843. Sono i titoli gialli,
noir e thriller usciti in libreria, in Italia, nel 2004, stando al Venerdì ,
magazine del quotidiano la Repubblica, del 16 giugno scorso.
E per il 2005 e il 2006 la tendenza non ha fatto che rafforzarsi.
Una marea montante, crescente, che invade gli scaffali delle librerie,
spingendo da parte qualche Letterato e creando invidie e tentativi
di imitazione per cavalcare l'onda. E in questa marea nuotano sempre
più autori
italiani, che da pattuglia sono diventati compagnia, e tra un po'
battaglione, qualche nome affermato seguito da molte new entry, a
volte (vedi il caso Faletti) con un successo clamoroso. Destreggiarsi,
scegliere, distinguere il romanzo o raccolta di racconti di qualità dalle
proposte furbette o banali non è sempre semplice. Tenuto conto
che ogni scelta è sempre soggettiva e discutibile, mi limiterò a
fornire qui una breve selezione, qualche rapido cenno per invogliare
il lettore di questo articolo alla lettura (se un lettore non legge,
che lettore è?) dei titoli proposti.
E lo farò seguendo
la traccia (arbitraria quanto ogni altra) di una parola-chiave,
una labile linea guida.
Frontiere.
Claudio Camarca, Nel
nome di Dio, Kowalski Editore, 2006, pp. 432
Hanno varcato ogni frontiera,
gli immigrati, anime dolenti, ora vittime, ora carnefici, che brulicano
e si aggrovigliano sulla scena e dietro le quinte del nuovo romanzo
di Claudio Camarca, tutti convinti di agire Nel nome
di Dio. Dieci anni fa
Camarca, scrittore, autore televisivo, regista, pubblicò Ordine
pubblico, un bel poliziesco, secco, noir e violento (sarebbe
bello che venisse ristampato) con tanto di serial-killer, in cui
appariva Faddi, un poliziotto duro e ruvido, provato ma indomabile.
E Faddi è di ritorno, protagonista di una vicenda che, se
fosse una casa, avrebbe i pilastri e il tetto fatti di thriller,
ma i mattoni e le tubature di purissimo, nerissimo noir. Sulla struttura
del thriller, articolata sul classico schema temporale ‘giorno, ora….'
intervallato da flashback che ci svelano cos'è successo ‘prima'
di quello che sta per succedere ‘adesso', non svelerò nulla,
per non guastare la sorpresa. Dirò solo che nella melma noir
si muovono spacciatori, tossici, informatori, estremisti politici,
mendicanti, poliziotti ambigui… E poi imam dalle mire non
chiare, che parlano di Dio per seminare più facilmente odio
nelle menti condizionabili di giovani immigrati, a disagio in un'Italia
non sempre facile, dove tutti sembrano gareggiare nel fare la cosa
sbagliata al momento sbagliata. No, non è bella l'Italia che
ritrae Camarca, sporca, pulsante, avvelenata da tensioni che una
politica sempre più avvitata su e stessa non riesce più a
comporre e sanare. Molto bello, invece, è questo romanzo,
consigliato sia ai razzisti stolidi incapaci di guardare l'altro
da noi, sia alle anime pie che credono nel couscous e nelle feste
multietniche come panacea per l'integrazione.
Giancarlo Narciso, Incontro
a Daunanda, Dario Flaccovio Editore, 2006, 368 pagine
Anche Giancarlo Narciso è uno che quanto a frontiere non
scherza. In vita sua ne ha attraversate molte, seguendo l'istinto
e la linea frastagliata di una vita vagabonda, alla ricerca dell'avventura,
della fuga da un quotidiano troppo stretto. Kathmandu, San Francisco,
Città del Messico, Singapore… Un percorso che non poteva non
intrecciarsi con la scrittura, nella quale Narciso ha già dato
buone prove, vincendo ad esempio un premio Tedeschi per il miglior
giallo, nel 1998, con Singapore Sling. Ed è proprio
Rodolfo Capitani, il protagonista di quel romanzo, che ritroviamo
in Incontro a Daunanda, appena uscito
in libreria. Siamo nell'isola indonesiana di Lombok, vicina a Bali
ma meno turistica, anche se più bella, dove il giramondo Rodolfo
(forse un po' alter ego dell'autore…) incontra una bella ragazza,
italiana come lui, con la quale intreccia una relazione sentimentale.
Ma dopo pochi giorni, la ragazza sparisce senza lasciare spiegazioni.
E Rodolfo non può che mettersi a cercarla… Uno spunto classico,
già visto, che Narciso maneggia in maniera originale fondendo
un esotismo non di maniera, le riflessioni amaramente ironiche di
un ‘cane sciolto' che non crede (quasi) più in nulla, l'amore
per una natura stuprata dall'uomo e una trama noir torbida e complessa,
nella quale ha un peso rilevante il tema del ‘doppio'. La ragazza
in pericolo, un'altra ragazza in pericolo (o pericolosa?), un guerrigliero
ambientalista in cerca di vendetta, il capo di una milizia paramilitare
dedita a violenze e soprusi, un ricco industriale italiano… La tensione
sale lentamente, in un modo che sembra casuale, fino a sfociare in
un'esplosione di violenza resa ancora più sconvolgente dalla
bellezza del paesaggio. Difficile, alla fine, parlare di vinti o
di vincitori. Forse, solo di sopravvissuti…
Un bel romanzo, già tradotto
anche in Germania, per un autore che a Lombok ci vive metà dell'anno
(gli altri sei mesi sta sul lago di Garda, in Italia), e ne approfitta
anche per scrivere una serie di romanzi di avventura e spionaggio,
per la collana SEGRETISSIMO della Mondadori, ambientati in Asia.
Pubblicati sotto il nom
de plume (anzi, de guerre) di Jack Morisco…
Stephen Gunn (Stefano
Di Marino), Fuga da El Diablo, TEA, 2006 (ristampa),
278 pagine
Le frontiere tra i
generi sono da tempo cadute o quanto meno pericolanti, non solo
tra giallo e noir, ma anche rispetto al thriller, all'horror, alla
fantasy, ecc. Data per morta sul finire del XX secolo, la spystory
ha ritrovato nuova vitalità, all'ombra degli eventi che hanno
segnato la nascita del nuovo secolo (e millennio) anche percorrendo
la strada del ‘meticciato' tra i generi. Una di queste ‘nuove vite'
ha preso forma attraverso la cosiddetta ‘Legione Straniera' della
spystory all'italiana, una definizione che rimanda sia alla comune
caratteristica per cui gli autori di questi romanzi, tutti rigorosamente
italiani, scrivono sotto pseudonimo straniero (vedi il caso sopra
citato), sia al fatto che il capostipite di questo ‘commando' di
autori, Stefano di Marino, ha scelto come personaggio un ex-legionario.
In oltre dieci anni di vita, Chance Renard detto Il Professionista
ha già compiuto una ventina di missioni grondanti violenza,
intrigo, sesso e doppio gioco (il tutto rigorosamente finto, il tutto
incredibilmente credibile…) Approfittando della ristampa cronologica
in libreria di una serie nata per l'edicola, ci tuffiamo nelle pagine
lussureggianti di Fuga da El Diablo, e
siamo subito in azione. Un trafficante di droga giamaicano da trasferire
a Miami è affidato a Chance, agente free-lance al soldo della
DEA statunitense; ma le cose vanno subito storte, l'aereo sfiora
lo schianto e i superstiti si ritrovano sull'isoletta dimenticata
da Dio di El Diablo, un'isola-penitenziario, sorta di Alcatraz caraibica,
dove è in corso una rivolta. Qui Chance, il Professionista,
incontra una vecchia conoscenza… Parte il flashback… Scontri tra
gang colombiane e giamaicane, santeros e sacerdoti voodoo,
gli intrighi di una branca deviata della CIA, sparatorie cinematografiche
e inseguimenti… Pieno di riferimenti a interi filoni di cinema e
narrativa d'azione (una moda che non inventato Quentin Tarantino) Fuga
da El Diablo ibrida la spystory con l'esotismo, il
western, il prison movie, e chi più ne ha più ne
metta… In questa nuova edizione ogni romanzo (questo è il
quarto della serie), oltre ad aver subito revisioni e ritocchi, è arricchito
da una breve postfazione dell'autore che apre le porte dell'officina
dello scrittore a chiunque sia interessato a scoprirne i segreti.
Anche se non tutti saranno svelati. In attesa delle prossime puntate, of
course …
Angelo Petrella, Cane
rabbioso, Meridiano Zero, 2006, 89 pagine
Ci
sono anche le frontiere etiche. E in sole novanta paginette, l'io
narrante di questo romanzo breve, o racconto lungo, le varca, anzi
le abbatte, tutte, ma proprio tutte. Omicidio, sesso, droga, corruzione… Tanto,
tutto, forse troppo. Sullo sfondo di una Napoli dove sembra non essere
rimasto nulla da salvare (può il noir
essere ottimista?). Pulp, anzi ‘pulpissimo'. Ma il segreto che salva
il tutto è la scrittura, secca, ritmata, piena di colpi ad
effetto, con l'incedere di un rap metropolitano, un gangsta rap.
Salvo il fatto che il gangsta, qui, è un cop, un pig.
Uno sbirro, insomma. Un tutore dell'ordine. Che spara come un killer,
e ringhia come un Cane rabbioso. Di quelli
che si spera (senza crederci troppo…) che esistano solo in storie
come questa. Si legge in un lampo, ma rimane in mente. Sporco, cattivo,
senza speranza. Un bad lieutenant alla Abel Ferrara in
versione o' fetentone …
Felice Muolo, Complanare
Putta, Edizioni Il Filo, 2006, 109 pagine
La Complanare Putta non è una
strada di confine, almeno in senso geografico. Persa nel calore della
Puglia, è una
qualunque strada maledetta, che diventa un confine, una frontiera
tra vita (per alcuni) e morte (per altri). Ancora una storia dal
Sud dell'Italia, ancora un romanzo breve, che procede avvitandosi
su se stesso, come incerto tra il rallentare, l'indugiare sul particolare
di uno sguardo, di una spiaggia, di un pensiero, e improvvisi strappi
di violenza, brevissimi e taglienti. E una scrittura ‘strana', che
mi viene da definire selvatica, ruvida, in qualche punto ‘sgradevole'.
Una scrittura naif… o forse ben più astuta di quel che sembra.
Intorno alla strada, all'hotel Agave, a una Puglia autenticamente
immaginaria, Lucio, Ermanno, Nicola, Valeria, Rosalba, e Lyung, la
bambina vietnamita da adottare, che da lontano influisce, innocentemente,
sui meccanismi della storia… Uomini e donne in cerca di amore o di
sesso, amplessi rubati, nell'illusione della felicità, o di
un suo accettabile ersatz. E la morte, eterno croupier
pronto a fermare la ruota del caso… Forse non piacerà a tutti.
Io lo consiglio agli amanti delle curiosità, dell'imperfetto,
del non leccato e del poco omologato. Aspetto curioso il secondo
capitolo della (annunciata) trilogia, e visto che si tratta di un
piccolo, forse piccolissimo, editore, ne segnalo anche il sito internet.
www.ilfiloonline.it
Buona estate… e buone
letture.