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Il Canto dellupupa - Roberto Mistretta Convertir en PDF Version imprimable
crit par Giuseppina La Ciura   
06-05-2008

Il Canto dell’upupa - Roberto Mistretta

 

Cairo Editore -2008

Roberto Mistretta appartiene alla razza degli affabulatori, quelli che gli anglosassoni chiamano storytellers e i francesi conteurs, scrittori che trovano nel raccontare e raccontarsi per il solo gusto di farlo –senza fini puramente economici o auto-celebrativi o di impegno sociale   o politico a tutti i costi- la ragione stessa della loro esistenza. Per narrare le sue storie, Mistretta si avvale di uno spettro molto ampio di colori( dal Giallo al rosso, al Noir), di emozioni e soprattutto di personaggi, alcuni dei quali davvero indimenticabili, senza peraltro mai trascurare un forte afflato morale. Tutto ciò è evidente in questo suo “Il Canto dell’upupa” secondo capitolo della saga –che da lettori ci auguriamo lunga- del maresciallo dei Carabinieri Saverio Bonanno. E’ lui lo snodo narrativo  del romanzo, lui con la sua bonomia e semplicità di un Richard e/o di un Maigret, l’amore per la famiglia di un Wexford, il gusto della buona cucina di un Pepe Carvalho e con alcune eccentricità che lo accomunano ai grandi detective del genere poliziesco( Il modo di staccare dal lavoro e di ricaricarsi è così originale ed umano nel contempo da ricordarmi per la legge del contrasto quello di Paul Savoy! ). E così la caserma in cui opera il maresciallo coadiuvato dai suoi picciotti -tutti molto ben caratterizzati- assume il ruolo di  porto sicuro ed  affidabile in una Villabosco( che sta a Mussomeli come Vigata a Porto Empedocle) e in una Sicilia profonda e misteriosa che non è più quella immutabile teorizzata dal principe di Salina. I segni del cambiamento sociale, della nascita di una società più feroce e disumana, si evidenziano attraverso i casi principali che in questo romanzo Saverio Bonanno si trova ad affrontare. Sono entrambi legati al sesso(topos per un siciliano verace), ma è un sesso che non è più né autentico né carico di passione: è violenza, è mercimonio, è orrore a cui sono indotti con la forza delle donne-schiave e dei bambini. Accanto al patetico Ascanu Caccialesto- il soprannome si riferisce alle sue notevoli doti di predatore sessuale- alla sua tenera Angilina , al vecchio boss don Angiolo attorniato da tre castissime figlie zitelle, il ridicolo sindaco e il focoso assessore all’urbanistica- tutte maschere tipicamente siciliane- ecco apparire povere ragazze nigeriane o albanesi costrette a vendersi in squallidi casolari sperduti nella campagna   e spaventosi orchi di sette diaboliche che operano attraverso la Rete. Mistretta , che pur proviene per formazione dalla scuola “verista”, tratta questi temi dolorosi, specie quello terribile della pedofilia, con grande sensibilità e leggerezza di tocco, senza mai scadere nell’osceno e nel morboso e con un linguaggio efficace, sfaccettato, in un’eccellente e naturale commistione  di italiano e dialetto,

 E dopo tanto dolore, l’autore ci offre un finale a sorpresa commovente e poetico nel contempo: attorno ad una tavola imbandita con i piatti tipici della tradizione isolana , il maresciallo Bonanno, la madre Alfonsina, la figlia Vanessa, i due setter, la bella assistente sociale e Michelino, la piccola vittima, si ritrovano per cominciare tutti insieme a sperare nel futuro. E anche  questo non manieristico happy end , così lontano dagli amari e disperati finali di altri noir, marca l’originalità di questo autore e ne riafferma la visione del mondo per la quale come scrisse Borges per Chesterton “gli incubi (al contrario che in Poe e Kafka) .non producono mostri ma angeli (1)

 (1)Cfr Raffaele Crovi “ Le maschere del mistero” Passigli ed pag 207

Dernire mise jour : ( 19-01-2010 )
 
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