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20-09-2009

Io ti perdono

Elisabetta Bucciarelli

Kowalski , 2009

Ci sono libri di cui è difficile parlare.

Perché qualsiasi cosa si dica finisce per essere limitativa, per ridurre a qualche frase un contenuto che invece ha bisogno di tempo, di pensieri, di ascolto.

Io ti perdonoL’ultimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli, “Io ti perdono” (Kowalski), è uno di quelli. Non sono tanti e con i tempi che corrono si è fortunati quando se ne incontra uno.

L’ispettore Maria Dolores Vergani cerca di scoprire chi sia la ragazza trovata morta in un capannone. Una prostituta, forse straniera.
In Val d’Aosta Don Paolo ha bisogno di lei. Ci sono bambini che spariscono e poi riappaiono, genitori che non denunciano, silenzi che mortificano la vita, oltre che la verità. E le parole del prete, che omettono, che sembrano cercare perdono e redenzione, più che un aiuto per cancellare l’orrore.
Nel mezzo, come sempre, la quotidianità. Le semplicissime difficoltà di relazione con gli uomini, uomini che tacciono o parlano troppo, che fanno o restano immobili, che non hanno coraggio o vorrebbero averlo.
Parla di un sacco di cose, “Io ti perdono”.
Di quello che si deve fare, che si vuole fare e che si può fare. Della religione e dell’imperfezione del mondo, della differenza fra essere un uomo di Dio e essere un uomo.
Della fragilità dell’infanzia, quella vissuta, quella dimenticata, quella violata. Dell’esistenza del male o del Male, ammesso che siano differenti. Di maternità e di quanto sia comunque donna, una donna che decide di non avere figli. Malgrado le occhiate del mondo.
Della capacità, della necessità di vivere i propri sentimenti.
Di come il dolore sia qualcosa di fisico, che ti può cambiare, schiacciare, uccidere.
Un libro facile da leggere, ma per nulla superficiale.
Un libro che va ascoltato, oltre che letto. Al di là della trama, al di là dei fatti.
Elisabetta Bucciarelli scrive perché ha qualcosa da raccontare, scrive perché ha qualcosa da dire, non riempie mai la pagina a caso.
E le parole, la loro voce, il loro significato, ti restano attaccate.
Spuntano fuori quando meno te lo aspetti, ti accompagnano, sono lì.
Mescolate fra i pensieri e le molte domande a cui bisognerebbe tentare di dare una risposta.


 

L’autore
Patrick Fogli è nato a Bologna dove vive tuttora nel 1971 ed è ingegnere elettronico. “Lentamente prima di morire” è il suo primo libro che ha avuto un ottimo successo di pubblico e di critica. Per Piemme ha pubblicato il thriller” L’ultima estate di innocenza” e i il romanzo “Il tempo infranto”. E’ uno degli scrittori più interessanti della nuova generazione.

 

Dernire mise jour : ( 19-01-2010 )
 
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