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01-11-2009

Il ragazzo che leggeva Maigret

Francesco Recami

Sellerio-Palermo, 2009


Nel Luglio del 1969, Enzo ed Elvira Sellerio, aiutati e spronati dagli amici  Leonardo Sciascia e Ignazio Butitta, fondavano a Palermo “ da millenni una delle capitali dell’Occidente, da mille anni alla periferia dell’Occidente” la casa editrice omonima che oggi è considerata una –se non la più raffinata- d’Italia. E’ la casa editrice che ha lanciato Camilleri, ripubblicato De Angelis e Scerbanenco, fatto conoscere agli italiani  Sjowall e Wahlöö, Alicia Giménez-Bartlett, Bolano, De Santis- tanto per citare alcuni grandi giallisti. Per festeggiare anch’io, nel mio piccolo, questi quaranta anni eccezionali ho scelto di recensire “ Il ragazzo che leggeva Maigret” del fiorentino Francesco Recami. Come è facile prevedere, si tratta di un omaggio a Simenon e al suo immortale commissario, amatissimo dagli italiani forse perché ha tutte le doti che essi vorrebbero avere: uomo integerrimo, marito fedele, sbirro umano ma deciso a far trionfare sempre la Legge.. Il romanzo è anche un raffinatissimo divertissement, un libro che si legge con un sorriso di tenerezza  e tanta nostalgia nel cuore. Un piccolo, grande capolavoro per tutti i lettori dai 10 ai 90 anni(ed oltre).

ImageIl protagonista, che tutti chiamavano Maigret in onore del suo idolo, ha 13 anni e si chiama, nella realtà, Giulio. E’ il figlio del fattore della tenuta dei conti di San Vittore, una famiglia aristocratica, un tempo  molto facoltosa ma adesso  travolta da un declino che sembra inarrestabile. Giulio è “un tipo grosso e robusto—Ha due spalle larghe, un colorito florido, ed è un po’ sovrappeso” perché è  quel che si suole dire “un fin gourmet”. . Maigret, tutti i santi giorni, si alza alle sei per prendere la corriera che lo porterà a scuola. Quel mattino d’inverno, nebbioso e gelido, la corriera è in ritardo e così, guardando in direzione della chiusa, in un momento che la nebbia si è diradata, egli “crede” di vedere la sagoma di un uomo che ne tiene un altro sotto le braccia , che lo trascina “ come  si trascina uno che sta male od è ubriaco.”  Più tardi, sulla corriera, avviene un altro fatto strano: sale uno sconosciuto dal lungo impermeabile marrone e delle raffinate scarpe di vacchetta, gialle….Per Giulio Maigret inizia un’avventura straordinaria di cui sono protagonisti un cane giallo, i proprietari dal passato oscuro dell’Osteria dai due soldi- tra i cui avventori primeggia il carrettiere della Provvidenza- le tre vedove proprietarie di un (o più?) maialino senza coda, un antipatico e misterioso guardiano della chiusa con la figlia Emma, il contino sempre a corto di quattrini con l’amante al seguito e l’ineffabile Cottus Gobio, un commerciante di vini.. Qualcosa di strano è avvenuto, ma i testimoni sono reticenti e Maigret può contare solo su se stesso,  non  potendo avvalersi degli eterni interrogatori nella sua tana al Quai, con la fedele pipa in bocca, le numerose birre  che vengono dalla brasserie  Dauphine e i suoi fidi collaboratori. L’affaire non è peraltro dei più semplici  e i possibili colpevoli si trasformano, nella sua vivida immaginazione di ragazzo, in uomini pericolosissimi, gangster rotti a tutto, ladri internazionali, brutali torturatori sudamericani.
Ma non si è un Maigret per nulla. Dopo aver risolto il  suo primo caso, di cui non avrebbe mai parlato anche quando sarebbe diventato Commissario di Polizia,  Maigret torna a scuola, alla vita normale, alla solita routine. Ma è lui  Maigret che è cambiato. A scuola, mentre la prof di Lettere spiega, egli osserva il suo mondo con occhi indifferenti. Si sente come quel “ gatto rosso che si stira pigramente sul tetto di fronte ….in attesa degli eventi.”
Dernire mise jour : ( 28-01-2010 )
 
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