Il giallo europeo nel mirino

n°7 Novembre-Dicembre-Gennaio 2006/07

 

 

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Cronaca letteraria
L'eredità di Fritz Lang

Àlex Martín Escribà
Traduzione: Giuseppina La Ciura

 

Sono trascorsi trent'anni dalla scomparsa di uno dei registi cinematografici che hanno saputo elevare e collocare il cinema noir nel suo punto più alto.

Fritz Lang, nato in Austria nel 1890, decise di emigrare negli Stati Uniti dopo l'ascesa al potere dei Nazisti, fatto che gli avrebbe procurato un grande riconoscimento come cineasta. La sua posizione ideologica, i suoi ideali politici e la sua maniera di intendere e plasmare il cinema lo fecero divenire in maniera folgorante uno dei registi più celebrati di questo movimento.

Prima della fama in terra americana, il regista austriaco aveva già diretto alcuni film in Patria: tra i quali Dr. Mabuse (1922), I Nibelunghi (1924) e, soprattutto, M, il mostro di Düssendorf (1931),una delle sue opere più importanti. Fu in quel periodo che Fritz Lang conobbe la scrittrice Thea Von Harbou, con la quale fu sposato dal 1922 al 1933, anno in cui decise di lasciare la Germania dopo il trionfo dei Nazisti.

E' dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti che il regista si affermerà come una delle personalità più prolifiche di tutto il cinema noir. L'apporto del regista austriaco è stato determinante per introdurre, soprattutto, l'espressionismo, un aspetto che si diffuse a tutto il genere. Questa tendenza- che deformava la realtà per riuscire a comunicare in modo adeguato quei valori che si devono mettere in evidenza- si manifesta nei suoi primi due film hollywoodiani come Fury (Furia, 1936) e You only live once (Sono innocente, 1937). In entrambe le pellicole, oltre all'espressionismo, sono presenti un'altra serie di aspetti innovativi, che saranno una costante delle sue trame cinematografiche: tra questi, l'atteggiamento critico nei confronti della Giustizia e, soprattutto, la fatalidad dell'individuo attraverso lo sviluppo tragico degli avvenimenti, il che fece sì che i copioni langhiani fossero pieni di ambiguità e riflessioni.

E' a partire da allora che il regista trattò in maniera conclusiva le tematiche inerenti al cinema noir: seguendo l'ordine cronologico, si devono citare Man Hunt (Duello mortale, 1941), che ruota attorno al tema del Nazismo, Hangmen also die (Anche i boia muoiono, 1943), pellicola che trattava della Gestapo e della Resistenza ceca e Ministry of Fear (Il prigioniero del terrore, 1944), quest'ultima opera riguardante il tema dello spionaggio.

Successivamente arrivarono alcune delle sue opere maggiori: tra esse, la trilogia con Jean Bennett della metà degli anni 40. Questa trilogia inizia con il capolavoro The woman in the window (La donna del ritratto, 1944), opera che riaffermava l'interesse del regista per il genere poliziesco. Dopo, Lang diresse Scarlet Street (La strada scarlatta, 1945), una pellicola che aveva molti punti in comune con la precedente non solo per l'argomento della trama ma anche perché in entrambi i film il protagonista era lo stesso attore , Edward G.Robinson. La trilogia finisce con Secret beyond the door (Dietro la porta chiusa, 1948) in cui, in questa occasione, il regista indagava su trame più psicoanalitiche.

Quindi assistiamo all'ultima tappa cinematografica di Lang, che continuò con una brillantezza e genialità che solo pochi registi possono raggiungere. Tra le sue opere più celebrate ci fu The big heat (Il grande caldo, 1953), un film che affronta principalmente il tema della corruzione della polizia. Seguirono While the city sleeps (Quando la città dorme, 1956) e Beyond a reasobable doubt (L'alibi era perfetto, 1956), che furono le sue due ultime grandiose opere del genere noir. Fin d'allora e dopo il suo ritiro assisteremo alla fine di uno dei periodi più significativi del cinema noir. Per ciò, commemorando il trentesimo anniversario della sua morte, desideriamo rivendicare il ruolo di un uomo che seppe lasciare in dote al cinema noir tutti quegli elementi che oggi tanto brillano per la loro assenza.


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