Il giallo europeo nel mirino

n°8 Febbraio-Marzo-Aprile del 2007

 

>> Letture

Il bravo figlio
Vittorio Bongiorno

Rizzoli • 2006 • pp. 198

Simona Mammano

 

Questo romanzo, a struttura circolare, inizia con un viaggio in aereo da Palermo a Milano del protagonista, Nino Scialoja, e con questo stesso viaggio si conclude. In mezzo c'è la storia, anzi è una storia dentro alla storia, caratterizzata da importanti e duri punti di svolta.

Nino lavora come giornalista a Milano e riceve una nota di agenzia che gli gela il sangue: “ALFIO CASABLANCA UCCISO DALLA POLIZIA”. In un attimo rivive tutta la sua adolescenza.
A tredici anni si trasferisce da Bologna a Palermo, il padre è un magistrato antimafia che il lavoro riporta nella sua terra d'origine, ma Nino è abituato a una realtà diversa e deve imparare a difendersi. Suo padre è spesso assente per lavoro, vive più con gli uomini della sua scorta che con il figlio. La madre, per reazione, è sempre sotto l'effetto di ansiolitici.
Nino trascorre l'adolescenza con il suo amico Turi Casablanca che, come lui ma per ragioni opposte, ha il padre, Alfio, spesso lontano da Palermo per misteriosi viaggi in Svizzera.
Ci sono quindi solo loro due, Nino e Turi, vivono una vita parallela a quella delle loro famiglie, dove in casa sono dei “bravi figli”, in strada sono dei piccoli delinquenti metropolitani. Dividono tutto fino all'episodio che costringerà le loro famiglie a separarli.
E' questo che ricorda Nino quando legge l'agenzia di stampa sull'uccisione del padre dell'amico. E' allora che decide di dare la vera svolta alla sua vita.

L'autore è riuscito a farci provare sensazioni, paure e istinto di ribellione di un adolescente che è convinto di poter contare solo su se stesso e per questo sfida un mondo che non lo riconosce.
Non è un libro sulla mafia, ma essa incombe sempre sullo sfondo, si percepisce senza nominarla.
Vittorio Bongiorno è un giovane scrittore che sembra avere molto da raccontare.

 

Una domanda all'autore: Vittorio, come è nato Il bravo figlio?

Il "Bravo Figlio" doveva essere un racconto generazionale per un'antologia poi mai nata. Allora, quattro anni fa circa, stavo già lavorando a un noir ambientato sempre in Sicilia, una cosa tutto sangue, tradimenti e mafia. Ma il "Bravo Figlio", che premeva per essere scritto, era lì che "abbaiava". E infatti quando mi sono messo a scrivere, è uscito di getto.
Prima una scrittura di pancia, poi un paio di anni di taglia e cuci, di sano mestiere.
Ho preso dalla mia biografia ciò che mi serviva (sono figlio di un magistrato), il resto l'ho modificato, inventato, reinventato per le esigenze della storia. mi sento un "raccontastorie"…
La mia vita non è molto interessante da raccontare. Ho preferito scavare a fondo, per arrivare a ciò che di archetipico c'è alla base dei rapporti tra padri e figli, tra "buoni e cattivi", tra bene e male. Io credo fermamente che, in qualsiasi luogo, e tempo, e latitudine, siano temi che uno scrittore, prima o poi, deve affrontare. Forse anche per crescere. Ma questo scavare dentro, a volte, può essere molto doloroso.


powered by FreeFind

© 2005 europolar

Home | Editoriale | Redazione | Traduttori | Archivi | Links | Webmaster | Mappa del sito | Webmaster: Emma