Pasquale Pede, psicanalista, vive a Roma.
Da anni appassionato lettore e studioso del noir classico, collabora
con riviste e pubblicazioni specializzate.
Questo
volume prosegue la rassegna di autori polizieschi che Gian Franco
Orsi e Lia Volpatti avevano iniziato l'anno scorso con L'età d'oro
del mystery, già recensita su questa rivista.
Si preannunciano altresì un terzo e un quarto volume (dedicato
agli autori italiani), che speriamo di vedere presto pubblicati.
Non c'è che da rallegrarsi, significa che un'iniziativa del
genere comincia a riscuotere un certo interesse e può proseguire.
Erano anni che in Italia non venivano pubblicati repertori o dizionari
dedicati alla narrativa poliziesca. Bisogna infatti risalire al Dizionario
dei detectives (anni 80) per reperire lavori del genere, non
a caso dovuti agli stessi esperti che ritroviamo qui come curatori,
o ai 90 per il dizionario del compianto Franco Fossati. Tutto ciò per
ribadire ancora una volta che nel nostro paese c'è un gran
vuoto di pubblicistica competente sull'argomento, e che quindi rassegne
come queste sono le benvenute, venendo a colmare un vuoto editoriale
sconsolante.
Questo volume ha come sottotitolo “L'età del piombo”, il
che lascerebbe intendere un'attenzione specifica agli autori del
poliziesco “all'americana”, vale a dire alla scuola hardboiled. Il
che è solo parzialmente vero: in questo secondo tomo (molto
più corposo del primo) sono è vero presenti i classici
della scuola dei duri come Hammett, Chandler, Spillane o Macdonald,
ma c'è anche molto spazio per scrittori di tutt'altro genere.
Si passa da maestri del mystery puro come Carr o Queen, a regine
del suspense come la Eberhart o ai fuoriclasse francesi come Aveline
e Simenon. In sostanza ci troviamo di fronte a una cospicua fetta
di grandi nomi del secondo dopoguerra, indipendentemente dal genere.
Naturalmente repertori di questo tipo
possono essere criticati per le inclusioni e le esclusioni che
operano (personalmente mi chiedo ad esempio: perché Bruno Fischer e non, che so, Lionel White
o William P.McGivern?), ma la scelta dei nomi è probabilmente
legata al materiale a disposizione dei curatori. Come nel primo volume
si tratta infatti quasi sempre di schede o voci apparse in passato
in appendice al Giallo Mondadori o a pubblicazioni cugine, il che
non comporta preferenze degli autori per questo o quell'altro scrittore.
Complessivamente le voci sono tutte godibili, ricche di informazioni
sulla vita e l'opera di quelli esaminati. Il tutto col tono leggero
e divertente che caratterizzava anche il tomo precedente. Nulla di
nuovo, naturalmente, ma sicuramente il pubblico più giovane,
che non può avere a disposizione i vecchi numeri della benemerita
(anche per questo) collana di Segrate, si può giovare di questa
ricca messe di informazioni. In tutti i casi ben venga che si riporti
l'attenzione su nomi caduti nel dimenticatoio come C.Daly King o
Ngayo Marsh!
Ovviamente la parte del leone spetta
ai mostri sacri come Carr, Queen, Simenon, Hammett e via dicendo.
In questi casi le voci sono abbondanti e approfondite. Particolarmente
acute le cose scritte da Mauro Buoncompagni, come sempre irriverenti
e spassose quelle di Andrea Pinketts. Confessiamo un affetto particolare
per i pezzi a firma di Oreste del Buono, forse l'intellettuale
che più si è battuto
per conferire dignità letteraria al genere giallo in Italia.
Ancora si sente la mancanza della sua penna pungente e affettuosa,
e della sincera passione con cui guardava al nostro genere preferito.
Menzione particolare per le interviste
agli autori che spesso arricchiscono i capitoli: è sempre
istruttivo, ma purtroppo quasi mai possibile, sentire la viva voce
degli artefici di tanti libri che ci hanno avvinto (solo un piccolo
appunto: oltre a citare la fonte sarebbe forse stato utile anche
una datazione; si tratta di materiale di alcuni anni fa, e poterlo
contestualizzare aiuterebbe).
In sostanza un libro agile e che si legge d'un fiato. Complimenti
al certosino lavoro di G.F.Orsi e L.Volpatti, instancabili promotori
del giallo nel nostro paese.