La Sardegna “in hora Internet”
“Sepultas“ di Natalino Piras – Frilli,
2006
“Tana di Volpe” di Rina
Brundu – Flaccovio, 2003
Giuseppina
La Ciura
“Nella
punta di mezzogiorno, Diego Rubens, prete” scende dal treno
a Paskas e, portando una vecchia cassa sulle spalle, sale l'erta
che lo condurrà alla sua parrocchia di Regina Celu, la diruta
Regina del Cielo. Da mezzo secolo, da quando presbiteru1 Sonnu
era partito a dorso di mulo ”in una canea di pitzinnos2 e
gente grande” con l'accusa di essere divenuto un brujo (uno
stregone), il paese e la chiesa non hanno un sacerdote. Nonostante
ciò (o forse proprio per questo), nessuno degli abitanti
di Paskas (quella di sopra, fatta di ricchi proprietari terrieri
e quella di sotto, abitata da poveri pastori di pecore) accoglie
il nuovo prete. Anche don Diego è un sacerdote atipico che
la Chiesa di Nuoro, a corto di “lavoranti nella vigna del Signore” ha
mandato in quel posto sperduto della Barbagia, luogo di streghe e
di ”bagasse”3, di prepotenti
e di “attizzatori di fuoco”. Corre voce infatti tra le strade deserte,
dietro i vecchi usci di legno, che don Diego, dai “tratti somatici
dei poeti maudit” abbia militato nel Marx River, un gruppuscolo di
estrema sinistra, che non disdegni le taverne e l'alcool, che sia
un “bagasseri”4. Ma don Diego è anche
un uomo che vuole essere prete, servire il Dio dei poveri e degli
straccioni e ha una grande Fede. All'inizio, egli è solo e
vaga, a volte ubriaco, in un paese deserto. Poi, il paesaggio, la
sua chiesa, il suo computer, il romanzo si animano di personaggi
emblematici, che vogliono parlare con lui, ricordare, confessarsi.
Il primo è il vecchio Giacobbo Mura, maestro in pensione.
Egli è stato comunista, ha combattuto “guerre e battaglie
perdute e perdenti” in nome di una Paskas liberata dall'influenza
clericale, dalla fame atavica, dalla miseria, dall'ignoranza ma,
dopo i fatti d'Ungheria, è uscito dal Partito fondato da Gramsci
ed è divenuto “crejastico”5.
Poi, attraverso la grata del confessionale, a don Diego appare il
volto rugoso, sfatto di Ignazia Perisinni, una donna che vive in
una grotta di elemosina e di fatture, ultima di una serie di streghe
che hanno aiutato brussas6 ad
abortire, ad uccidere bambini frutto di relazioni adulterine, di
violenze, di incesti. Poi, è la
volta di Spanò, vecchio
asinaio, di Istefane Dorvani, di Piera Cossu. Costui, fabbro con
fama di poeta, invoca l'aiuto di don Diego per sua figlia Santiaga
che, da decenni, per motivi misteriosi, si è Sepultata (sepolta
viva) in casa e non comunica con nessuno. Mentre il sacerdote cerca
in sé, nei Testi Sacri, nelle preghiere della Tradizione
e anche nel vino, la forza di affrontare il mistero della sepolta
che sente terribile, irrompe, con forza demoniaca, in chiesa, sul
suo video, nella sua vita l'ex campanaro banditore del luogo, il
nano Averguo Cras7. Egli esige
che don Rubens, prima di Santiaga, venga a visitare portando con
sé i libri degli esorcismi un'altra sepultata, Marisca, che
vive invisibile a tutti in un mulino abbandonato.
Poi, sul video del computer…
Con lentezza tragica di stampo jamesiano,
in un linguaggio di rara potenza evocativa (un crogiuolo di italiano
colto e di dialetto sardo, di più o meno dichiarati riferimenti
letterari- Bernanos, Greene, Sewell…-di passi biblici e liturgici
ripetuti in modo ossessivo a mo' di nenia o di litania), l'autore
inserisce ogni pezzo del puzzle fino a comporre un noir alla Hammett,
che è la storia terribile
di faide familiari le cui radici affondano nella notte dei tempi,
specchio di una società - quella sarda metafora di quella
capitalistica- che anche nell'era internettiana oscilla tra l'arcaico
e il moderno, l'ancestrale e il tecnologico, il demoniaco e il razionale.
A Villarosa, ai piedi del maestoso
Gennargentu, non molto lontano dalla barbaricina Paskas di Natalino
Piras, è ambientato Tana
di Volpe, il romanzo d'esordio di Rina Brundu Eustace, una giovane
scrittrice che ha tutte le doti- gusto per l'intrigo, cura del dettaglio,
inventiva, sensibilità, eleganza stilistica e un pizzico di
humour british - per ridare smalto ad un genere, quello del Giallo
Classico che, dopo i felici Anni Trenta di Tito A. Spagnol, De Angelis
e il primo Scerbanenco, è stato sopraffatto, salvo poche eccezioni
(Grimaldi, Di Martino), dall'hard-boiled americaneggiante e, poi,
dal Noir. Tradizione e modernità( questa è la Sardegna
ideale per l'autrice che è nata in Ogliastra, ma vive e lavora
a Dublino) formano un irresistibile mélange nel bizzarro e
simpatico détective- amateur del romanzo,don Osvaldo da Silva
Ochoa, settantenne maestro in pensione, attivo neobibliotecario del
paesino, “piccolo, basso, magro”- come quasi tutti i sardi- dall'aria
curata e distinta, grande appassionato di buone letture, di cruciverba
e di informatica. Don Osvaldo è tanto “fanatico di Internet
(predilige Dos, perchè “In a world without walls and borders,
who needs Windows or Gates”?8) da
aver avuto la pazienza di insegnarne i misteri alla moglie Palmira,
tipica moglie tutta casa, maglia e pettegolezzi e la forza di irritare
Don Flavio, l'influente parroco del luogo - che lo accusa di essere “un
comunista dell'ultima ora”. Attraverso il computer egli fa conoscere
il suo villaggio e comunica, tra l'altro, con l'amico maresciallo
dei Carabinieri Asdrubale Vinci, il quale, avendo compreso che dietro
la bonomia alla padre Brown del vecchio signore si cela un cervello
dalle cellule grigie molto sviluppate, ricorre spesso al suo aiuto
per le sue indagini.
E' fine Novembre, tempo di neve. Nel
piccolo centro dalle case tutte uguali non si parla d'altro: sta
per aprire i battenti il Tana di
volpe un albergo molto elegante, di proprietà di una
coppia di Milanesi. Non sono molti i clienti che hanno prenotato,
ma tra di essi ci sono don Attilio Cocco, ex parroco del paese e,
soprattutto, l'arrogante marchesa Prizzi Bonomi, vedova del signorotto
del luogo. Una lettera anonima ha dato loro appuntamento per quel
fine settimana al Tana di Volpe. Mentre
incomincia a nevicare, Rosa Concas, la cuoca, viene brutalmente assassinata.
Accanto al suo cadavere, un terribile messaggio di sangue. L'assassino
colpirà ancora.
E ancora… E, questa volta, sarà un delitto della camera chiusa
( che avrebbe destato l'invidia del Maestro, J.D.Carr)
Il maresciallo Vinci
e don Osvaldo, prigionieri come in Giallo classico degli Anni Trenta
in un albergo maledetto isolato dalla tempesta, in un'atmosfera
di crescente suspense – l'assassino
non può non
essere che uno dei ospiti, tipi ambigui e dall'identità misteriosa-
indagano. Proprio quando il maresciallo ,ormai sfiduciato, ha deciso
di rivolgersi ai colleghi di Cagliari, il sagace vecchietto, facendo
ricorso alla saggezza popolare-” prima is margianeddos e poi su margiani”9 -
ed a una “dritta” via computer della moglie – troverà la soluzione
del caso il cui movente ha un nome antico, che attraversa il Tempo,
scritto com'è nei cromosomi del popolo sardo. Anche in “hora
Internet”.
1 Presbitero
2 Bambini
3 Puttane
4 Donnaiolo
5 Hiesastico,
frequentatore di chiese
6 Donne
disonorate
7 Significa in dialetto “Verifico
domani”
8 In un mondo senza muri
né barriere
chi ha bisogno di finestre e di…cancelli ?
9 “Prima
i volpacchiotti e poi la volpe”