Il giallo europeo nel mirino

n°6 Agosto-Settembre- Ottobre del 2006

 

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Marea Gialla

Giovanni Zucca

843. Sono i titoli gialli, noir e thriller usciti in libreria, in Italia, nel 2004, stando al Venerdì , magazine del quotidiano la Repubblica, del 16 giugno scorso. E per il 2005 e il 2006 la tendenza non ha fatto che rafforzarsi. Una marea montante, crescente, che invade gli scaffali delle librerie, spingendo da parte qualche Letterato e creando invidie e tentativi di imitazione per cavalcare l'onda. E in questa marea nuotano sempre più autori italiani, che da pattuglia sono diventati compagnia, e tra un po' battaglione, qualche nome affermato seguito da molte new entry, a volte (vedi il caso Faletti) con un successo clamoroso. Destreggiarsi, scegliere, distinguere il romanzo o raccolta di racconti di qualità dalle proposte furbette o banali non è sempre semplice. Tenuto conto che ogni scelta è sempre soggettiva e discutibile, mi limiterò a fornire qui una breve selezione, qualche rapido cenno per invogliare il lettore di questo articolo alla lettura (se un lettore non legge, che lettore è?) dei titoli proposti.

E lo farò seguendo la traccia (arbitraria quanto ogni altra) di una parola-chiave, una labile linea guida.

Frontiere.


Claudio Camarca, Nel nome di Dio, Kowalski Editore, 2006, pp. 432

Hanno varcato ogni frontiera, gli immigrati, anime dolenti, ora vittime, ora carnefici, che brulicano e si aggrovigliano sulla scena e dietro le quinte del nuovo romanzo di Claudio Camarca, tutti convinti di agire Nel nome di Dio. Dieci anni fa Camarca, scrittore, autore televisivo, regista, pubblicò Ordine pubblico, un bel poliziesco, secco, noir e violento (sarebbe bello che venisse ristampato) con tanto di serial-killer, in cui appariva Faddi, un poliziotto duro e ruvido, provato ma indomabile. E Faddi è di ritorno, protagonista di una vicenda che, se fosse una casa, avrebbe i pilastri e il tetto fatti di thriller, ma i mattoni e le tubature di purissimo, nerissimo noir. Sulla struttura del thriller, articolata sul classico schema temporale ‘giorno, ora….' intervallato da flashback che ci svelano cos'è successo ‘prima' di quello che sta per succedere ‘adesso', non svelerò nulla, per non guastare la sorpresa. Dirò solo che nella melma noir si muovono spacciatori, tossici, informatori, estremisti politici, mendicanti, poliziotti ambigui… E poi imam dalle mire non chiare, che parlano di Dio per seminare più facilmente odio nelle menti condizionabili di giovani immigrati, a disagio in un'Italia non sempre facile, dove tutti sembrano gareggiare nel fare la cosa sbagliata al momento sbagliata. No, non è bella l'Italia che ritrae Camarca, sporca, pulsante, avvelenata da tensioni che una politica sempre più avvitata su e stessa non riesce più a comporre e sanare. Molto bello, invece, è questo romanzo, consigliato sia ai razzisti stolidi incapaci di guardare l'altro da noi, sia alle anime pie che credono nel couscous e nelle feste multietniche come panacea per l'integrazione.


Giancarlo Narciso, Incontro a Daunanda, Dario Flaccovio Editore, 2006, 368 pagine

Anche Giancarlo Narciso è uno che quanto a frontiere non scherza. In vita sua ne ha attraversate molte, seguendo l'istinto e la linea frastagliata di una vita vagabonda, alla ricerca dell'avventura, della fuga da un quotidiano troppo stretto. Kathmandu, San Francisco, Città del Messico, Singapore… Un percorso che non poteva non intrecciarsi con la scrittura, nella quale Narciso ha già dato buone prove, vincendo ad esempio un premio Tedeschi per il miglior giallo, nel 1998, con Singapore Sling. Ed è proprio Rodolfo Capitani, il protagonista di quel romanzo, che ritroviamo in Incontro a Daunanda, appena uscito in libreria. Siamo nell'isola indonesiana di Lombok, vicina a Bali ma meno turistica, anche se più bella, dove il giramondo Rodolfo (forse un po' alter ego dell'autore…) incontra una bella ragazza, italiana come lui, con la quale intreccia una relazione sentimentale. Ma dopo pochi giorni, la ragazza sparisce senza lasciare spiegazioni. E Rodolfo non può che mettersi a cercarla… Uno spunto classico, già visto, che Narciso maneggia in maniera originale fondendo un esotismo non di maniera, le riflessioni amaramente ironiche di un ‘cane sciolto' che non crede (quasi) più in nulla, l'amore per una natura stuprata dall'uomo e una trama noir torbida e complessa, nella quale ha un peso rilevante il tema del ‘doppio'. La ragazza in pericolo, un'altra ragazza in pericolo (o pericolosa?), un guerrigliero ambientalista in cerca di vendetta, il capo di una milizia paramilitare dedita a violenze e soprusi, un ricco industriale italiano… La tensione sale lentamente, in un modo che sembra casuale, fino a sfociare in un'esplosione di violenza resa ancora più sconvolgente dalla bellezza del paesaggio. Difficile, alla fine, parlare di vinti o di vincitori. Forse, solo di sopravvissuti…

Un bel romanzo, già tradotto anche in Germania, per un autore che a Lombok ci vive metà dell'anno (gli altri sei mesi sta sul lago di Garda, in Italia), e ne approfitta anche per scrivere una serie di romanzi di avventura e spionaggio, per la collana SEGRETISSIMO della Mondadori, ambientati in Asia. Pubblicati sotto il nom de plume (anzi, de guerre) di Jack Morisco…


Stephen Gunn (Stefano Di Marino), Fuga da El Diablo, TEA, 2006 (ristampa), 278 pagine

Le frontiere tra i generi sono da tempo cadute o quanto meno pericolanti, non solo tra giallo e noir, ma anche rispetto al thriller, all'horror, alla fantasy, ecc. Data per morta sul finire del XX secolo, la spystory ha ritrovato nuova vitalità, all'ombra degli eventi che hanno segnato la nascita del nuovo secolo (e millennio) anche percorrendo la strada del ‘meticciato' tra i generi. Una di queste ‘nuove vite' ha preso forma attraverso la cosiddetta ‘Legione Straniera' della spystory all'italiana, una definizione che rimanda sia alla comune caratteristica per cui gli autori di questi romanzi, tutti rigorosamente italiani, scrivono sotto pseudonimo straniero (vedi il caso sopra citato), sia al fatto che il capostipite di questo ‘commando' di autori, Stefano di Marino, ha scelto come personaggio un ex-legionario. In oltre dieci anni di vita, Chance Renard detto Il Professionista ha già compiuto una ventina di missioni grondanti violenza, intrigo, sesso e doppio gioco (il tutto rigorosamente finto, il tutto incredibilmente credibile…) Approfittando della ristampa cronologica in libreria di una serie nata per l'edicola, ci tuffiamo nelle pagine lussureggianti di Fuga da El Diablo, e siamo subito in azione. Un trafficante di droga giamaicano da trasferire a Miami è affidato a Chance, agente free-lance al soldo della DEA statunitense; ma le cose vanno subito storte, l'aereo sfiora lo schianto e i superstiti si ritrovano sull'isoletta dimenticata da Dio di El Diablo, un'isola-penitenziario, sorta di Alcatraz caraibica, dove è in corso una rivolta. Qui Chance, il Professionista, incontra una vecchia conoscenza… Parte il flashback… Scontri tra gang colombiane e giamaicane, santeros e sacerdoti voodoo, gli intrighi di una branca deviata della CIA, sparatorie cinematografiche e inseguimenti… Pieno di riferimenti a interi filoni di cinema e narrativa d'azione (una moda che non inventato Quentin Tarantino) Fuga da El Diablo ibrida la spystory con l'esotismo, il western, il prison movie, e chi più ne ha più ne metta… In questa nuova edizione ogni romanzo (questo è il quarto della serie), oltre ad aver subito revisioni e ritocchi, è arricchito da una breve postfazione dell'autore che apre le porte dell'officina dello scrittore a chiunque sia interessato a scoprirne i segreti. Anche se non tutti saranno svelati. In attesa delle prossime puntate, of course


Angelo Petrella, Cane rabbioso, Meridiano Zero, 2006, 89 pagine

Ci sono anche le frontiere etiche. E in sole novanta paginette, l'io narrante di questo romanzo breve, o racconto lungo, le varca, anzi le abbatte, tutte, ma proprio tutte. Omicidio, sesso, droga, corruzione… Tanto, tutto, forse troppo. Sullo sfondo di una Napoli dove sembra non essere rimasto nulla da salvare (può il noir essere ottimista?). Pulp, anzi ‘pulpissimo'. Ma il segreto che salva il tutto è la scrittura, secca, ritmata, piena di colpi ad effetto, con l'incedere di un rap metropolitano, un gangsta rap. Salvo il fatto che il gangsta, qui, è un cop, un pig. Uno sbirro, insomma. Un tutore dell'ordine. Che spara come un killer, e ringhia come un Cane rabbioso. Di quelli che si spera (senza crederci troppo…) che esistano solo in storie come questa. Si legge in un lampo, ma rimane in mente. Sporco, cattivo, senza speranza. Un bad lieutenant alla Abel Ferrara in versione o' fetentone

 


Felice Muolo, Complanare Putta, Edizioni Il Filo, 2006, 109 pagine

La Complanare Putta non è una strada di confine, almeno in senso geografico. Persa nel calore della Puglia, è una qualunque strada maledetta, che diventa un confine, una frontiera tra vita (per alcuni) e morte (per altri). Ancora una storia dal Sud dell'Italia, ancora un romanzo breve, che procede avvitandosi su se stesso, come incerto tra il rallentare, l'indugiare sul particolare di uno sguardo, di una spiaggia, di un pensiero, e improvvisi strappi di violenza, brevissimi e taglienti. E una scrittura ‘strana', che mi viene da definire selvatica, ruvida, in qualche punto ‘sgradevole'. Una scrittura naif… o forse ben più astuta di quel che sembra. Intorno alla strada, all'hotel Agave, a una Puglia autenticamente immaginaria, Lucio, Ermanno, Nicola, Valeria, Rosalba, e Lyung, la bambina vietnamita da adottare, che da lontano influisce, innocentemente, sui meccanismi della storia… Uomini e donne in cerca di amore o di sesso, amplessi rubati, nell'illusione della felicità, o di un suo accettabile ersatz. E la morte, eterno croupier pronto a fermare la ruota del caso… Forse non piacerà a tutti. Io lo consiglio agli amanti delle curiosità, dell'imperfetto, del non leccato e del poco omologato. Aspetto curioso il secondo capitolo della (annunciata) trilogia, e visto che si tratta di un piccolo, forse piccolissimo, editore, ne segnalo anche il sito internet.

www.ilfiloonline.it


Buona estate… e buone letture.


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