Cronaca letteraria
L'eredità di Fritz Lang
Àlex Martín
Escribà
Traduzione: Giuseppina La Ciura
Sono trascorsi trent'anni dalla scomparsa
di uno dei registi cinematografici che hanno saputo elevare e collocare
il cinema noir nel suo punto più alto.
Fritz Lang, nato in Austria nel 1890,
decise di emigrare negli Stati Uniti dopo l'ascesa al potere dei
Nazisti, fatto che gli avrebbe procurato un grande riconoscimento
come cineasta. La sua posizione ideologica, i suoi ideali politici
e la sua maniera di intendere e plasmare il cinema lo fecero divenire
in maniera folgorante uno dei registi più celebrati di questo
movimento.
Prima della fama in terra
americana, il regista austriaco aveva già diretto alcuni film
in Patria: tra i quali Dr.
Mabuse (1922), I Nibelunghi (1924)
e, soprattutto, M, il mostro di Düssendorf (1931),una
delle sue opere più importanti. Fu in quel periodo che Fritz
Lang conobbe la scrittrice Thea Von Harbou, con la quale fu sposato
dal 1922 al 1933, anno in cui decise di lasciare la Germania dopo
il trionfo dei Nazisti.
E' dopo il suo trasferimento
negli Stati Uniti che il regista si affermerà come una delle
personalità più prolifiche
di tutto il cinema noir. L'apporto del regista austriaco è stato
determinante per introdurre, soprattutto, l'espressionismo, un aspetto
che si diffuse a tutto il genere. Questa tendenza- che deformava
la realtà per riuscire a comunicare in modo adeguato quei
valori che si devono mettere in evidenza- si manifesta nei suoi primi
due film hollywoodiani come Fury (Furia,
1936) e You only live once (Sono innocente,
1937). In entrambe le pellicole, oltre all'espressionismo, sono presenti
un'altra serie di aspetti innovativi, che saranno una costante delle
sue trame cinematografiche: tra questi, l'atteggiamento critico nei
confronti della Giustizia e, soprattutto, la fatalidad dell'individuo
attraverso lo sviluppo tragico degli avvenimenti, il che fece sì che
i copioni langhiani fossero pieni di ambiguità e riflessioni.
E' a partire da allora che
il regista trattò in maniera conclusiva
le tematiche inerenti al cinema noir: seguendo l'ordine cronologico,
si devono citare Man Hunt (Duello mortale,
1941), che ruota attorno al tema del Nazismo, Hangmen
also die (Anche i boia muoiono, 1943), pellicola che
trattava della Gestapo e della Resistenza ceca e Ministry
of Fear (Il prigioniero del terrore, 1944), quest'ultima
opera riguardante il tema dello spionaggio.
Successivamente arrivarono
alcune delle sue opere maggiori: tra esse, la trilogia con Jean Bennett
della metà degli anni 40.
Questa trilogia inizia con il capolavoro The woman in the
window (La donna del ritratto, 1944), opera che riaffermava
l'interesse del regista per il genere poliziesco. Dopo, Lang diresse Scarlet
Street (La strada scarlatta, 1945), una pellicola che
aveva molti punti in comune con la precedente non solo per l'argomento
della trama ma anche perché in entrambi i film il protagonista
era lo stesso attore , Edward G.Robinson. La trilogia finisce con Secret
beyond the door (Dietro la porta chiusa, 1948) in cui, in
questa occasione, il regista indagava su trame più psicoanalitiche.
Quindi assistiamo all'ultima
tappa cinematografica di Lang, che continuò con una brillantezza
e genialità che solo
pochi registi possono raggiungere. Tra le sue opere più celebrate
ci fu The big heat (Il grande caldo, 1953),
un film che affronta principalmente il tema della corruzione della
polizia. Seguirono While the city sleeps (Quando
la città dorme, 1956) e Beyond a reasobable doubt (L'alibi
era perfetto, 1956), che furono le sue due ultime grandiose opere
del genere noir. Fin d'allora e dopo il suo ritiro assisteremo alla
fine di uno dei periodi più significativi del cinema noir.
Per ciò, commemorando il trentesimo anniversario della sua
morte, desideriamo rivendicare il ruolo di un uomo che seppe lasciare
in dote al cinema noir tutti quegli elementi che oggi tanto brillano
per la loro assenza.