Bettini, l'Anti-Grisham
Lei è il
mio peccato
Marco Bettini
Rizzoli • 2005
Di Alfredo Colitto
Se
avete avuto l'impressione che Il Broker di
Grisham fosse un po' finto, ambientato in poche strade di una Bologna
di cartone, in Lei è il mio peccato troverete tutto quello che
nel romanzo americano mancava. Una città credibile, sfaccettata,
dove la mafia rumena emergente si collega alla borghesia massonica
e decisa a difendere i propri privilegi a tutti i costi. Una città che
non è solo centro storico e monumenti, ma anche ville lussuose
sui colli e luoghi di degrado abbandonati a se stessi, dove la criminalità prospera
indisturbata (l'hotel Romania del romanzo, per esempio, così come
il luogo chiamato l'Inferno, sono immediatamente riconoscibili come
posti reali che sono stati al centro di vari fatti di cronaca bolognese).
Una città molto italiana, dove ci sono due polizie che si occupano
delle stesse cose, che lavorano spesso in concorrenza tra loro senza
scambiarsi informazioni, e per giustificare la loro esistenza separata
sono costrette a dividere i quartieri in settori che vengono affidati
a rotazione alla polizia o ai carabinieri, a seconda dei giorni. Una
città, e una nazione dove essere massoni è diverso
da quello che potrebbe essere, per esempio, in Inghilterra.
Lei è il mio
peccato è un romanzo bello e
solido, pieno di suspense, che smentisce il mito secondo cui l'azione
va spesso a scapito della profondità dei personaggi. E lo stile
sicuro di Bettini non può che aumentarne la godibilità.
Un uomo viene ucciso nel
parco di una clinica psichiatrica. Si tratta di Gianfranco Marozzi,
agente immobiliare. Il proprietario della clinica è un
palazzinaro, appartenente alla borghesia ‘che conta', il quale cerca
di ostacolare le indagini del capo della Omicidi Paolo Mormino usando
tutte le sue leve politiche e sociali, senza esclusione di colpi.
Parallelamente all'omicidio di Marozzi, un blitz dei carabinieri
per catturare un pericoloso latitante rumeno manca l'obiettivo. Se
c'è un collegamento
tra le due cose nessuno lo nota, perché le due polizie conducono
le indagini ognuna per proprio conto. Poi, dopo un secondo omicidio,
il caso viene tolto a Mormino e passa ai carabinieri. Ma il capo
della Omicidi ormai vuole arrivare in fondo. Ha cominciato a seguire
una pista, ricavata dai dvd porno che il morto girava insieme ad
amanti e prostitute. Ha conosciuto Francesca, l'amante di Marozzi,
che appare in molti di quei dvd: è giovane, provocante, bellissima.
In barba a tutte le procedure, Mormino si lascia travolgere dalla
carica sensuale della ragazza e inizia una relazione con lei, scandita
dal ritmo oscuro di She Is My Sin, dei
Nightwish.
Mentre gli eventi precipitano,
Paolo Mormino, assistito dal sovrintendente Comper (un duro trentino
che non farà mai carriera perché parla
troppo in dialetto), dovrà rischiare tutto, compresa la vita,
per trovare il bandolo della matassa. E lo farà per vari motivi,
ma forse soprattutto perché nel suo desiderio di giustizia non
c'è nessuna innocenza.