La violenza, imitando il cinema e i fumetti, ha
avuto il verde in tutta una serie di scene aberranti che un tempo
nessun editor di mystery avrebbe potuto consentire.
Ma la cosa più importante è che il genere è “uscito
dal ghetto”. E uscendo dal ghetto ha dovuto rinunciare ad alcune delle
sue caratteristiche più smaccate, come un certo sessismo, il
segregazionismo razziale, la purezza dell'odio per il diverso che un
tempo lo caratterizzavano fieramente. Altre idiosincrasie, ugualmente
smaccate, hanno sostituito le prime: ma intanto, per dirne una, è scomparso
lo sguardo “al maschile” con cui veniva affrontato il sesso nel giallo,
e su cui vivevano alcune delle collane che ricordiamo qui. La liberazione
femminile degli anni Settanta è stata un fenomeno decisivo,
in questo senso: col cambiare dei tempi alcune decine di migliaia
di lettori sono rimasti orbi di romanzi come Morta era bella, Pantera
bionda, Ragazza tabù e altre delizie dello stesso tipo,
che per un po' avevano rappresentato un fenomeno tutt'altro che marginale
dentro la formula noir.
Mentre in libreria furoreggiavano
i romanzi storici, ameni o civili, le edicole del dopoguerra rigurgitavano
di libri polizieschi. Perlopiù brossurati,
raramente rilegati in cartone o in materiali duraturi (principale eccezione
i gialli Longanesi, su cui torneremo più avanti), erano venduti
a un prezzo che oscillava fra le 150 e le 500 lire. Benché figure
come la dark lady, la femme fatale e l'investigatore privato
affetto da satiriasi fossero elementi comuni a gran parte di quella
sterminata produzione, vi erano collezioni che spiccavano per la
loro dedizione alla coppia sesso–violenza. Queste collane sono, in
ordine di valore voyeuristico: Giallo chiave , la serie che ha il
merito di aver introdotto la doppia copertina nell'editoria poliziesca
italiana; I gialli dello schedario e FBI Narratori americani
del brivido con le copertine audaci e focose di Caroselli (primo
esempio di arte tridimensionale trent'anni prima della grafica computerizzata);
i Gialli proibiti Longanesi, che del sesso avevano fatto la
loro bandiera fin dalle copertine fotografiche e dall'inserto finale
con le pin-up; i fascicoli di Giallo selezione, rivista che
oltre ad alcune copertine spinte conteneva parecchie donne disegnate
al tratto e stampate in due colori nelle pagine interne. E ancora,
alcuni volumi della Serie gialla Garzanti , la cui sovraccoperta
era festonata dalle ragazze disegnate da Carlo Jacono; i rari fascicoli
osé del Giallo Mondadori (sempre grazie alle donne
scollacciate e/o decollate di Jacono) e le migliori cover dei Gialli
Ponzoni e della serie Giallissimo edita dalla Tribuna
di Piacenza. Ponzoni era lo stesso editore della popolare collana fantascientifica I
romanzi del cosmo , mentre La Tribuna è la storica editrice
di Galaxy e Galassia: le loro non
erano collane sexy, ma nelle copertine affidate a Carlo Jacono rivelano
buon gusto e… buone misure femminili.
Il pubblico di queste
collezioni era in gran parte maschile, anche se non bisogna essere
categorici. Ho personalmente raccolto le confessioni di mia moglie
Sebastiana e di sua cugina che hanno letto, per anni, ogni tipo
di gialli, compresi quelli con la copertina scollacciata e moltissimi
numeri del “Segretissimo” di Carlo Jacono, quando ogni
cerchio era riempito da una ragazza spogliata. Il che c'insegna che
le lettrici amanti dell'azione amano con il nostro stesso fervore
il sesso in quanto azione per antonomasia. Se sublimato,
come spesso avveniva in quei thriller popolari, riusciva ancora
più gradito
per la sua pruriginosa amabilità.
Il numero 1 di Giallo
chiave,
edito dalle Edizioni Vita di Roma, contiene il seguente manifesto
editoriale: “Scrittori esemplari
ed altri validi autori, nuovi o quasi per l'Italia, saranno via via
presentati ai lettori di Giallosexy e Giallo chiave in
ottime traduzioni ed elegante veste tipografica. Le due collane,
rinnovando su un piano attuale una tradizione che si riallaccia a
grandi scrittori quali Doyle e Poe, vogliono offrire al pubblico
degli appassionati un panorama spregiudicato del mondo in cui viviamo,
caratterizzato in gran parte da sesso, violenza, avidità,
alienazione, indici di un costume condizionato dalla insicurezza,
la paura e la crudeltà degli
istinti”. Per stuzzicare il lettore ecco la trovata della copertina-spioncino,
il buco della serratura di carta attraverso il quale compare metà di
una bella donna discinta. Quando si alza la mascherina, il disegno
della ragazza appare completo e in quadricromia.
L'opportunità offerta dai gialli “liberati” del dopoguerra è quella
di esplorare il mondo sordido del delitto e dell'avventura, ma anche
dell'eros perduto: residui di passione nella cosiddetta società permissiva.
Con la fine della Seconda guerra mondiale sono andati in pensione gli
ultimi strascichi del vittorianesimo (anche se non del cattolicesimo);
chi è “liberal” se ne compiace, chi è moralista ha sempre
pronta la scusa dell'alienazione. Così tutti o quasi tutti i
lettori e le lettrici sono contenti, persino nell'Italia democristiana.
Questa formula editoriale non verrà più meno: i thriller
milionari di oggi seguono, sia pure in una situazione sociale tanto
cambiata, la stessa lezione. La differenza è che, invece di
cantare le gesta degli ultimi individui in una società sempre
più indifferente e commercializzata, essi suggeriscono le
cupe angosce di funzionari-ingranaggio che non pensano più di
sottrarsi al sistema e neppure lo vogliono, ma sognano di salire a
un livello maggiore, guadagnare più denaro, diventare una scheggia
più importante dell'organismo cui appartengono (la polizia,
il sindacato del crimine, uno studio legale o una multinazionale).
Il maggiore successo sessuale del funzionario dipende dal suo maggior
successo economico.
Capitolo iv
Ogni volume una seduzione
L'investigatore povero,
l'avvocato solo, il poliziotto dilettante e dalla psicologia fragile,
quasi adolescenziale, sono scomparsi dal giallo perché sono scomparsi da sotto i riflettori del sistema,
e ormai noi vediamo solo quello che i fasci al neon vogliono farci
vedere. Restano, sebbene non più definiti da etichette esistenziali,
il sesso più o meno affrancato, l'amore più o meno
contrabbandato, e con esso la droga, la prostituzione, quello che
una volta si chiamava il crimine passionale e che oggi, in mancanza
di passioni, si chiama genericamente mass murder , omicidio
in serie. Nei thriller psicopatici tanto apprezzati dal pubblico
attuale il nero vince e il sesso diventa spesso aberrante, malato;
per spiegare le motivazioni del serial killer di turno occorrono
fior di specialisti e solo l'anatomo-patologo sarà in grado
di capire in che razza di posizione abbiano
fatto l'amore l'assassino e la sua vittima. E' l'eros in una civiltà spersonalizzata,
e tra i “buoni” le cose non vanno molto meglio. Più che desiderio è competizione,
uno sport arrivistico, volgare e parolaio.
Se il panorama attuale
sembra essere quello del sesso consumistico per antonomasia, dove
non c'è pelo che si rizzi spontaneamente
(neanche per la paura), bisogna ammettere che nei vecchi gialli da
edicola predominano, sia pure con violenza, istinti più vitali; è la
giovinezza che scopre, contemporaneamente, il piacere e il pericolo
(e solo nei cupi noir di Goodis, Thompson e Day Keene il secondo
prevale sul primo). Le situazioni erotiche non alludono tanto all'alienazione
o alla degradazione degli istinti, quanto a quel genere di pruriti
del tutto consueti, e giovanili, che il cosiddetto full-blooded
man americano prova prima di essersi fidanzato o di aver sposato
la sua ragazza. Nei desideri del giallo c'è un che di sublime,
o meglio sublimato: il voyeurismo è forte, lo sfioramento eccitante,
il corteggiamento infuocato; emozioni che in una società liberata
da tutto non è più possibile contrabbandare.
A riprova della natura
voluttuosa e non solo parolaia del giallo-eros, sentite quanto è sensuale questa descrizione dei materiali con
cui è fatto un Giallo proibito Longanesi, descrizione
che appariva sulla quarta di copertina di ogni volume degli anni Sessanta:
“Il vostro Giallo proibito non è un opuscolo, non è un
fascicolo o un libretto: è un volume degno di figurare nella
vostra biblioteca perché non si può ‘buttar via', perché si
può rileggere e perché è il meglio che l'industria
italiana può offrirvi. La carta è ad alto contenuto di
cellulosa, gli inchiostri, ad assorbimento rapido, non sporcano, non
macchiano, non riflettono dannosamente la luce. Il vostro Giallo proibito è composto
in Baskerville, un carattere moderno, che riunisce perfettamente le
doti di robustezza ed eleganza. Anche se il volume supera il numero
medio di pagine, il carattere è sempre fuso su dodici punti.
Questo corpo, assieme alla sfumatura avoriata della carta, con l'abbondanza
della marginatura della pagina, consente all'occhio più affaticato
un'agevole lettura sotto qualsiasi tipo di luce. Il Giallo proibito,
anche quando raggiunge le tirature più avanzate, non viene mai
stampato su macchine rotative, ma nelle macchine piane più moderne,
per garantire alta nitidezza all'impressione dei caratteri. Cucito
a pieni punti di filo di cotone, esso è rilegato in materiale
Linson, ad alta resistenza, composto di lunghe fibre di corda Manilla,
tinte in pasta. Il dorso della copertina viene arrotondato su macchina
a due morsi, ha la centina regolare, un rinforzo duplice di garza fissato
da collanti elastici. Esso è munito di eleganti capitelli gialli
in testa e al piede. Le diciture sono ottenute mediante stampi su bronzo
incisi a mano e impressi a caldo su pellicola di acetato pigmentato
di giallo indelebile. La sovracoperta,, riprodotta da ‘ektachromes'
eseguite da fotografi specializzati, dopo la stampa dei colori (mai
meno di quattro) viene laminata con un alto spessore di pellicola trasparente,
resistente al calore, agli acidi, non infiammabile e lavabile”.
Chi potrebbe resistere?
Adesso sì, Mr. Poe, che sappiamo “quale
canzone cantassero le sirene”. Questa sensualità da tipografo
lombardo, questo eros trasferito altrove e tuttavia orgoglioso e artigianale,
ha rappresentato l'ultimo tentativo di resistere all'appiattimento
dei costumi. La noia è vinta! proclamava lo slogan di un'altra
fortunata serie Longanesi, Suspense . Poi il mitra ha cantato,
la catena di montaggio ha macinato la bottega del tipografo e i reazionari
hanno cominciato a piangere perché all'orizzonte si profilava
l'era dei libri non più cuciti ma incollati.
Quelli sì senza
pudore, altro che sesso pruriginoso.
In Italia il tascabile
di massa non è decollato fino al 1965,
e anche allora solo a livello di letteratura mainstream ,
raramente di genere. I libri con la copertina sexy e le storie infuocate
di crimine e passione hanno tentato di precorrere i tempi e hanno
cercato di farlo artigianalmente, con un preciso gusto editoriale.
Furono il segno di un'epoca: la prolifica era del baby boom e
della guerra fredda, in cui tutti avevano paura e facevano bambini
perché il fallout non
era ancora ricaduto.
