Il giallo europeo nel mirino
n°7 Novembre-Dicembre-Gennaio 2006/07

 

 

Donne e Gialli

 

Uno scream of consciousness dello scrittore Matteo Bortolotti: Europa molto amore - n. 1

Sophie Colpaert, Mma Ramotswe, l’investigatrice africana

Véronique Desnain, Scrittrici contemporanee britanniche di romanzi polizieschi: Verso un nuovo modello?

Cormac Millar, Le donne nel romanzo poliziesco: tentatrici, vittime, salvatrici e ricompensa

Articolo di Claudia Salvatori: Il dottore, la signorina e l'autore di noir

Articolo di Lia Volpatti: A Matera, il Women's Fiction Festival

Lettura di Giovanni Zucca: Lia Volpatti - Il segreto di Agatha

 


Europa molto amore - n. 1

Uno scream of consciousness
dello scrittore Matteo Bortolotti

Una volta Bogey, forse in preda al delirio di qualche medicina omeopatica , disse una frase del tipo: “Non bisogna mai contraddire una donna. Basta aspettare: lo farà da sola”. Ma Humphrey non era certo il simbolo mondiale del femminismo.
Ammetto che cominciare così una rubrica rischia di far abbandonare la lettura del pubblico femminile oltre le prime quattro righe, ma chi mi conosce sa che spesso parto da lontano, parto dall'altro per arrivare dalle mie parti . Imparerete anche voi a conoscermi, se vi va.
Ragazze, ragazzi, datemi ancora due righe di fiducia e vi dimostrerò che Bogey ha detto una cosa vera. Una cosa bellissima.
Una donna è un Universo in espansione, dicono, anzi di più, un magma potente e cangiante, capace di estrema razionalità, di grande determinazione, di fragilità improvvise e di amore, un amore che l'uomo spesso non conosce… Tutte banalità, se vogliamo...
Eppure.
La faccenda dell'amore femminile l'hanno indagata in molti e non la voglio approfondire, m'interessa invece la contraddizione.
La contraddizione - quand'è consapevole, e non venitemi a raccontare che non è consapevole per la maggior parte delle volte - è una delle basi fondamentali dell'interrogazione, dell'autoanalisi, della comprensione del Se.
La contraddizione è alla base di ogni buona storia. Soprattutto di una storia gialla.
Donne e giallo, in questo caso, non potrebbero stare meglio assieme. Facciamo due esempi - anche scontati, se vogliamo - e poi corriamo a citare qualche donna italiana su cui v'invito a buttare l'occhio (nel senso accademico del termine. E' un invito alla lettura, io non sono certo come Bogey…).
Trent'anni fa, il 12 gennaio del ‘76 chiudeva gli occhi per l'ultima volta una delle più grandi ricercatrici del genere whodunit : Agatha Christie affrontava “il grande sonno”. Chi ha detto CHE PALLE? Il problema di Agatha Christie sta tutto nel come viene presentata, aldilà della sua infinita bibliografia che appunto si lega al ruolo con cui l'ho qualificata, ben più che alla sua commerciabilità.
Ricercatrice, avete letto bene. Nel caso della vecchia zia Agatha il giallo, il mistero, è stata una vera ricerca all'interno di uno stilema definito, di un'estetica letteraria e narrativa che sembrano all'apparenza ripetitive e che hanno trovato nella Christie una continua freschezza. I gusti sono gusti, e come noirista non entro nel merito dell'osservazione che fece Raymond Chandler riguardo al delitto che doveva ritornare nelle strade e abbandonare le case dei ricchi, non è questo il centro del nostro discorso. Non è il fattore Cluedo. Vi parlo da persona che lavora con le storie. L'indiscussa verità è che la vecchia zia Agatha ha preso la gabbia - eterno problema dell'uomo, croce e delizia di filosofi e preti - e l'ha esplorata in tutte le sue varianti di serrature, sbarre, pavimentazioni. Alcune pagine della zia sono anche belle pagine di letteratura. Belle parole, grande architettura. Potremmo chiedere di più? Ah, già. La contraddizione…
La contraddizione sta nel campo stesso esplorato dalla zia. Il fatto che avesse costruito un universo a enigma, surreale, seguendo la tendenza positivista e sviluppandola poi con grandi slanci - a mio umilissimo avviso - di satira della società. Badate: satira non è parodia come certi film tratti dai suoi romanzi ci hanno restituito. E poi, dall'altra parte, c'è una vera e propria applicazione scientifica dell'esposizione formale.
Sempre a proposito di contraddizioni, chi meglio di Patricia Highsmith ci ha mostrato l'altra faccia della luna? Il romanzo criminale psicologico e intenso. Chi più del signor Ripley è contraddittorio, e sfrutta questa spinta femminina per mostrarci che in ognuno di noi, donna o uomo, infiamma una lotta che sembra non aver mai fine. La Grande Madre , la Dea Kalì , calda nutrice e feroce assassina.
In Italia abbiamo bellissimi esempi di entrambe queste strade. Claudia Salvatori, una grande scrittrice dell'inquieto, e l'ottima Alda Teodorani anche. Abbiamo gli interrogativi della dolcissima e difficile protagonista dei romanzi di Grazia Verasani e poi abbiamo le regina del giallo storico italiano - e non lo dico solo perché è mia amica e le ho fatto quattro semplici domande per voi… In quanto noirista discuto spesso con chi scrive di giallo investigativo, e lei per me è la regina.
Danila Comastri Montanari, classe 1948, scrive di narrativa dal 1990, quando venne dato alle stampe “MORS TUA” primo godibilissimo romanzo che ha come protagonista l'investigatore ante litteram (sto usando troppo latino in questa frase, vero?) Publio Aurelio Stazio.
Visto che in questi giorni sono stato molto impegnato con delle cose per la tv e col mio nuovo romanzo, l'ho raggiunta via mail…

Quattro semplici domande a… DCM.

Danila, qual è il tuo rapporto col mistero? Quando hai cominciato e perché hai scelto il romanzo giallo a chiave?
Amo il giallo proprio perché non credo al mistero: tutto ciò che appare arcano è in soltanto attesa di una spiegazione razionale. Il giallo, a differenza di altri generi, cerca di fornirgliela.

Tu nella vita hai insegnato tanto nelle scuole: quanto hai imparato invece da quello che hai scritto?

Tendo a imparare cose irrilevanti e a restare impenetrabile a quelle dense di significato.

Torniamo all'argomento contraddizione, vedo… Una domanda scontata: dal I sec d.c. - periodo in cui ambienti le indagini del tuo Publio Aurelio Stazio - secondo te, quanto siamo cambiati? E' vero che per quanto uno scrittore si possa impegnare finisce sempre col raccontare il suo tempo?

Certo che uno scrittore racconta sempre il suo tempo! E comunque, se nei miei libri non mescolassi ai delitti latini le continue allusioni al presente, mi divertirei molto meno.

E del nostro tempo? Che mi dici del Nuovo Impero, c'è una bella differenza rispetto a duemila anni fa? Mi dà l'idea che una volta i grandi condottieri fossero ben diversi da George Walker Bush...

I romani si avvalevano di un mucchio di pretesti per muovere guerra ai popoli che avevano deciso di sottomettere, ma siccome non erano degli sprovveduti, inventavano scuse più plausibili di quelle di Bush. E in ogni caso, a differenza degli americani, loro le guerre le vincevano...

Donne e giallo, vorrei cominciare una mia rubrica affrontando, come ti ho detto, il tema della contraddizione e citando alcuni casi interessanti… Quante donne in giallo conosci e quante leggi con piacere?

A dire la verità, che l'autore sia uomo o donna, vecchio o giovane, bello o brutto, nero o bianco, religioso o ateo, omo o eterosessuale, a priori non mi interessa minimamente: aspetto di vederne l'ottica a posteriori nelle pagine del romanzo.
La Christie è una grande maestra, ma appartiene alla storia. Io leggo prevalentemente gialli d'epoca (anche Anne Perry ed Ellis Peters) o polizieschi ambientati in metropoli scandinave, turche, cinesi, giapponesi, indiane, israeliane, africane ecc (il mondo non finisce nelle nostre periferie) ma non chiedetemi a che sesso appartengano gli autori, perché spesso i nomi sono impronunciabili.
Bene, per questa volta può bastare. Torno alle mie storie… E ricordate: non abbiate paura del buio: le ombre vere, stanno sempre dove batte il sole.


Mma Ramotswe, l'investigatrice africana

Dai romanzi di Alexander McCall Smith
(10/18 coll. « Grands Détectives »)

Sophie Colpaert
Traduzione: Giuseppina La Ciura

Nel 1998, dalla penna dello scrittore Alexander McCall Smith, una detective di genere nuovo faceva la sua apparizione nella letteratura poliziesca: Mma Ramotswe, fondatrice dell'Agenzia n.1 delle donne detective, con sede a Gabarone, capitale del Botswana.

C'è tra Alexander McCall Smith e il Botswana un attaccamento viscerale. L'Africa ha impregnato dei suoi odori,dei suoi rumori e dei suoi colori la memoria di quest'uomo nato nello Zimbabwe nel 1948. Nella sua memoria anche i sussulti sanguinosi dell'indipendenza…la faccia scura dell'Africa, carenze dello stato, corruzioni, guerre civili, popolazioni costrette a spostarsi, affamate, maltrattate… insomma, tutto ciò che fa regolarmente la prima pagina dei nostri giornali, Alexander McCall Smith lo conosce bene. Egli si ricorda ancora delle sue traversate del Transvaal negli anni 80, quando non era consigliabile inoltrarsi in quella provincia dell'Africa del Sud. Dall'altra parte della frontiera, il Botswana appariva come un luogo ideale. Un paese democratico fin dalla sua indipendenza, nel1966, e dove non si scherza con il rispetto della legge e della costituzione. Un paese risparmiato dalla guerre civili e dalle carestie. E'quest'Africa che Alexander McCall Smith ha scelto di mostrare. Un'Africa che ha cura del suo prossimo, luminosa come il cielo del Botswana, generosa come Mma Ramotswe.

Precious Ramotwe ha trentaquattro anni, quando perde il suo amato papà ed eredita una mandria di bestiame. Donna africana di costituzione tradizionale, secondo l'espressione inventata dall'autore, Mma Ramotswe ha dietro di sé un matrimonio fallito con un trombettista violento e una bambina morta troppo presto. Per questo comprende il dolore di molte donne e, forse, le aiuta nella loro vita quotidiana.

La vendita della mandria di suo padre le dà di che realizzare il suo sogno: aprire un'agenzia di detective privato e “ aiutare i suoi contemporanei a risolvere i misteri delle loro esistenze”(Alexander McCall Smith “ Mma Ramotswe détective”) Mma Ramotswe trova un locale commerciale ai piedi del monte Kgale e assume un'indispensabile segretaria, Mma Makutsi. In seguito, esse attendono il loro primo cliente centellinando del tè rosso. Le ore passano e il miracolo finisce per prodursi : Mma Malatsi varca la soglia e confida a Mma Ramotswe le sue preoccupazioni circa la sparizione di suo marito. L'uomo frequentava una comunità religiosa ed è sparito nel fiume mentre il reverendo si apprestava a battezzarlo con cinque altri che non hanno visto niente. Una spedizione notturna permette a Mma Ramotswe di risolvere l'affaire( il colpevole è un coccodrillo) e di portare alla sua cliente la prova materiale della morte di suo marito, per cui portare il lutto. Forte di questo suo primo successo, la detective investe in un manuale: “ I principi dell'investigazione privata” di Clovis Andersen, con cui affrontare seriamente i casi seguenti.

Un cliente, o piuttosto una cliente perché la clientela di Mma Ramotswe è in maggioranza femminile, scaccia l'altro e ogni inchiesta è un pretesto per raccontare un aspetto della vita africana. Mma Pekwane, che si vergogna di vedere suo marito girare in una Mercedes rubata, desidera che la vettura ritorni discretamente al suo proprietario. Happy Bapetsi è stanca di mantenere un impostore sempre più esigente che si fa passare per suo padre. Solo che prima di metterlo alla porta, vorrebbe essere sicura che si tratti veramente di un impostore. Mma Ramotswe troverà il modo di far confessare quell'uomo, che sfrutta senza vergogna la vecchia morale del Botswana ,che vuole che ci si prenda cura della propria famiglia costi quel che costi.

La condizione femminile è largamente evocata in tutti i romanzi con il personaggio di Mma Makutsi, la segretaria. Uscita come migliore allieva dall'Istituto per segretarie del Botswana con uno storico 97/100, la giovane donna , con la sua pelle troppo scura e i suoi grandi occhiali che le mangiano metà del viso, non corrisponde ai canoni di bellezza in vigore e si vede sempre preferire da concorrenti meno brillanti ma tanto più graziose da guardare…La segretaria, poi assistente detective, dovrà anche affrontare molte delusioni prima di incontrare il suo futuro sposo, un mercante di mobili di Gaborone di una timidezza morbosa.

Gli apprendisti di J.L.B Matekoni, il garagista e sposo di Mma Ramotswe, dimostrano come la mentalità degli abitanti del Botswana si evolva, conquistata dalla cultura americana che è veicolata dal cinema e dalle serie televisive. Mma Ramotswe disapprova profondamente questo cambiamento di rotta. Ella resta impregnata di quella tradizione africana che vuole che si divida sistematicamente la propria fortuna con quelli meno fortunati. Impiegare del piccolo personale( cameriere, giardiniere), non appena se ne abbiano i mezzi, rientra così nel campo dell'obbligo morale, come aiutare finanziariamente la propria famiglia quando essa è nel bisogno.

Le devastazioni provocate dall'Aids non sono dimenticate ma evocate per sottintesi. C'è Mma Makutsi che accoglie suo fratello a casa sua e lo cura fino al suo ultimo respiro. C'è quell'operaio che froda le assicurazioni Malattie per arrotondare il lunario poiché ha a suo carico la sua famiglia, genitori, sorelle e un fratello colpito da “quella malattia di cui tutti muoiono in questo momento”. I bambini delle famiglie decimate ingrossano i ranghi della Fattoria degli orfanelli, un istituto diretto da Mma Potokwane, un'energica donna di costituzione tradizionale, grande amica di Mma Ramotswe. Avendo appreso del fidanzamento di Mma Ramotswe con J.L.B. Maketoni, ella convince il garagista ad adottare due bambini che andranno a rallegrare la loro casa, una ragazzina in sedia a rotelle e il suo fratellino. I due bambini sono dei piccoli boscimani, tribù che vivono nel deserto del Kalahari, il che porta sul tappeto la delicata questione di quella minoranza. Condizioni di vita diverse in modo radicale, una lingua incomprensibile agli abitanti del Botswana, un'altra morfologia…molte cose separano quelle tribù del deserto, un tempo ridotte in schiavitù, dagli abitanti del Botswana e i pregiudizi hanno dappertutto vita dura. Mma Potokwane saprà convincere J.L.B. Matekoni ad adottare i due bambini, raccontandogli molto semplicemente la loro storia. Resta poi al garagista spiegare alla sua fidanzata come abbia adottato due bambini per la loro coppia senza parlargliene! All'inizio un po' arrabbiata per non essere stata consultata, Mma Ramotswe accetta il regalo con tutto il cuore, testimonianza dell'immensa generosità dell'uomo che ella si appresta a sposare. Ella sarà così direttrice dell'Agenzia n 1 delle Detectives ma anche sposa e madre di famiglia, il colmo della felicità e del successo, in Botswana e dappertutto d'altronde in definitiva.

Alcuni hanno criticato questa serie rimproverando all'autore un'eccessiva ingenuità di fronte ai grandi problemi dell'Africa. L'autore ha scelto di mostrare un'Africa ricca di speranza. Le piccole indagini di Mma Ramotswe non mancano mai di suspense e alcune scene sono di un'irresistibile comicità. Se il tono dell'insieme appare talvolta un po' naif, ciò non impedisce che una volta chiuso il libro, queste storie continuino ad aggirarsi nella testa del lettore, acquistando allora tutte le loro dimensioni sociali.

Oltre allo studio dei romanzi, per questa Tribuna mi sono avvalsa della lettura di un'intervista ad Alexander McCall Smith disponibile su www.commonwealthclub.org. (S. Colpaert)

NDT: Il romanzo citato nel testo ha come titolo originale “The N1 Ladies' detective Agency”, 1998. In Italia, il libro è stato pubblicato da Guanda con il titolo “ Morale e belle ragazze” (2001).


Le donne nel romanzo poliziesco:
tentatrici, vittime, salvatrici e ricompensa

Cormac Millar
Traduzione di Raffaele Facciolà

L'autore vive a Dublino dove, come Cormac O Cuilleanàin, insegna italiano presso il Trinity College. Traduttore e autore accademico, il suo ultimo romanzo è The Grounds (Penguin Ireland, 20069. Vedi: www.cormacmillar.com.

Dante nel De Vulgari Eloquentia ha spiegato che l'anima dell'uomo è vegetale, animale e razionale. L'anima vegetale cerca la salvezza e la sopravvivenza. L'anima animale possiede il moto, chiaramente verso ciò che l'attrae, e che conduce all'amore. L'anima razionale è in cerca di ciò che è giusto.

I buoni romanzi polizieschi toccano le nostre tre parti dell'anima in tutte le sue dimensioni, a cominciare dal basso verso l'alto fino ai racconti eroici di difesa della salvezza. La risposta alla domanda di sopravvivenza è naturalmente collegata all'erotismo, con amore e morte qualche volta intrecciate nell'immagine di una donna, contemporaneamente buona e cattiva, portatrice di vita e morte.

Non è sempre così drammatico. Il racconto poliziesco presenta una grande diversità di personaggi femminili, abilmente modellati su una gradazione di valori “femminili”. Perfino la noiosa cima della classifica ha una sua utilità, radicando il racconto nella realtà quotidiana. Madame Maigret di Simenon è il più compiaciuto degli ossimori, della rispettabile donna sposata. In quanto l'altra metà della normale vita domestica di suo marito, essa rappresenta il grado zero della femminilità, il punto d'inizio dell'intero mistero.

Il mistero è molto più interessato alla colpa, cosicché l'innocenza è obbligata ad alzare la testa. Di regola, se le donne sono davvero innocenti, sono in pericolo. All'opposto, qualcun altro è in pericolo. Sciascia con il magistrale A ciascuno il suo presenta Luisa Roscio, la madre-tentatrice che conduce il goffo investigatore alla rovina. Prima di arrivare alla fine del libro, la storia di Luisa è tanto più convincente di quella del piccolo e stupido uomo della cui morte si accetta l'idea. Luisa ha molte sorelle meno scaltre nel gioco delle tentazioni. Esse ricavano una certa soddisfazione dai loro peccati.

La vittima e la donna fatale sono intrecciate con rappresentazioni di donna ora salvatrice ora ricompensa, spesso all'interno dello stesso personaggio. Nell' Headbanger di Hugo Hamilton (attualmente accolto come un capolavoro dai francesi), la tossica Naomi si esibisce in abituali e rozze danze esotiche come accompagnamento di omicidi rituali e spinge il poliziotto sposato dalla via della virtù su quella della perdizione. Naomi oscilla tra il ruolo di donna fatale e vittima, e poi in un finale mozzafiato, tenta di salvare la vita del poliziotto.

“Le donne che ho randellato con il sesso! / Le ho spezzate come meringhe”, ricordava il patetico alter ego di Philip Larkin in A Study of reading Habits (“Studio delle abitudini di lettura”)

La donna nel racconto poliziesco può essere una ricompensa consumabile, non solo per il lettore ma anche per il sagace eroe: pensate all'accostamento del cuoco Pepe Carvalho alla cilena Gladys, in Murder on the Central Committee (Assassinio al comitato centrale) di Vàzquez Montalbàn.

La Salvezza è più essenziale della ricompensa. La supereroina giusta può realizzare tutto contemporaneamente. Prendete l'ispettrice Grazia Negro, la poliziotta bolognese di Almost Blue di Carlo Lucarelli. Non soltanto cattura il pazzo pluriassassino poco prima che uccida il simpatico ragazzo cieco, ma Grazia con garbo aspetta che prima uccida la madre eccessivamente protettiva del ragazzo cieco e quindi inizia il ragazzo alle meraviglie del sesso. Tutto ciò mentre soffre a causa di forti crampi mestruali.

Nel mio primo romanzo, An Irish Solution un uomo di mezza età è schiavizzato dalla moglie. Riconosce la realtà grazie ad una venerabile suora e ad una studentessa tribolata che tenta di vivere la vita di un'anima razionale: per fare quello che è giusto. E ciò si rivela un'opzione pericolosa.

Non tutte le regole valgono per ogni circostanza. Le donne non sono limitate dalle prospettive.


Il dottore, la signorina e l'autore di noir

Claudia Salvatori


Claudia Salvatori è sceneggiatrice di fumetti e di cinema. Suoi racconti sono usciti su numerose antologie e riviste. Ha pubblicato Più tardi da Amelia (premio Tedeschi 1985), Columbus day , Mistero a Castel Rundegg e, presso Marco Tropea Editore, Schiavo e padrona (da cui è stato tratto il film con Rocco Siffredi Amorestremo ), Superman non muore mai , La canzone di Iolanda e Sublime anima di donna (premio Scerbanenco 2001). I suoi ultimi lavori: Ildegarda (Mondadori), Il sorriso di Anthony Perkins e La donna senza testa (Alacrán). E' appena uscito in libreria il nazithriller Nessuno piange per il diavolo (Hobby & Work). Dirige attualmente la collana Codice giallo per l'editore De Ferrari di Genova.

 

Una mia cara amica, chirurgo al pronto soccorso, uscendo esausta dopo un turno massacrante dalla sala operatoria, si è sentita domandare da un'altra donna: “Signorina, scusi, dove posso trovare un dottore?”. La mia amica, che aveva desiderato salvare vite umane, avrebbe volentieri piantato il bisturi nel cuore della sua interlocutrice. Ecco un tipico esempio di corto circuito culturale. Anni di studio, specializzazione e praticantato, e perfino la visione delle dottoresse nei telefilm, non hanno cambiato la sostanza ontologica della signorina: altri sono, e restano, i dottori.

Diversa attività professionale, la scrittura, stesso corto circuito culturale, ulteriormente sprofondato in una sabbia mobile di equivoci, menzogne e falsi miti. L'Italia, paese di dottori (della Francia, della Germania, di altre realtà europee so poco), se arriva in sala operatoria per un intervento d'emergenza si rassegna al chirurgo donna; mentre non fa altrettanto dove non si rischia di morire: e così si fa aprire la pancia ma non l'immaginario, non si lascia operare i sogni dalla signorina che scrive.

Viviamo nel grande inganno delle pari opportunità: presenti sulla carta e sicuramente anche nella vita reale (non ne dubitiamo). Ma nella vita reale, appunto. In quella irreale permane la differenza fra dottori e signorine.

La signorina che scrive deve elaborare il peso della sua tradizione culturale, in cui il maschile rappresenta l'umano e il femminile rappresenta soltanto il femminile, o piuttosto il complementare-contrario dell'umano. Come ottenere l'identificazione del suo pubblico? Se sceglie di veicolarsi in un personaggio maschile perde forse qualcosa di sé, ma se si propone in un personaggio femminile perde gli altri, o guadagna lettori che non vuole. E se dissacra il maschile con la sua critica corrosiva? Se tenta di costruire un femminile-non femminile, sarà compresa? Ogni giorno, ogni minuto della sua vita professionale deve risolvere enigmi di questa complessità. Come se non bastassero i problemi interni, ci sono quelli esterni: la ricezione dell'opera. Il libro è l'incontro fra il proprio teatrino di fantasmi e quello del lettore (o lettrice).

L'immaginario, che è tutto intorno a noi e permea ogni recesso di quello che sfugge al reale, ha zone di una velocità straordinaria, vere e proprie eruzioni vulcaniche; e ha zone di stagnazione in cui tutto è immobile e si corrompe. Spesso la fantasia al calor bianco della signorina che scrive finisce per spegnersi, e disperdersi, in questi rivoli lenti di acqua putrida: resistenza passiva, abitudinaria e rassicurante, di un immaginario collettivo rivolto esclusivamente al prestigio storico del dottore.

L'attuale boom del noir è, secondo me, un paradosso in atto che fa girare ancora più vorticosamente il corto circuito culturale. I generi letterari, un tempo declassati, erano appannaggio delle basse manovalanze dell'intelletto e della creatività. Era perciò possibile (più nel mondo anglosassone e meno in Italia) la lavoratrice subordinata, la scrittrice di gialli; e del resto anche gli uomini dediti al giallo erano signorine. Ora che i generi letterari si stanno ponendo come unica letteratura, vi investono scrittori che un tempo avrebbero battuto altre vie, e si delinea di conseguenza l'antica gerarchia: ecco i nuovi dottori del noir, seguiti da un codazzo di dottorini, studenti, infermiere e suore.

Per la signorina diventata nel frattempo autore di noir, confusa e stupita, ci sono all'interno dei festival letterari dibattiti sulla scrittura al femminile, sul giallo al femminile, su qualsiasi cosa al femminile. La signorina dibatte in pubblico con altre donne, quasi mai con uomini: come se si appartenesse a due popoli diversi per usi, costumi e religione. Nessuno sembra capire che il corto circuito culturale si placherebbe se spalancassimo le porte della percezione e i dottori cominciassero a identificarsi nelle signorine. Almeno nel mondo dell'immaginario, dove è possibile abbattere le barriere ontologiche senza riportare danni materiali.

Eppure, se la signorina che scrive è tenuta a bada, guardata con sospetto, svalorizzata o perfino rimossa, questo significa che è dentro di noi, nel luogo più segreto della nostra unica anima da dottore, e pertanto assolutamente necessaria, indispensabile. E' questo che mi fa stringere i denti e andare avanti, fra problemi personali e pessimi rendiconti di vendite, fra rabbie serene e richiami mai attuati alla sterilizzazione letteraria.

Gli organi malati hanno bisogno del bisturi della signorina.


A Matera, il Women's Fiction Festival

Lia Volpatti

Si è tenuta a Matera, dal 20 al 24 settembre scorso, la terza edizione del Women's Fiction Festival, che quest'anno, onorando il trentennale della morte di Agatha Christie, ha aperto le porte al giallo, ai delitti veri e di fantasia, ai detective privati e non, agli assassini seriali, tutti ovviamente al femminile. Il festival è organizzato dall'Associazione Women's Fiction Festival, nelle persone di Elizabeth Jennings, Mariapaola Romeo, Maria Teresa Cascino e Giovanni Malinterno.

Vorrei parlare anche di Matera, che ho visitato per la prima volta, ma mi rendo conto che è impossibile fissare emozioni tanto forti. Matera è qualcosa di indescrivibile e per coglierla nella sua essenza e nella sua magica, persino inquietante bellezza bisogna entrare nel cuore antico dei suoi sassi. Un consiglio a tutti, amici e nemici, andateci prima che arrivino le invasioni barbariche che già, dopo il film di Mel Gibson, hanno fatto scattare qualche campanello di allarme.

Torniamo al Festival e a tutte le sue dark lady.

Tanti sono stati gli eventi ma vorrei fissare l'attenzione su un paio di convegni.

Danila Comastri Montanari, validamente affiancata da Valeria Montaldi e da Ben Pastor, con la passione che le è tipica, ha orchestrato il tema del primo convegno, cioè "altri tempi, stessi delitti, stessi moventi" dedicato al giallo storico. Come dire fuggiamo nel passato per raccontare il presente? "Il passato è l'ultimo esotismo" ha detto. Aggiungendo che il mystery classico è diventato poco credibile dopo l'invenzione del DNA e di tutti gli altri apparati scientifici di cui ora si servono gli investigatori. Addio allora alle astuzie, le intuizioni geniali, i machiavellismi dei vari Holmes, Poirot? No, c'è pur sempre il senatore Publio Aurelio. Così come c'è frate Matthew di Valeria Montaldi, che si addentra nei cupi misteri di una splendida Milano medioevale e Martin Bora, detective, ufficiale tedesco nella seconda guerra mondiale, protagonista delle storie narrate, con qualche bel tocco di crudeltà, da Ben Pastor.

Sempre nella sala dalle grandi arcate di palazzo Lanfranchi (XVII sec,) ha preso il via il secondo convegno dal titolo " Le donne detective indagano meglio?" Chi scrive ne ha parlato con Leonie Swann, che nel romanzo Glennkill, ha presentato la sua strana creatura, la pecora Maple, la più intelligente del gregge, che indaga sulla scia di Miss Marple (Agatha, scusa... non agitarti nella tomba...), per scoprire chi ha ucciso il suo pastore. Un mondo tutto ovino, belati, considerazioni para-filosofiche, ironia e qualche lampo di poesia. Purtroppo non si è potuto parlare con Paola Barbato, assente per motivi personali, che ha costruito il personaggio di Giuditta Licari all'interno di una fosca trama diabolica in un romanzo estremo, " Bilico ". E di lei come di altre (Camilla Cagliostro, Irene Bettini, Lauren Laurano) incontrate sulla strada di Matera mi piacerebbe poter dire di più, molto di più. Faccio solo un breve accenno alle due grandi americane, Kay Scarpetta, di Patricia Cornwell e Temperance Brennan di Kathy Reichs. Qualche anno fa, a Courmayeur ho incontrato Kathy Reichs e le ho chiesto qual è la reale differenze tra la sua protagonista e quella della Cornwell, perché fanno più o meno lo stesso lavoro. "No", mi ha risposto "Kay Scarpetta lavora su cadaveri freschi, Temperance su cadaveri putrefatti..." e me lo ha detto col tono di una che dice "la Cornwell nell'apple pie mette la cannella, io no." Grande! E ancora a proposito di detection, sempre nello stesso convegno ci ha raccontato le sue esperienze reali Miriam Tomponzi, master in criminologia, titolare di quella agenzia di investigazioni che si potrebbe definire la Pinkerton italiana e, last but not least, l'unico uomo presente, il dottor Francesco Introna anatomopatologo che ha ferocemente sparato contro i vari CSI televisivi, per l'impatto deleterio sulle modalità delle indagini reali. Perché anche l'ultimo degli agenti si sente Gibbs, Di Nozzo, Abby e chiede la prova del DNA anche se il cadavere ha la carta di identità in tasca e i famigliari piangono nella stanza accanto.

Altri eventi, altri convegni si sono succeduti nell'arco di tutte le intense giornate del festival, per concludersi, sotto un cielo blu e un vento gelido e teso, con una grande festa in piazza, condotta da Alessandra Casella, che ha consegnato il premio letterario la "Baccante" a una presenza prestigiosa, la spagnola Alicia Gimenez-Bartlett e alla impareggiabile Pedra Delicado, eroina di tutte le sue storie. Grande tra le grandi.

Certo, la quota rosa in campo giallo non si esaurisce qui. Tante sono le eroine che da più di cento anni hanno dovuto affrontare un lavoro tanto poco adatto a una donna, pur restando donne. Con tutte le problematiche femminili, con la necessità di farsi accettare in un mondo che...

Chiudo con una considerazione amara. Oggi c'è un gran proliferare di gialli-neri. E' il genere più diffuso e certo non tutto è oro. Però anche quando è oro puro, l'attenzione dei grandi media, tv e quotidiani, guarda altrove. Un po' per un atteggiamento intellettual-snobistico che non ha ragione d'essere, un po' perché se non sei una velina, o un calciatore o comunque una faccia televisiva, non sei nessuno.

Purtroppo, gli scrittori di gialli, e ce ne sono di veramente validi, rappresentano una sorta di riserva indiana. E le scrittrici poi sono una riserva nella riserva. Perché dico ciò ? Perché quando è arrivato al Festival Giancarlo Carofiglio (chapeau) a parlare di "malavita e bellevite", il giorno successivo l'inserto regionale del Corriere titolava, a proposito del festival al femminile, "la star è Carofiglio" con buona pace di tutte le nipotine e nipotone di Agatha & company.

Donna, con dolore partorirai... libri.


Lia Volpatti - Il segreto di Agatha

Giovanni Zucca

Una elegante residenza nella campagna inglese, a Torquay, nel Devonshire (primo indizio). Due signore, una giornalista italiana e una scrittrice inglese. La prima, esperta di gialli, è giunta fin lì per intervistare la seconda, considerata ‘la regina del giallo' (secondo indizio). Ma la giornalista non ha in mente soltanto l'intervista; da tempo, dopo aver letto un vecchio, classico giallo degli anni '30, dal titolo L'ospite invisibile, è tormentata da un dubbio: quel romanzo sembra molto, troppo simile a quello che è forse il più celebre dei grandi successi della ‘regina del delitto. Si tratta di ...E poi non rimase nessuno (in originale Ten little niggers, diventato in USA Ten little indians per questioni di suscettibilità etnica). Superfluo precisare a questo punto che la ‘regina' in questione non è altri che Agatha Christie, l'autrice di gialli più venduta al mondo, mentre la giornalista in cerca di verità (e di guai…) è la nostra Lia Volpatti, autrice del libro di cui stiamo parlando. Un po' per amore un po' per forza, la grande scrittrice racconta di sé, dei suoi esordi, del bisogno di soldi che la spinse a scrivere gialli (era una ammiratrice di Sherlock Holmes), del successo inaspettato, fatto di ricchezze, celebrità ma anche di una sofferta rinuncia a una vita normale… Quaranta romanzi, cento e passa racconti, commedie (chi ha detto Trappola per topi ?), e film tratti dai romanzi, quasi tutti detestati, poco o tanto, dalla creatrice di Poirot e Miss Marple… Tranne uno, il più riuscito, non solo a suo dire, girato nel 1943 dal grande René Clair e tratto, guarda un po', da Dieci piccoli indiani. Mentre l'intervista procede – un'intervista lunga, costellata da tè, spuntini, cena, ecc che si protrae fino al giorno successivo – la nostra giornalista di tanto in tanto lancia allusioni a questo romanzo, allusioni ‘trasversali' per così dire. Fino a formulare l'accusa vera e propria, quella che ogni autore teme: plagio… Un'accusa dolorosa, tanta è l'ammirazione che Lia nutre per Agatha. Ma Agatha svelerà davvero il suo segreto? Lo sapremo solo all'ultima pagina…

Erano anni che non mi accostavo a dame Agatha, di cui pure lessi a suo tempo molti romanzi, per poi abbandonarla quando scelsi i delitti commessi nelle strade, non nel salotto del vicariato (non credo se ne sia mai risentita, la gentildonna). Devo dire che questo piacevole volume, questa intervista (cui fanno seguito dettagliate bibliografia e filmografia, curate dall'eterno complice di Lia Volpatti, Gian Franco Orsi – già caporedattrice lei e direttore lui del Giallo Mondadori) mi ha fatto venire voglia di rileggere qualcosa, magari proprio i Dieci piccoli indiani, o l'Assassinio sull'Orient Express, cast stellare nella versione cinematografica. Ah, dimenticavo: naturalmente l'intervista non è mai avvenuta (ricordate le Interviste impossibili ?), eppure è a suo modo reale e assai ben documentata. Un saggio lieve con una allure da romanzo: davvero un bel modo per ricordare la Christie a trent'anni dalla sua scomparsa.

Lia Volpatti, Il segreto di Agatha. Alacran editore, 2006, 208 pagine


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