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Linda di Martino: Come un filo d'erba nel deserto Convertir en PDF Version imprimable
04-06-2009

Linda di Martino

Come un filo d'erba nel deserto

Editrice Laurum, 2008

Un grido altissimo, sgangherato, proviene dal cielo. Anzi no: è dall'alto del viadotto, lassù in alto a trentacinque metri, proprio sopra i due giovani carabinieri, unici testimoni.

ImageQuesto è il grande impatto della scena iniziale di Come un filo d'erba nel deserto, romanzo della di Martino, pubblicato postumo dalla Laurum.
Il narratore – Calogero Catania, uno dei militi – ci racconta la quotidianità della piccola caserma di un paesino situato nelle colline che circondano Firenze: la routine dei piccoli casi (il furto di una collana, seguito da quello di un quadro famoso; una figlia che accusa di molestie sessuali il padre; uno scambio di persona,...), e ora questo strano, misterioso suicidio (se si tratta di suicidio...) di un giovane senza identità. In qualche modo, il fatto drammatico infrange le abitudini, indirizzando gli investigatori verso la città ad indagare nei segreti e dentro i rapporti ambigui di ambienti borghesi e delle professioni. Fino ad arrivare ad una tormentata soluzione che toccherà da vicino il giovane carabiniere.

È giusto notare subito come i carabinieri siano in primo piano in quest'ultimo romanzo (ma forse non ultimo in assoluto, così almeno credo ... ) come in quello dell'esordio, Troppo bella per vivere, vincitore del premio Alberto Tedeschi nel lontano 1987.
Dando al dattiloscritto il titolo provvisorio "Non è l'87° Distretto", di certo la scrittrice ha voluto sottolineare d'averlo scritto con la piena coscienza di una scelta di campo "investigativo" (preferito poche volte in Italia), forse sull'esempio di quanto aveva già fatto l'anglobecera Magdalen Nabb, con i gialli dedicati al maresciallo Guarnaccia, operante nell'Oltrarno fiorentino. 

Nel panorama del giallo italiano degli ultimi decenni – costruito in sostanza su contrapposizioni provinciali, fatte salve onorevoli eccezioni – Linda di Martino (1937-2005) è stata un "caso". Lo è stata, sia quando fu sottovalutata dalla critica (diciamolo senza mezzi termini: ciò è avvenuto dall'inizio di carriera fino alla morte prematura), sia quando ha "rischiato" per ben due volte di diventare personaggio. "Rischio" che la scrittrice ha affrontato sempre creando preventivamente una via di fuga: quella dell'anonimato e del travestimento.
Le due occasioni sono quelle corrispondenti alla vincita dellimportante premio Tedeschi, conferito ad un romanzo giallo inedito.
Nel 1987 vinse con Troppo bella per vivere; nel 1996 vince di nuovo con L'incidente di via Metastasio. I due romanzi sono stati pubblicati nel Giallo Mondadori.
La prima volta firma il romanzo con lo pseudonimo "Domizia Drinna", carico di reminescenze da studi classici. La seconda volta, quasi dieci anni dopo, non potendo ripetere il "trucco", si presenta col nome dell'ignara sorella, che poi sorpresa dalla telefonata della giuria del premio, ammette alla fine di avere una sorella che si diletta a scrivere gialli e che doveva essere in vacanza da qualche parte...
La giuria del Tedeschi, raccontò la scrittrice anni dopo, non l'aveva presa bene: invece di un giovane sconosciuto s'era trovata di fronte ad un vecchio conosciuto!

Riassumendo il percorso della sua scrittura, credo che – più che la trama considerata mèta un po' "futile" – per lei fosse essenziale creare storie sfrondate da tutto l'effimero del quotidiano, capaci di evidenziare così il substrato denso di nere psicologie (se non di nascoste patologie) e di passioni, ambivalenti quanto clandestine.
Ciò è stato vero sia nei gialli storici (un romanzo e un lungo, denso racconto) dedicati alla Firenze della fine Ottocento, quella degli anni della demolizione totale del Ghetto e del Mercato Vecchio,  sia nei gialli ambientati nella contemporaneità.
Per la nitidezza della scrittura, per il realismo magico delle sue storie e per l'eccentrica visuale sulle   psicologie nere, quotidiane quanto estreme, sono certo che Linda verrà ricordata per molto tempo – e non solo dentro l'ambito in fondo ristretto della letteratura di genere.


Linda di Martino, nata il 7 dicembre 1937 ad Aversa (Caserta), ha vissuto la sua giovinezza in Umbria, per poi arrivare a Firenze, dove ha insegnato per trent'anni nelle scuole medie e nei licei. Ha pubblicato Troppo bella per vivere, Il Giallo Mondadori, 1987; L'incidente di via Metastasio, Il Giallo Mondadori, 1996; Isola sempre, C. Zella editore, 1997; La donna d'oro, Editrice Laurum,  2003; Malakos – la vetta dei misteri, Editrice Laurum, 2005. Ha pubblicato racconti in diverse ed  importanti antologie. È morta a Firenze il 7 dicembre 2005.

 
Graziano Braschi è stato negli anni Settanta–Ottanta uno dei tre redattori "storici" di Ca Balà, rivista di umorismo grafico e satira politica. A metà degli anni Ottanta si è occupato quasi esclusivamente di letteratura di genere (poliziesca, horror, fantastica e sf) come recensore su diversi quotidiani e riviste nazionali ed estere. Ha curato oltre dieci antologie gialle e horror.

 

Dernire mise jour : ( 26-01-2010 )
 
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