Chi
di noi, tormentato in treno da un vicino di posto di quelli che
ti impongono l'ascolto di lunghe conversazioni al cellulare a voce
altissima, non si è intrattenuto a pensare come gli donerebbe
un bel coltellaccio da cucina piantato nella pancia? Chi non è stato
fermato almeno una volta da una bella ragazza che ti chiede un'indicazione,
e mentre le fantasie su come potrebbe evolvere quell'incontro casuale
stanno appena sbocciando, è stato trascinato via dalla forza
di gravità della propria vita, fatta di impegni precedenti,
di autobus che arrivano al momento meno opportuno, di commissioni
da sbrigare?
I racconti di Luigi Bernardi che compongono
la prima metà di
questo libro esplorano appunto tali momenti, elaborando divagazioni
liberatorie, a volte sognanti, spesso sanguinarie. Sono racconti
brevissimi, tutti di una sola pagina, con una incisiva illustrazione
di Onofrio Catacchio nella pagina a fronte. Il Gaijin è lo
straniero, l'estraneo, che usando come armi l'ironia o un coltello
arrugginito porta alla luce la stupidità, l'ignavia sonnambula
con la quale spesso affrontiamo la collezione di momenti banali che
compone le nostre giornate.
La seconda metà del libro contiene
la sceneggiatura dell'opera teatrale Gaijin!,
sempre con la scrittura di Bernardi e i disegni di scena di Catacchio.
Tredici episodi dove il gaijin fa giustizia con appassionata crudeltà dei
luoghi comuni e delle persone che li incarnano. E nel monologo
finale toglie anche agli spettatori più restii l'illusione
di potersene restare indifferenti nelle loro poltrone, come davanti
a qualcosa che in fondo non li riguarda.
Gaijin! Affascina
e repelle, dà continuamente l'idea
di trovarsi di fronte a qualcosa di raffinato e pericoloso. Raffinato
perché storie e tavole grafiche sono di una precisione chirurgica,
e si integrano a vicenda senza mai produrre una stonatura. Pericoloso
perché non sai mai, davanti a questi racconti, se tu sei il
gaijin o il sonnambulo.