Il giallo europeo nel mirino

n°6 Agosto-Settembre- Ottobre del 2006

 

 

>> Letture

Ri itratto di una scrittrice francese atipica

Laurence Biberfeld
6 novembre 1960, Toulouse

Jean-Marc Laherrère & Claude Mesplède
Trad.: Giuseppina La Ciura

 

«  La mia vita è un tal casino che una gatta non vi ritroverebbe i suoi piccoli » dice, compiaciuta, Laurence Biberfeld dei suoi inizi di scrittrice. E, a questo proposito, precisa : “ Ho preso presto il volo e mi sono subito sfracellata sul selciato più vicino. Sono stata barbona e sottoproletaria per alcuni anni, tra Parigi e Toulouse, poi ho preso il diploma da esterna, e nella scia il concorso d'insegnante, che ho vinto, con mia grande sorpresa. Dopo tre anni di parecchi sacrifici, ho ottenuto la laurea grazie all'arrivo imminente della mia prima figlia (…). L'insubordinazione cronica e lo zero in condotta dell'epoca,mi hanno sempre assicurato i posti che nessuno voleva, negli ambienti rurali più precari ed isolati ….(…) Ho sempre scritto, ma ho dovuto attendere i trent'anni prima di portare a termine il mio primo romanzo: troppo disordinata. Uno dei miei manoscritti è rimasto per un anno presso Grasset prima di essere rifiutato. Una prova dura!Ho avuto altri due figli, e ho continuato a traslocare numerose volte (quaranta ad oggi) un po' dappertutto. . Mi sono messa in pensione nel 1999 per scrivere sul serio,dedicandovi tutto il tempo. Da allora ho scritto sei noir ” (Dialogo c on gli internauti del 25 Aprile del 2005).

Con il suo primo romanzo, La B.A de Cardamone (2002), Laurence Biberfeld debutta in modo rimarchevole nella “Série Noire”. Dopo la famiglia Malaussène così cara a Daniel Pennac, non si è mai incontrata una famiglia di emarginati tanto scombinata. Lisa, la protagonista, è un' amante-moglie, che non ha tuttavia una vita facile. Senza impiego, ella alleva quattro figli, quattro gatti e un cane. Il suo ex compagno, non contento di averla picchiata per tredici lunghi anni, sogna di tornare a brutalizzarla. Il suo compagno occasionale, Sandro, è un educatore, che si sforza invano di rimettere sulla diritta via gli adolescenti. Una notte, egli si fa uccidere, mentre era andato alla ricerca di Cardamone, una peste maliarda e scombinata di quattordici anni il cui piacere consiste nel giocare con i nervi di quelli che l'avvicinano. Malgrado tutte queste dure prove, Lisa mantiene alto il morale, il sorriso e tutta la sua energia. Invece di sprofondare, ella va avanti : aiuta il commissario Machin1, che indaga sulla morte di Sandro il quale si rivela meno onesto di quanto ella credesse; trova ancora la forza di occuparsi di due o tre altri disgraziati, malgrado Cardamone e la minaccia dell'assassino sempre incombente!

“Niente è fatale. Si deve combattere, anche nelle situazioni difficili” potrebbe figurare come l'insegnamento maggiore di B.A. de Cardemone. Un omaggio a quelle Madri Coraggio, che mantengono il sorriso, malgrado le avversità, questo romanzo trae la sua forza da dialoghi convincenti, ma anche da una singolare maniera di disegnare i personaggi, nessuno dei quali lascia indifferente.

Il suo secondo romanzo Le chien de Solforino (2004) mostra un cambiamento di tono, di costruzione e di stile. Régis e Marie si sono sposati giovanissimi, hanno avuto due figli. Quindici anni più tardi, Régis, pieno di certezze sulle donne e in particolare sulla sua, non si rende conto che Marie, violentata da suo padre quando era ancora una bambina, non ha più alcun desiderio e non sa come fare per sbarazzarsi di lui. Il dramma si determina a seguito di un incontro, forse il più improbabile, quello tra la giovane donna e l'ex partigiano Richard, alias capitan Ricardo, un cinquantenne brutto, zoppo, obeso, sposato e “raccontaballe”. Innamorati l'uno dell'altra, decidono di sbarazzarsi di Régis. E' allora che gli sbirri (una squadra che si occupa di cani aggressivi, di piccoli spacciatori e di ragazzi sbandati) intervengono e che tutti i pezzi si mettono a posto. Sul tema quanto mai classico del “ Trio infernale”2, moltiplicando i punti di vista e gli andirivieni temporali, Laurence Biberfeld ci propone una variazione originale, abile, umanissima e perfettamente padroneggiata.

Con la sua terza opera La Vieille au grand chapeau (2005), la scrittrice si cimenta nel thriller con una padronanza sorprendente. La sua eroina, Tintin, una giornalista che si ostina a vestirsi come un uomo, conduce un'inchiesta sul lavoro in nero in Francia. Per caso, ella scopre che un immigrato, portatore dell'epatite di Klein, rischia di provocare un'epidemia fulminante. Aiutata nelle sue indagini dal suo ex amante Popov, ella parte per indagare in un campo di rifugiati alla frontiera afgano-uzbeka dove si svolgono dei curiosi traffici.

Alla Biberfeld si deve anche Evasion rue Quincampoix (2004). Questa novella racconta con humour e realismo le peripezie di un'adolescente parigina, che sopravvive sulla strada, tra il sagrato di Beaubourg e place Saint-Michel.

L'originalità di Laurence Biberfeld consiste nel raccontare delle storie che non si sono mai lette altrove. Ella sa parlare del quotidiano e creare dei personaggi come se ne possono incontrare tutti i giorni, ma lo fa sempre con una cura letteraria sostenuta da una scrittura efficace e cruda, che coniuga durezza e humour sferzante sotto forma di gustose formule

 

Bibliografia

“La B.A. de Cardemone” (Gallimard, Série noire n 2660, 2002)

“Le chien de Solforino” (Gallimard, Série noire n 2711, 2004)

“La vieille au grand Chapeau » (Gallimard, Série noire 2732, 2005) [Novella]

« Evasion rue Quincampoix » (« Noir Urbain » Autrement, 2004) [Novella]

« Esmeralda e lo zombi » (in « Du noir dans le vert II », L'Ecailler du Sud, 2003).

 

1 Si allude all'organo sessuale maschile

2 Trio (o triangolo) infernale: espressione cara a Mesplède, che rappresenta una coppia più un amante o un'amante di uno degli elementi della coppia. Lo scopo del gioco sta nell'eliminare il pezzo di troppo.


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