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Confine Di Stato - Simone Sarasso Convertir en PDF Version imprimable
23-06-2008

Confine Di Stato Simone Sarasso *

Marsilio ed-2006

di J.P.Rossano **
 

ImageSostengo da tempo, senza peraltro coltivare la presunzione di essere per forza nel giusto, che, a seguito di un libro come “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco, si è venuta formando in Italia una generazione di nuovi scrittori caratterizzata da un rinnovato interesse per la Storia (vera) e dal desiderio di riempirne i vuoti ed i misteri con le storie dei singoli (inventate).

Il metodo del tappabuchi, qualcuno l’ha definito. Un genere letterario che, unito ad uno stile asciutto e ad una scrittura ipercinetica, oltreoceano ha reso grande quel James Ellroy che, con capolavori come “American Tabloid” e “Sei pezzi da mille”, si è preso la briga di riscrivere, a modo suo, un pezzo della storia più oscura del ‘900 targata U.S.A.

Un metodo, dunque, che si sposa a meraviglia con la letteratura noir per eccellenza, per intenderci quella più critica che, a differenza delle produzioni di massa, non tratta del crimine in maniera antropologica, ma sociale e fa esattamente quello che ci si dovrebbe attendere da libri di questo genere: raccontare la parte oscura della società, analizzare, criticare, denunciare, mettere i piedi nel piatto, prendere posizione, sporcarsi le mani, attingere ampiamente a quelle pagine di storia che sconfinano nella cronaca nera.

In questo filone, di nuovi scrittori e di genere letterario, rientra a pieno titolo “Confine di stato”, opera prima di un promettente esordiente classe ’78 che risponde al nome di Simone Sarasso.

Il romanzo narra le vicende di un tetro personaggio (Andrea Sterling ottima personificazione del Male), vicende che legano, come un inquietante filo rosso, alcuni delitti ed oscuri fatti di cronaca realmente accaduti e mai sufficientemente chiariti (il caso Montesi, la morte di Enrico Mattei, la strage di piazza Fontana).

Così, seguendo le scellerate gesta del folle e maligno protagonista (non a caso prelevato dal suo mentore in un manicomio), l’autore riscrive a modo suo il pezzo più buio della storia italiana del dopoguerra, riprendendo fatti storici che si azzarda a ridisegnare secondo trame, fantasiose sì, ma assolutamente plausibili. Il lettore si trova in questo modo coinvolto in un viaggio pieno di personaggi scomodi, sbirri corrotti, traditori della Repubblica, mafiosi, spacciatori irlandesi, ragazzi in nero pronti a tutto, giornalisti allo sbando. Un viaggio nero, amaro e per nulla consolatorio, che parte dal 1954 ed arriva sino al 1972, in un’Italia fatta a pezzi dalle guerre di partito, dilaniata dalle stragi, stracciata da trame di potere nazionali che si accavallano con quelle internazionali della guerra fredda, un paese che ha perso il ricordo dell’onore e della lealtà, in cui le ideologie sono rimaste solo illusioni di facciata.

Con un titolo azzeccato, che non a caso indica non un confine territoriale, quanto quello ideale tra legalità e giustizia, che un paese civile dovrebbe garantire, questo libro  presenta alcune parti che piacciono veramente molto e provocano pure un certo magone (la parte dedicata a Piazza Fontana ad esempio) ,mentre altre scivolano forse un po’ troppo nel fumetto (l’incursione a Cuba con il cammeo dedicato al Pete Bondurant di ellroyana memoria a cui l’autore dedica giustamente tributo): nel complesso, “Confine di stato”è valido, tosto, roccioso.

Lo potremmo tranquillamente definire un noir “politically incorrect”, un libro che vale la pena di leggere innanzitutto perché è scritto bene ed è avvincente, e queste mi sembrano già due ottime qualità, poi perché fonde bene realtà storica e finzione narrativa e presenta una carrellata di personaggi, ben scolpiti nelle pagine del libro, ma soprattutto perché è un libro coraggioso.

Già perché ci vuole un bel coraggio per un autore, di fatto esordiente, ad affrontare uno scoglio così arduo come un romanzo di questo tipo. Certo non è una novità, altri lo hanno già fatto, ma qui si tratta di uno scrittore alle prime esperienze già in grado di produrre un romanzo di tutto rispetto e non è poco.
Al sottoscritto è sicuramente piaciuto perché rispecchia una filosofia narrativa nella quale si riconosce ampiamente, certo non è un libro di Storia, nè pretende di raccontare verità assolute, ma fa quello che la letteratura noir di spessore dovrebbe fare: ficca il naso nelle cose che non vanno e le racconta, a modo suo, senza rigore giornalistico, ma intanto le sbatte in faccia al lettore, lo scuote, lo invita a leggere la Storia (quella vera) con un po’ di sano scetticismo e gli ricorda che il Male esiste, è intorno a noi, a volte anche dentro di noi e disegna, spesso in compagnia del caso, parti importanti proprio di quella Storia di cui siamo figli e nipoti. Dunque inutile fingere di credere ancora alle favole, meglio guardare in faccia la realtà e farci i conti, magari così fa meno paura.

 

* Simone Sarasso ,classe 78, fa il maestro di sostegno in un asilo. Ha pubblicato diversi racconti in varie antologie. “Confine di Stato”(Marsilio 2008) è il suo romanzo d’esordio e anche il primo volume di una trilogia noir sui Misteri d’Italia dal Dopoguerra a Tangentopoli.
Per saperne di più sull’autore, che è stato con questo libro finalista al Premio Scerbanenco di quest’anno, si può consultare il suo blog
http://confinedistato.blogspot.com

**JPRossano , classe 68, è lo pseudonimo di un ex schermidore torinese. Da sempre attratto dal lato oscuro della Narrativa, ha pubblicato nel 2006 il suo romanzo d’esordio “L’ultima stoccata”-edizioni Il Molo- e nel 2007 il racconto “Per sempre” nell’antologia noir “Tutto il nero d’Italia”(edita da Noubs)
Con questa recensione inizia la sua collaborazione al sito on line Europolar.
Alcuni suoi racconti brevi ed articoli si trovano sul suo blog www.jprossano.com

 

 

Dernire mise jour : ( 19-01-2010 )
 
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