Il giallo europeo nel mirino

n°8 Febbraio-Marzo-Aprile del 2007

 

>> Letture

La violenza come liberazione

7x1, Siete crímenes per cápita*
Ana Valentina Benjamin

Lengua de Trapo • 2006 • 92 pagine

Javier Sánchez Zapatero
Traduzione: Giuseppina La Ciura

 

Attraverso i rispettivi monologhi, due donne ripassano le loro vite. Senza tabù né concessioni al pudore, Laura e Natalia raccontano come il loro percorso esistenziale, fin dall'infanzia, sia stato segnato dall'emarginazione, dalla violenza e dal dominio del maschio e come il delitto sia stato l'unico elemento consolatorio e catartico che esse abbiano trovato per dominare l'oppressivo panorama circostante. Le loro vite si riducono così ad una continua enumerazione di omicidi, diretti fondamentalmente contro il sesso maschile, per i quali si ricorre ad ogni tipo di pratiche originali e modalità criminali. Lungi dal supporre un semplice esercizio sulla sempre attraente estetica del male, il catalogo di crimini esposto nell'opera riflette la miseria di una società nella quale soltanto la violenza sembra servire come mezzo di legittimazione.

Composta su una struttura bifonica nella quale le voci delle due protagoniste si tramutano in un unico mezzo di informazione per il lettore, 7x1. Siete crímines per cápita risulta in special modo interessante per l'uso brillante che la sua autrice- nipote del filosofo tedesco Walter Benjamin- fa della figura dell'inaffidabile narratore, il quale mostra il mondo da un prisma diverso dal convenzionale e, pertanto, espone conclusioni e riflessioni lontane da quelle del resto della società. Laura e Natalia giustificano i loro crimini in modo tale che i loro discorsi finiscono con il turbare il lettore, inorridito davanti alla prospettiva di doversi porre di fronte ad una realtà nella quale vittime e boia posseggono la stessa immoralità e nella quale, di conseguenza, risulta impossibile identificarsi con un qualunque personaggio. Gli aspetti esagerati e mostruosi del racconto fanno sì che, a volte, il sentimento di inquietudine si veda superato da quello del dubbio al punto che l'interpretazione del testo oscilla tra la paura e l'incredulità. Il capitolo finale del libro intensifica queste perplessità interpretative, modificando il punto di vista impiegato e mostrando, per mezzo di un narratore obiettivo- l'incontro tra le due donne e la loro disponibilità a commettere un nuovo e definitivo delitto “ uno – come dicono i due personaggi- che valga per sette”.

La realtà brutale si confonde così con il desiderio necessario di cambiamento e con il permanente dubbio provocato dal tono autogiustificativo e intenzionalmente verosimile delle protagoniste dell'opera.

Il romanzo, che crea dipendenza nel lettore e “si legge d'un fiato” per il suo stile agile e per le sue dimensioni ridotte, conduce ad un'interessante riflessione sulla violenza inerente al mondo contemporaneo e, soprattutto, a certe relazioni affettive, rendendo manifesto il fatto che l'attrazione e il potere del crimine nella società non fanno che incrementare nuove forme di odio.

* 7x1. Sette delitti a testa


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