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05-08-2009

Questi Fantasmi

Antologia a cura di Giuseppe Cozzolino

Boopen led Editore.



Fantasmi in sugo di mare.
17 storie di fantasmi, di amori maledetti; fatti leggendari di una città leggendaria. Questa nuova raccolta di racconti, che spaziano dal noir cupissimo fino all’horror, è curata da un personaggio anch’esso fantastico, morfologicamente e culturalmente simile all’ Hercule Poirot di Agatha Christie: Giuseppe Cozzolino.

ImageStorie vere rielaborate o leggende soltanto narrate da alcune delle penne di classe napoletane? E’ il dilemma che ci si pone subito sfogliando questo delizioso libro di tenebre napoletane che esce, ironia del curatore, a luglio, mese luminosissimo. Sono vicende di Napoli, della città magica per eccellenza, apparsa quasi all’improvviso 2800 anni fa, forse fondata da una sirena triste. E sono storie di fantasmi che l’hanno posseduta per millenni e forse ancora la tengono in ostaggio, da quattrocento anni a questa parte.
Cominciano con una storia moderna, incastrata tra mura antiche, primo dei cinque itinerari urbani con cui è costruita l’antologia. Michele Serio, scrittore ironico e allegro, fa’ un viaggio nel consumismo giornalistico, vendicandosi della categoria con feroce disincanto: lo scoop ad ogni costo si ferma davanti all’inenarrabile: se arrivano i fantasmi è difficile raccontarlo.
Continuano con la storia cruenta del fantasma di Giuditta Guastamacchia, una giovane innocente giustiziata nel 1799, che s’aggira senza pace proprio nell’antico palazzo di giustizia napoletano, scritta da un avvocato/scrittore noir: Bruno Pezone. E’ una bellissima storia di non-amore, se ne potrebbe trarre un dramma teatrale.
«Che dite Maresciallo, voi non avete mai sentito nominare le Janare?» E’ l’incipit del gustosissimo racconto di Diana Lama, una delle princess del noir italiano. Corto ed efficace, come un colpo di fucile, il racconto della Lama gioca sul border-line degli equivoci, tra follia e mistero vero.
Racconta dal posto da dove Dante fece cominciare il tutto, l’Averno, il lago napoletano che è porta degli inferi. Appena finito si ricomincia a rileggerlo, ma l’equivoco e l’arcano continuano a confondersi, si vede la mano della noiresse autentica.
“Le lacrime di Lucifero”, racconto nevrotico e affascinante di Ugo Ciaccio, tra droghe e contaminazioni etniche, nella città moderna degli alieni urbani, gli sbandati e i criminali, che incontrano con scettica disillusione i fantasmi, sicuri che il vecchio e il nuovo possano convivere nel mondo prossimo, ma cadendone, inesorabilmente, in trappola. Ciaccio è un’autentica novità nel panorama napoletano, spazia dalla satira al noir con elegante disinvoltura, facendo incursioni di rilievo nella grafica (la cover del libro è sua).
Cozzolino invece, si assume l’onere e l’onore di raccontare un viaggio nel mistero più oscuro che abbia attraversato Napoli, quello che riguarda il Principe di Sansevero. Un tour nelle ombre, create con magnifica arte dal magico Raimondo di Sangro. Un personaggio dalla storia ambigua, un po’ cialtrone, ma sicuramente genio inquietante. Il curatore narra magistralmente del “tetro cigolare” delle ruote della carrozza che certe notti si sente mentre attraversa S. Domenico Maggiore, l’incantevole slargo al centro della magnifica via Spaccanapoli.
Tutte le storie rivelano la duplice matrice culturale che accompagna la città, l’ironia e un velo sempre malcelato, di enorme tristezza, come il bel brano di Ugo Mazzotta che trasfigura la realtà criminale odierna rovesciandola pirandellianamente in un universo fantasimale. Tra questi oscuri inchiostri, appare inquieta la regina dell’horror italiano, Simonetta Santamaria che racconta dell’amore più tormentato della storia di Napoli, quello della bellissima Maria D’Avalos col nobile Fabrizio Carafa, fatti uccidere nel talamo dal suo consorte: «Avvertite, o gente la mia disperazione?» va dicendo ancora la bella Maria, nelle sere buie, dalle parti di Spaccanapoli.
Il libro è un’antologia-sinonimo di questa città, il suo paradigma, perché Napoli è città di sole, ma anche di ombre. Non si è citato tutti, ma non si dirà, come a teatro, “bene gli altri”, dando assoluzioni pietose, quei racconti a cui s’è accennato sono le punte emergenti di tanti deliziosi diamantini.


 Biografia

Francesco Di Domenico, nato 55 anni fa a Giugliano in Campania, una città a nord di Napoli.
Scrive da 30 anni di umorismo e satira sui quotidiani partenopei.- venerdì 23 Luglio 2009 è uscito il suo ultimo racconto su “Il Roma”. Collabora come  recensore letterario con il blog d’autore” Letterati tutine”.
Ha pubblicato racconti in sette antologie.
A Natale è uscita la sua prima antologia personale :” Storie Brillanti di Eroi Scadenti”-Cento Autori editore.
Il suo direttore editoriale lo ha definito “il più poliedrico umorista della scena italiana”, ma era solo una mediocre scusa per non farsi licenziare dall’editore.
Resta però fondamentale la sua attività di maschio riproduttore che gli ha consentito di mettere al mondo Mario, cadetto fotografo multimediale e Maria Chiara, 25 enne pittrice che convive tra l’Italia e la Francia con Ahmed Al Safi, iracheno, astro nascente dell’arte mesopotamica, allievo del grande Ismail Fattah.
Terre di Francia, acque di Napoli, cuori di Babilonia. .
 
Dernire mise jour : ( 01-06-2010 )
 
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