Il giallo europeo nel mirino

n°6 Agosto-Settembre-Ottobre del 2006

 

 

Introduzione

Il testo che segue, un saggio di Moez Lahmédi, si serve degli strumenti dell'intertestualità per esaminare il meccanismo d'assemblaggio dei testi della letteratura poliziesca.
Avatar moderno degli approcci teorici della letteratura comparata, l'intertestualità – dopo molti tentativi - sembra avere definito meglio, nelle sue recenti evoluzioni, i suoi obiettivi e i suoi limiti d'indagine di un testo, e vuole concentrarsi sulle tracce d'intertesti presenti nel testo stesso, intertesti, che come i legami su Internet, vi conducono verso gli altri testi a cui alcuni dei suoi passaggi si ispirano. Direttamente o in maniera ben più velata, implicita.
Il romanzo – enigma è evidentemente un perfetto campo d'indagine per questo approccio, il noir sarà più difficile da circoscrivere senza fare appello ad altre nozioni.
Forse l'ultimo romanzo nero poliziesco sarà quello con la minore presenza di intertesti nei confronti del suo proprio genere letterario? Il lettore dovrà essere allora lui il recettore perfetto dalla vasta conoscenza letteraria al fine di poterlo giudicare.
Nell'attesa, seguite le interessanti tracce seguite da Moez Lahmédi in questa letteratura che ci sta tanto a cuore.

Etienne Borgers (14/05/06)


Intertestualità poliziesca:
specificità e poste in gioco

Saggio di Moez Lahmédi
Traduzione: Giuseppina La Ciura

Moez Lahmédi , 29 anni, è professore di Francese a Haffouz (Kairouan, Tunisia) e dottorando della Facoltà di Lettere e Scienze Umane di Scusse. Oltre che alla letteratura poliziesca, il suo interesse va alla Sociologia e alla Letteratura. Egli è corrispondente del Dipartimento della Comunicazione dell'Università Cattolica di Lovanio (Belgio).

 

“ Per un istante mi sembra di capire quale dev'essere stato il senso e il fascino d'una vocazione ormai inconcepibile: quella del copista. Il copista viveva contemporaneamente in due dimensioni temporali, quella della lettura e quella della scrittura; poteva scrivere senza angoscia del vuoto che s'apre davanti alla penna; leggere senza angoscia che il proprio atto non si concreti in alcun oggetto materiale”

Italo Calvino “Se una notte d'inverno un viaggiatore “Einaudi, 1979, pag. 178.

 

Derivato dalla parola latina “texere” che designa l'azione del “tessere”, il testo letterario, poliziesco tra l'altro, è per definizione uno spazio ifologico (da hyphos che significa “tela di ragno”) il quale mette in opera una rete estremamente complessa di relazioni e di filiazioni palinsestuali1: l'intertestualità, ipertestualità e la metatestualità sono i tre principali meccanismi (intra)narrativi (la paratestualità e l'architestualità riguardano a nostro parere solo l'aspetto “ esteriore ” del corpo testuale) sui quali il critico poliziesco deve indugiare durante il suo viaggio sul pianeta dei segni.

L'intertestualità poliziesca, che costituisce in realtà una variante dell'intertestualità letteraria, significa che ogni testo poliziesco ha bisogno di un pre-testo, ovvero di un insieme di intertesti(letterari, pittorici, cinematografici etc) per acquisire una certa letterarietà. Il termine è da prendere in questo caso nel significato di “attitudine del testo a operare un' aggiunta singolare di valore”2. Partendo dalle antiche formule poliziesche, l'autore di polizieschi inventa dunque una nuova alchimia testuale: le sue parole portano, oltre le tracce dell'io scrivente, quelle di tutti gli alter ego invocati e testualizzati. Ogni testo poliziesco dunque il palinsesto, il ricalco, il fac-simile di altri testi.

In effetti, il meccanismo dell'intertestualità poliziesca o letteraria assomiglia molto a quello della sinestesia, nel senso che un enunciato può esumare nella memoria del lettore, sia per la sua struttura sintattica o per il valore semantico, un altro enunciato o un altro testo letto prima. In “Il piacere del testo”, Barthes parla d'altronde dell'intertestualità come “di un ricordo circolare”3. Naturalmente, il valore testuale della connessione intertestuale non si limita a questa sua funzione mnesica: dietro la dialettica del Sé e dell'Altro, molte poste sono in effetti messe in gioco: 

“L'intertestualità, precisa Sophie Rabau, non si riduce alla semplice constatazione che i testi entrano in relazione ( l'intertestualità) con uno o molti altri testi (l'intertesto). Essa impegna a ripensare il nostro modo di comprendere i testi letterari, a pensare alla letteratura come ad uno spazio o ad una rete, ad una biblioteca se si vuole, in cui ogni testo trasforma gli altri che lo trasformano a loro volta”4

Oggetto di reazione, dunque, il testo, che, sia letterario o poliziesco, può e deve leggersi solo in quanto tessitura romanzesca policroma e plurireferenziale.

Nei Gialli( e lì noi incontriamo il primo punto di divergenza tra l'intertestualità letteraria e l'intertestualità poliziesca), il processo intertestuale gioca spesso il ruolo di un identificatore generico. I rinvii che l'autore fa, sulla modalità di citazioni ( gli intertesti espliciti) o allusioni (gli intertesti impliciti) ad investigatori, a testi o a clichè polizieschi celebri, mirano ad inscrivere l'opera in un orizzonte generico poliziesco. Il ricevente, che si presume conosca le figure emblematiche del genere, sa molto bene che il contratto di lettura proposto dall'autore è essenzialmente poliziesco, per cui egli leggerà il testo basando le sue ipotesi ed attese sull'” esperienza che egli ha di altri testi [polizieschi] 5. L'intertesto naturalizza così il testo6. Esso lo naturalizza ma nello stesso tempo lo rende unico. Uri Eisenzsweig sottolinea il fatto che i giochi intertestuali non sono mai innocenti, “perché, la logica del contratto di lettura poliziesca esige che si abbia il sentimento al tempo stesso dell'esistenza (reale o possibile) di una serie testuale dello stesso tipo del testo che si sta consumando e del fatto che questa serie è da esso superata”7.

E' questa logica del superamento, assente d'altronde dalla intertestualità letteraria, che impedisce al genere di esaurirsi e fossilizzarsi: l'intertestualità permette alla letteratura poliziesca di trasformarsi, di evolvere, e di rinascere ogni volta dalle sue ceneri.

La connessione intertestuale rappresenta anche uno dei parametri cardinali nel processo di lettura. I rinvii intertestuali contribuiscono a porre il lettore in una posizione recettiva nel contempo rassicurante e sorprendente: rassicurante, perché, come abbiamo già segnalato, i testi polizieschi sono tutti apocrifici, ovvero essi sono i palinsesti non solo di un modello originale(il romanzo problema), ma anche di altri testi. La ripetizione, il reimpiego e la ripetizione ossessiva del già-detto procurano, come afferma Jean-Claude Vareille, un piacere specifico, un piacere “ che trarrebbe la sua origine dalla propensione che possiede la vita ad obbedire ad un certa forza di elasticità o di inerzia, dalla tendenza di ogni essere a ritornare al suo stato originario.(….)La ripetizione annulla l'angoscia esistenziale dell'improvvisa apparizione del nuovo, lo stress del pensiero negativo. Essa è un'illustrazione della legge del minimo sforzo 8.

Sorprendente, perché è la differenza ( “l'agrammaticalità” 9 ) rispetto al modello originale o rispetto agli altri testi che crea l'effetto sorpresa e che rende, di conseguenza, la lettura di tutta l' opera attraente. L'autore originale è, in questa ottica, colui che riesce a smentire le previsioni e le aspettative del suo lettore, è colui che, alla fine del gioco intertestuale (e a questo punto Genette ci dice che “ il vero gioco comporta sempre una parte di perversione”) 10azzarda un colpo totalmente inedito che nessuno scenario aveva ancora registrato, un colpo tale che esso passerà alla posterità per la sua arditezza e la sua novità, di modo che il lettore provi il piacere di vedersi contraddire”11.

L'ingegnosità dell'autore poliziesco consiste quindi nel dedurre dalla concatenazione logica degli avvenimenti e dagli indizi un epilogo diverso da quella che il lettore si attendeva12. L'esempio di “Dalle nove alle dieci” di Christie è al riguardo molto significativo: il grande successo del romanzo sta in ciò che il lettore scopre, alla fine del racconto, cioè che il narratore è lui stesso il criminale ricercato dalla polizia. Notiamo per di più che uno dei dati sui quali riposa la teoria del racconto impossibile di Uri Eisenzsweig (teoria d'altronde applicata da Christophe Gelly ai romanzi di Poe, Wilkie Collins, Charles Dickens e Conan Doyle)13 consiste nel dire che il ricorso alla strategia intertestuale mira principalmente ad eliminare l'eterna inadeguatezza tra il racconto dell'indagine e la storia del crimine. La delusione inerente al progetto narrativo poliziesco ( gli elementi risolutori sono sempre extratestuali) si trova compensata dal piacere che procura la lettura intertestuale. Noi possiamo da questo fatto classificare la strategia intertestuale tra gli “artifici della consolazione”14 menzionati da Eco in" Il Superuomo di massa".

Nel romanzo letterario ( il “romanzo-romanzo” per riprendere l'espressione di Japrisot) in cui la narrazione segue unicamente “ l'ordine degli avvenimenti”15 (la narrazione poliziesca, invece, “segue l'ordine della scoperta”)16, l'effetto sorpresa non costituisce la posta in gioco maggiore del racconto; il testo si impone prima di tutto per il suo stile, per il suo éthos. Essere originale per un romanziere “bianco” non significa altro che avere uno stile differente.

Conviene notare tuttavia che il recupero intertestuale dei testi antichi, contrariamente a ciò che pensa Eisenzweig, non opera sempre nei testi polizieschi su una modalità dispregiativa. Altrimenti detto, il principio della concorrenza generica (fare meglio degli altri) non è il solo motore del processo intertestuale, perchè le allusioni e i rinvii ad altri possono essere migliorativi. In “ Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac ( Le Strade del Giallo- La Biblioteca di Repubblica, n 22, 2004) per esempio, alcuni intertesti, tra l'altro, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” sono esplicitamente valorizzati e messi in rilievo:

“Il signor Risson” dice il narratore “ mi trova ad occhi chiusi quello che gli chiedo: la riedizione tascabile del buon vecchio Gadda:Quel pasticciaccio brutto de via Merulana. Non osando sperare niente di più bello, mi tuffo nelle delizie della prima pagina…….[Ingravallo] Ubiquo ai casi,onnipresente su gli affari tenebrosi”(pagg 88-89). (La sottolineatura è nostra)

Come spiegare dunque questa sovversione dei codici e dei riti di genere?

Nella sua tesi di dottorato intitolata “ Parodia e trasposizione nel romanzo poliziesco contemporaneo. Esempi francesi e spagnoli”17, Marion Girard François reputa che la valorizzazione dell'alterità testuale permetta all'autore non solo di portare la sua opera al livello degli intertesti che cita ma ancora di trasformare questi stessi intertesti in indizi, cioè in anelli costitutivi della lunga catena cronachistica del racconto18. Certamente, affinché l'innesto intertestuale riesca e non appaia allogeno al corpo testuale, l'autore deve privarlo del suo significato iniziale e dotarlo di una nuova funzionalità narrativa19.

Nel testo non poliziesco, questa funzione indicatoria del processo intertestuale non esiste. L' assenza di una trama poliziesca, quindi di un enigma rende quasi impossibile la conversione degli intertesti in indizi. Le parole restano in questo caso intransitive, ed è questa un' altra differenza tra l'intertestualità letteraria e l'intertestualità poliziesca.

Bisogna rimarcare che la funzione indicatoria dell'intertestualità poliziesca, funzione che apre il testo e lo trasforma in un ricettacolo di un'infinità di significati e interpretazioni, è indissociabile da un'altra funzione non meno importante: la funzione riflessiva. In effetti, il processo intertestuale, operando una scissione (parziale)20 tre l'universo testuale e l'universo reale, sfocia ineluttabilmente in una “mise en abyme”21 dell'atto di lettura e del processo creativo della narrazione.

E' il testo poliziesco stesso che si osserva e che ci rinvia la sua propria immagine:

[La]coscienza di non essere che pura fiction conduce il testo a rappresentarsi,a riflettere su se stesso raddoppiandosi e ripensandosi. L'autore è tentato da una scrittura del commento che si mette teatralmente in discussione, ritorna su se stessa al di fuori di ogni riferimento ad una realtà extralinguistica”22.

Una delle funzioni dell'intertestualità consiste dunque nel derealizzare la scrittura poliziesca e nel relegarla di conseguenza nel puro lavoro sulla forma (in realtà, questo aspetto è vero per il romanzo d'enigma classico, molto meno per il romanzo noir, che si preoccupa più della realtà sociale che di una questione estetica anche se l'uno aspetto non esclude l'altro,come in Manchette). Il libro, divenuto il luogo di una soprassaturazione semica, mette così il lettore di fronte ad un mondo- in parte- chiuso in cui i lessemi non rinviano che a se stessi e la parola non parla che del processo della sua proliferazione: “ La mira della scrittura è ancora della scrittura”23.

L'intertestualità funziona così come passerella di passaggio( una sorta di stargate”) che conduce progressivamente il lettore verso l'universo stellato del testo, questa capacità del processo intertestuale a “ metatestualizzare” l'atto della scrittura e dunque ad inscrivere l'opera in una logica verbale autoreferenziale (ciò che Eco chiama “ la logica della biblioteca”) dimostra che l'approccio intertestuale può rappresentare un eccellente modello d'interpretazione del testo poliziesco.

Due annotazioni importanti in rapporto al processo intertestuale in generale devono essere fatte. La prima è che non esiste mai un archi-lettore, cioè un lettore capace di realizzare una lettura intertestuale perfetta:

La memoria di ogni individuo – scrive Tiphaine Samoyault- non essendo né totale né identica a quella arrecata dal testo, la lettura dell'insieme dei fenomeni intertestuali- dei loro risultati nel testo- ammette forzatamente la soggettività. Solo Ironée Funes, il personaggio dotato di una memoria assoluta e senza faglie immaginata da Borges (…) potrebbe afferrare con un sol colpo d'occhio l'insieme dei riferimenti: ma egli priverebbe per ciò l'intertestualità di una parte del suo interesse che riguarda giustamente la variabilità della sua ricezione, fenomeno che permette alle opere di avere molte vite differenti “24.

Tutte le letture sono per questo fatto relative, dipendono non solo dal sapere enciclopedico del lettore ma anche dalla sensibilità e dalle attitudine cooperative di costui.

Ma oggi, con l'irresistibile ascesa del libro elettronico e il passaggio progressivo del formato A4 al formato HTML, una archi-lettura intertestuale è divenuta a nostro parere realizzabile- .Lo sfruttamento delle nuove funzionalità ipertestuali ( software di scrittura, di lettura, di edizione, di archiviazione, di ricerca documentaria, il lavoro di gruppo, etc.)25 permette di rendere il testo informatizzato accessibile a tutti: ogni lettore può con un semplice clic aggiungere le sue note e i suoi commenti intertestuali. Il piacere che procura questo” partouze” testuale sarà certo più intenso del piacere (di lettura) solitario. Inoltre, questa nuova concezione dell'opera letteraria permetterà al lettore di giocare realmente con il testo.

La creazione di un “Compagnon Office” programmato “intertestualmente” e capace di fare annotazioni e suggerimenti d'ordine intertestuale è ugualmente un progetto realizzabile.

La nostra seconda annotazione riguarda la funzione inaugurale- diciamo piuttosto germinale- dell'intertestualità poliziesca. In effetti, ogni testo è adatto a divenire a sua volta un intertesto. Sulla quarta di copertina di ogni testo, c'è dunque un “ continua” impercettibile che ogni autore può investire nel nuovo progetto di scrittura.

Risulta così che il lavoro intertestuale sia uno degli elementi fondatori e definitori della scrittura poliziesca: comparabile al dottor Frankenstein di Shelley, l'autore poliziesco crea il suo testo a partire dai frammenti e dagli innesti provenienti da differenti corpi testuali. E' questa operazione che impedisce di fatto la coagulazione del significato e che facilita,di conseguenza,la sua circolazione. Lo scrittore poliziesco non è in questo senso che:

…colui che plagia, parodia, pasticcia, assembla e disarticola dei modelli, e con ciò fa dei libri che non solo non rassomigliano a quelli di alcuno, ma danno l'impressione che i modelli stessi li abbiano copiati e che i libri futuri saranno forzati dal loro rassomigliare”26.

Il testo poliziesco diviene così un vero mostro che divora tutto sul suo passaggio: gli altri testi, l'autore che non ha più il dominio sulla sua creatura e il lettore che sceglie da se stesso di lasciarsi cadere nel gorgo della fiction. Ciò ricorda la frase di Ricardou: “ La letteratura procede per processi divorativi: essa è quel mostro che distrugge il linguaggio mentre lo consuma”27.

 

Bibliografia

  • Barthes Roland, Il piacere del testo, Einaudi, 1975.
  • Bourque Ghislain, "La littérarisation", in La littérarité, antologia, Presses dell'Università Laval, 1991.
  • Callois Roger, Puissances du roman, Approches de l'imaginaire, Gallimard, 1966.
  • Eco Umberto, Il Superuomo di massa, Cooperativa Scrittori, Cologno Monzese, 1976.
  • Eco Umberto, Lector in fabula, Tascabili Bompiani, 2002.
  • Eisenzweig Uri, Le récit impossibile, forme etsens du roman policier, Christian Bourgois, 1986.
  • Eisenzweig Uri, "Un concept plein d'intérêt" in Texte n 2 (l'intertextualité : intertexte, autoxte, intratexte), Toronto, Trintexte, 1983.
  • Evrard Franck, Lire le roman policier, Dunod, Paris, 1996.
  • Ferrand Nathalie, Banques de données et hypertextes pour l'étude du roman, Coll. « Ecritures électroniques «, PUF, 1997.
  • Gelly Christophe, Le récit policier anglophone, genèse d'une poétique. Thèse de doctorat, sostenuta all'Università di Lione 2, 1999 (tesi elettronica).
  • François Girard Marion, Parodie et transposition dans le roman policier contemporain. Tesi di dottorato sostenuta all'Università di Lione 2, 2000 (tesi elettronica).
  • Genette G., Palinsesti, Biblioteca Einaudi, 1997.
  • Jenny Laurent, “La stratégie de la forme” in Poétique n 27, 1976.
  • Rabau Sophie, L'intertextualité, Flammarion, 2002.
  • Ricardou J., Problèmes du Nouveau Roman, coll. Poétique, Seuil Paris, 1978.
  • Ricoeur Paul, Du texte à l'action, l'herméneutique II, coll Esprit, Du seuil.
  • Schneider M, Voleurs de mots, Essai sur le plagiat, la psychanalyse et la pensée, coll « Connaissance de l'inconscient », Gallimard, 1985.
  • Vareille J.C, L'homme masqué, le justicier et le détective, Presses universitaires de Lyon, 1998.

 

Notes

1 Per Eisenzweig, ( “ Le récit impossibile. Forme et sens du roman policier” Christian Bourgeois, 1986, pp 153-154) «  l'attività transtestuale è presente nell'insieme della produzione letteraria . Da un certo punto di vista, si può persino vedervi un fenomeno essenziale ad ogni l'esistenza testuale ». back
2 Ghislain Bourque “ La littérarisation” , in “La littérarité”, collectif, Presses dell'Università Laval, 1991, pag 32 back
3 Roland Barthes “Il piacere del testo” Einaudi ed , 1975 pag 27 back
4 In “L'intertextualitè” ( testi scelti da Sophie Rabau) , Flammarion, 2002, pag 15 back
5 Umberto Eco “Lector in fabula” op cit. pag 120 back
6 Franck Evrard “Lire le roman policier” DUNOD , Parigi, 1996, pag 85: “Numerosi riferimenti intertestuali agli investigatori mitici ( Edipo, Dupin, Sherlock Holmes, Hercule Poirot, etc) e ai loro metodi d'indagine arricchiscono i testi polizieschi come se, all'origine di ogni racconto poliziesco, si trovasse già un enigma scritto” back
7 In Le Récit impossible , op citata pag 171 back
8 “L'homme masqué, le justicier et le détective “ Presses universitaires de Lyon, 1998, pag 87 back
9 Uri Eisenzweig “ Un concet plein d'intérêts » in Texte, n 2 (L' intertextualité : intertexte, autotexte, intratexte) Toronto, Trintexte , 1983, pag 166 back
10 « Palinsesti » Biblioteca Einaudi, 1997, pag 470 back
11 Umberto Eco “Lector in fabula” Grasset 1985 pag 150( In italiano tascabili Bompiani, 2002) back
12 Uri Eisenzweig “Le récit impossibile” opera citata, pagg 170-171 : “ Al principio del contratto di lettura poliziesco , c'è il compito primo del romanziere, che è quello di sorprendere. Sorprendere vuol dire smentire le (pre)supposizioni del lettore. Vuol dire ugualmente, e soprattutto, trovare una soluzione narrativa originale ed unica ad un problema antico e ricorrente (…): Il contratto di lettura poliziesca non può dunque funzionare che in un quadro intertestuale perché non vi è sorpresa se non in rapporto ad un orizzonte di attesa già ben stabilito.” (E' una sua sottolineatura) back
13 Cfr “Le récit policier anglophone, genèse d'une poétique” Tesi di dottorato, sostenuta all'Università di Lione 2, 1999 (tesi elettronica) back
14 Umberto Eco “Il superuomo di massa” Cooperativa Scrittori, 1976, pag 17 back
15 Roger Caillois, “Puissances du roman, Approches de l'imaginaire” , Gallimard, 1966, p 179 back
16 Ibidem back
17 La tesi è stata sostenuta all'Università di Lione 2, 2000 (Tesi elettronica) back
18 Ibidem “Inserire un riferimento intertestuale in maniera esplicita è rendergli omaggio e collocarlo in una filiazione prestigiosa spingendo lontano(…) un riferimento più immediato, più logico, più facile da stabilire, ma è anche assorbirlo imponendone un'interpretazione, utilizzandolo per i bisogni della propria opera, integrandolo anche a costo di farlo deviare dal suo significato iniziale” back
19 Laurent Genny “ La Stratégie de la forme” in Poétique, n 27, 1976, p 267 : “ […..]Bisogna che il testo « citato » ammetta di rinunciare in qualche maniera alla sua transitività :esso non parla più, è parlato. Esso non denota, bensì connota. Non significa più per suo proprio conto, passa allo statuto di materiale come nel “bricolage mitico”, dove i messaggi pre-trasmessi sono collezionati per essere riaccomodati in nuovi insiemi” back
20 Poiché in ogni fiction-sia essa di fantascienza- c'è sempre una parte di realtà: “ “ Se il mondo del testo fosse senza rapporto assegnabile con il mondo reale,” rimarca Paul Ricoeur- “allora il linguaggio non sarebbe pericoloso nel senso in cui lo diceva Hordelin, prima di Nietzsche e Walter Benjamin [….]Come anche la fiction narrativa non è senza riferimento, il riferimento proprio della storia non è senza parentela con il riferimento “produttore” della fiction” (Du texte à l'action, l'herméneutique II coll Esprit , Du Seuil pag 86 [In italiano, si può consultare “Dal testo all'azione . Saggi di Ermeneutica” Jaca Book 1989, che Non comprende il saggio citato] Nei “Palinsesti”(op. cit pag 470 ,) Genette ha fatto un' annotazione simile “ Sento già- bisognerebbe essere sordi- ciò che certamente si obietta a questa tipologia, anche parziale, della letteratura al secondo grado: questa letteratura “libresca “, che si basa su altri libri, sarebbe lo strumento o il luogo, di una perdita di contatto con “la vera” realtà- che non è nei libri. La risposta è semplice : come abbiamo già visto, un aspetto non esclude l'altro, e Andromaca o il dottor Faust non sono più lontani dal reale di quanto lo siano Les illusions perdues o Madame Bovary” (Il traduttore è Giuseppe Grampa) back
21 La "mise en abyme" è un procedimento consistente nell'inserire un'immagine dentro se stessa, nel rappresentare un'opera dentro un'opera dello stesso tipo. Esempio per tutti " Sei personaggi in cerca d'autore" Di Luigi Pirandello. back
22 «  Lire le roman policier » op citata pag 87 back
23 Jean-Claude Vareille op. citata, pag 100 back
24 Op cit pag 69 back
25 Cf Banques de données et hypertextes pour l'étude du roman, sotto la direzione di Nathalie Ferrand. Coll « Ecritures électroniques » PUF, 1997 back
26 M Scheider « Voleurs de mots, essai sur le plagiat, la psychanalyse et la pensée » Coll « Connaissance de l'inconscient » Gallimard, 1985, pag 72 back
27 Problèmes du Nouveau Roman, coll. « Poétique », Seuil, Parig, 1978, pag 128 back


powered by FreeFind

© 2005 europolar

Home | Editoriale | Redazione | Traduttori | Archivi | Links | Webmaster | Mappa del sito | Webmaster: Emma