Al signor Okuba Kentaro
Moez Lahmédi
Trad.:
Giuseppina La Ciura
« E' importante essere
l'accusato. Ed io ho qualcosa da dire. »
Albert Camus. “Lo straniero” capitolo 4
Vorrei precisare al signor
Okuba Kentaro che nel mio articolo sull'intertestualità poliziesca
(L'intertestualità poliziesca:
specificità e poste
in gioco), il mio intento non era affatto quello di ridurre
il romanzo poliziesco ad un semplice gioco intertestuale. La mia
prima preoccupazione era, come indica chiaramente il titolo dell'articolo,
di mettere in luce le funzioni e le poste in gioco della connessione
intertestuale nel romanzo poliziesco. Io mi sono dunque interessato
ad un solo aspetto della narrazione poliziesca.
In altri articoli, ho provato a mettere in evidenza altri aspetti
ed altre specificità del sintagma narrativo poliziesco. In La
scacchiera testuale: strategia e tattica della letteratura poliziesca per
esempio (articolo pubblicato nel numero quarto di Europolar),
la mia attenzione si è portata sul valore romanzesco del gioco
degli scacchi nella letteratura poliziesca. Incolparmi ,dunque, di
volere “ ridurre la scrittura del romanzo poliziesco al gioco dell'intertestualità” mi
sembra dipendere da un certo fanatismo intellettuale. Il signor Kentaro
non ha forse letto o visto (io lo ringrazio in ogni caso per il suo
tentativo di togliere “la paglia” che si trova nel mio occhio) il
passaggio nel quale ho insistito sull'idea che “ il lavoro intertestuale è uno
degli elementi fondanti e definitori della scrittura poliziesca” Questa
stessa frase rivela che, per me, il piacere intertestuale non è l'unico
piacere che il lettore può trarre dalla lettura di un Giallo.
Nel testo poliziesco, i luoghi strategici (sessuati) e le fonti del
piacere sono diversi e variati.
Secondo punto: il signor Kentaro mi
accusa di non avere alcun metodo o alcun “ metodo rigoroso” d'indagine mentre, all'inizio
della sua requisitoria, lui stesso ammette che il mio lavoro si inscrive
nella silloge della teoria o della dottrina scritturiale di Eco.
Ultimo Punto: il signor Okuba mi colloca tra i ricercatori che eccellono
nell'arte di uccidere il piacere del testo letterario.
L'articolo seguente (Il
Giallo o del genere che affascina) gli
proverà forse
il contrario. Io ho gustato il piacere intertestuale, il piacere
ipertestuale,il piacere meta-testuale, il piacere del titolo, il
piacere epigrafico, il piacere dell'incipit, il piacere della chiusura,
il piacere ermeneutico, il piacere stilistico, il piacere della lettura
silenziosa, il piacere della lettura magisteriale, il piacere della
lettura in classe, il piacere “di non leggere niente” e sono sempre
alla ricerca di piaceri testuali differenti.