Il giallo europeo nel mirino

n°7 Novembre-Dicembre-Gennaio 2006/07

 

 

>> Letture

Gaijin!
Luigi Bernardi e Onofrio Catacchio

Black Velvet • 2006

Alfredo Colitto

 

Chi di noi, tormentato in treno da un vicino di posto di quelli che ti impongono l'ascolto di lunghe conversazioni al cellulare a voce altissima, non si è intrattenuto a pensare come gli donerebbe un bel coltellaccio da cucina piantato nella pancia? Chi non è stato fermato almeno una volta da una bella ragazza che ti chiede un'indicazione, e mentre le fantasie su come potrebbe evolvere quell'incontro casuale stanno appena sbocciando, è stato trascinato via dalla forza di gravità della propria vita, fatta di impegni precedenti, di autobus che arrivano al momento meno opportuno, di commissioni da sbrigare?

I racconti di Luigi Bernardi che compongono la prima metà di questo libro esplorano appunto tali momenti, elaborando divagazioni liberatorie, a volte sognanti, spesso sanguinarie. Sono racconti brevissimi, tutti di una sola pagina, con una incisiva illustrazione di Onofrio Catacchio nella pagina a fronte. Il Gaijin è lo straniero, l'estraneo, che usando come armi l'ironia o un coltello arrugginito porta alla luce la stupidità, l'ignavia sonnambula con la quale spesso affrontiamo la collezione di momenti banali che compone le nostre giornate.

La seconda metà del libro contiene la sceneggiatura dell'opera teatrale Gaijin!, sempre con la scrittura di Bernardi e i disegni di scena di Catacchio. Tredici episodi dove il gaijin fa giustizia con appassionata crudeltà dei luoghi comuni e delle persone che li incarnano. E nel monologo finale toglie anche agli spettatori più restii l'illusione di potersene restare indifferenti nelle loro poltrone, come davanti a qualcosa che in fondo non li riguarda.

Gaijin! Affascina e repelle, dà continuamente l'idea di trovarsi di fronte a qualcosa di raffinato e pericoloso. Raffinato perché storie e tavole grafiche sono di una precisione chirurgica, e si integrano a vicenda senza mai produrre una stonatura. Pericoloso perché non sai mai, davanti a questi racconti, se tu sei il gaijin o il sonnambulo.


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